Ferdinando Giannone ed Elisabeth Guggeri hanno tradotto dal testo antico e originale il Galateo di Monsignor Giovanni della Casa, portandolo ad un linguaggio attuale.

Inoltre hanno aggiunto un Galateo moderno sull'Amore

 

GALATEO

di Monsignor della Casa

 

INTRODUZIONE

di Azeglio degli Alfieri

 

Il 28 luglio del 1503, giorno della nascita di Monsignor Giovanni Della Casa, i costumi erano diversi da come ce li figuriamo oggi, ma non per questo immuni da critiche pesanti per come si vestivano o si comportavano gli uomini e le signore in quel tempo. L’ignoranza dilagava nei ceti più bassi, ma anche nei ceti più nobili. I primi, tra l’altro, dovevano pareggiare i conti con la fame, le ingiustizie, le pestilenze e il mal costume che imperversavano nel XVI secolo.

Lo stesso Della Casa, scrivendo il suo Galateo, fu in un primo tempo non preso in considerazione, poi criticato da molti letterati suoi conterranei con ghigni apertamente riferibili al suo stile non compreso, e anche da poi, per alcuni secoli, da altri valenti scrittori e poeti come l’Alfieri che giudicò Della Casa, per la maniera singolare di scrivere, sciocco, retorico e dotto.

Galateo, forma latinizzata di Galeazzo, Galateheus, fu coniato in onore di Galeazzo Florimonte, amico intimo di monsignor Giovanni Della Casa. E il suo autore, non ebbe fortuna col suo manoscritto, a dettatura minuta, tanto è vero che non fu edito in vita dall’autore, ma postumo da altri. D’allora, il Galateo di Monsignor Giovanni Della Casa è stato uno dei libri più venduti al mondo.

A riscoprirlo oggi, sono due operosi scrittori, Elisabeth Guggeri e Ferdinando Giannone che ne hanno curato una “traduzione” modernissima, aggiungendo, bontà loro, il bon ton dell’amore e del vivere moderno.

Da questa “educata” visione suggestiva e palpitante guggeriana - giannoniana, sono balzati fuori delle splendide note per violino che stupiscono per la loro musicalità, larghezza di vedute e fine espansione letteraria.

Dettare un galateo potrebbe anche essere semplice, il difficile rimane cosa scrivere e come impostare immagini chiare, inedite ed importanti che abbiano un senso. Guggeri e Giannone hanno fatto il miracolo, a cominciare dalla traduzione del testo cinquecentesco di Monsignore che, pur essendo geniale è ostico nella lettura anche per un letterato del nostro tempo, senza perdere senso e contenuto, ci sono riusciti, portando a termine una “mission impossible”. I nostri indomiti autori sono riusciti a mantenere del testo originario, i pregi, i significati e la genialità di Monsignore Giovanni della Casa, nato il 28 luglio del 1503 (data incerta) e deceduto il 14 novembre 1556, per poterlo assaporare in un versione agile, moderna e con un linguaggio attuale.

Cosi’, i due scrittori, frutto della nostra era, prima ci conducono nel mondo di Monsignore in modo schietto e con una sicurezza psicologica che non lascia spazio alle perfide illazioni. Di seguito, ci fanno assaporare il bon ton dell’amore, per marciare, poi, su tutto quello che è possibile sapere sui costumi dell’anno 2000, dei tic e dell’educazione rovesciata, ancora viva e galoppante nella nostra moderna società. La traduzione di Giannone e Guggeri, non è certo per un latinista o un lessicologo, ma per chi vuole capire bene il mondo inquietante che ci circonda, entrare parallelamente nel buon vivere dell’allora XVI secolo e nel vivo della nostra società attuale.

AF

 

 

 

Monsignor della Casa

 

INIZIO

Dal momento in cui stai iniziando questo viaggio che io ho già vissuto in gran parte, poiché ti voglio bene, mio adorato nipote, desidero inculcarti alcuni ammaestramenti che possono permetterti di evitare d’incorrere nei miei fatali errori.

Cosi’, seguendo i miei consigli, io spero che tu percorra saggiamente il tuo cammino di vita facendo onore a te stesso e alla tua famiglia.

pRIMA LEZIONE: SULLA PIACEVOLEZZA

Ora, poiché la tua giovane età non permette di ricevere sottili ammaestramenti che in seguito faranno parte della tua maniera di vivere, io ti proporrò i dettami che riterrò più opportuni, per condurti con mano a diventare gentile, piacevole e di belle maniere. Con questo ti voglio dimostrare che la generosità d’animo o la costanza o la disponibilità sono più utili della bellezza fisica. Cosi’ come un comportamento sereno, gradevole ed educato risulta proficuo ai suoi possessori più del coraggio e della forza.

Di conseguenza, ti consiglio di usare queste doti nella vita d’ogni giorno, adattandole alle persone ed agli eventi che si susseguono, malgrado la grinta e la combattività risultino più importanti unicamente per considerazione generale.

Difatti, si possono citare esempi di persone molto apprezzate grazie ai loro modi piacevoli e che in seguito à cio’ sono stati elevati ad altissimi livelli di prestigio, mentre i combattivi e gli impavidi non sempre riescono a dimostrare il loro valore.

Non a caso, i comportamenti sprezzanti, ingiuriosi, rozzi e volgari stimolano l’ostilità e il disprezzo.

Di conseguenza non essendoci leggi precise sulla piacevolezza e sulla volgarità dei costumi, come fossero principi inutili, noi vediamo che la natura stessa penalizza quest’ultimi esponenti, privandoli, senz’ombra di dubbio, dell’approvazione di altri uomini. E’ indiscutibile che i peccati di grossa gravità nuocciono, mentre, al contrario, le pessime maniere e le manchevolezze infastidiscono.

 

EDUCAZIONE

E’evidente che l’uomo teme le fiere selvatiche, ma è più molestato dalle noiosissime zanzare e dalle mosche che non dalle bestie feroci. Non solo, ma l’uomo è portato ad odiare più facilmente le persone volgari che non quelle malvagie. Quindi ne si deduce che l’uomo in comunità deve assumere un comportamento perfettamente composto ed educato.

 

IL DISAGIO

Se desideri apprendere più agevolmente l’arte del buon vivere, conviene che t’adatti alle esigenze della moderna società. In questo caso, devi osservare una certa moderazione, perché chi è solito adulare o assecondare ogni comportamento degli altri, si mostra ridicolo e petulante. Al contrario, chi non si cura del giudizio dei propri simili incorre nel rischio di essere giudicato zotico e malfidente.

Quindi, se solo potessimo fermarci ad esaminare profondamente cio’ che ci procura piacere o cio’ che ci infastidisce, troveremmo la chiave del vivere garbati e fiduciosi con il prossimo.

Diciamo allora, che gli atti che provocano disagio e malessere alla sensibilità umana, oltre ad essere contrari ai desideri naturali di piacevolezza e bellezza, sono da bandire dalla nostra mente.

 

VOLGARITA’

Rimane oltremodo esecrabile che nella nostra società si assumano comportamenti volgari, scurrili e osceni, come ad esempio poggiare le mani sulle parti intime e mimarle, ma anche adottare un linguaggio triviale puo’ infastidire il prossimo. Per quanto riguarda gli uomini, poi, mai adempiere alle funzioni corporali in pubblico. Neppure lavarsi le mani di fronte ad altri è consigliabile, poiché stimola un’immaginazione negativa dell’atto appena compiuto. E’ anche disdicevole mostrare le proprie deiezioni per strada ai compagni o invitare ad annusare materiali puzzolenti.

Altrettanto riprovevole è digrignare i denti, fischiettare , sfregare pietre o far stridere ferraglie per infastidire il prossimo. Oltre a questo, l’uomo dovrebbe evitare di cantare da solo, e anche in pubblico, se possiede una voce stonata: tendenza, questa, che parecchi sciocchi e stolti, dimenticano d’osservare. Per non citare coloro che tossiscono e starnutano senza usare l’accortezza di coprirsi la bocca un fazzoletto.

 

LO SBADIGLIO

Non sono da meno coloro che sbadigliano quasi “ragliando” come asini, imitando il rantolo del muto quando tenta di emettere i suoni per parlare.

La buona educazione insegna, infatti, che se un uomo è appagato e felice, qualora sbadigliasse in società, darebbe adito a far credere che la compagnia e gli argomenti trattati gli rincrescano. Un uomo dabbene e occupato in molte faccende, non ha tempo di sbadigliare. E’ da sottolineare, poi, che lo sbadiglio è contagioso e incita gli altri a rispecchiarsi. Inoltre, questo costume è biasimevole, poiché induce i presenti ad avere un pessimo giudizio di noi ed a considerarci sonnolenti, apatici e indolenti.

 

IL FAZZOLETTO

Fra l’altro, è buona norma non aprire il fazzoletto dopo essersi soffiato il naso, poiché il muco non è composto da perle o rubini. Sarebbe anche stomachevole per chi s’innamora, assistere ad un simile spettacolo, poichè nutrirebbe immediata repulsione. Difatti, Giovanni Boccaccio nella sua opera, “Labirinto d’amore”, descrive il disgusto provato per la donna amata che sputava catarro dalla bocca.

 

ANNUSARE

In qualunque occasione, è riprovevole annusare il cibo e le bevande degli ospiti a tavola; anzi, è bene sottolineare che non si dovrebbe usare questa pratica neppure per il proprio piatto, poiché dal naso potrebbero cadere quelle cose di cui l’uomo ha schifo.

 

ASSAGGIARE

Ne’ bisogna far assaggiare le proprie bevande a qualcuno che non sia proprio intimo, nella coppa dove tu vi abbia già bevuto, nè porgere pera o altro frutto che sono stati morsicati. E non t’illudere che queste cose siano di piccola portata: esse, se ripetute, potrebbero cagionarti del male.

 

MASTICARE

Devi sapere che, a Verona, viveva un vescovo molto colto e saggio il cui nome fu Giovanni Matteo Giberti, il quale era disponibile e magnanimo nei confronti dei nobili viandanti che venivano a trovarlo, riservando loro onorificenze particolari ma non troppo sfarzose. Avvenne che passo’ di là un signore, un certo conte Riccardo che fu accolto ed ospitato dal vescovo e dal suo seguito, segretari e protetti, i quali erano per lo più composti di scienziati ed acclamati letterati. E poiché il nobile Riccardo era un gentile cavaliere, lo apprezzarono. Tuttavia, egli aveva un piccolo difetto nel suo comportamento. Difetto che diremo in seguito. Ora, essendo il vescovo avveduto e consigliandosi con i suoi fedeli, decise d’informare il conte di questa sua imperfezione, ma, il nobile Ruggero, aveva già preso commiato, essendo in partenza la mattina successiva. Cosi’ il vescovo convocato un suo consigliere, impose che questi accompagnasse il conte a cavallo per parlagli di cio’ che avevano deciso fra di loro. Il consigliere era un anziano signore, di buone maniere, di bell’aspetto e gradevole nel parlare. Costui, cavalcando a fianco del nobile conte, prese a ragionare piacevolmente.

Fra un discorso e l’altro, gli disse:“Signor mio, il vescovo, mio signore, rende alla signoria vostra, infiniti ringraziamenti per l’onore che ha ricevuto dal momento in cui vi siete degnato di entrare nella sua casa. E in riconoscimento della vostra gentilezza, mi ha imposto di farvi un dono per mia bocca. Quindi, vi piaccia di riceverlo con animo lieto. Voi siete una persona leggiadra e squisita, un gentiluomo come il vescovo fino ad ora non aveva incontrato. Egli, avendo osservato attentamente i vostri modi di comportarvi, non ha trovato in voi nulla di biasimevole, se non per una difforme maniera vostra di muovere labbra e bocca masticando. Il vostro è un rumore fastidioso, non piacevole da vedere e da udire. Ed è questo il dono che si è riservato di comunicarvi il mio signore, affinché vi asteniate dal portare avanti la vostra difformità,ed altri non abbiano a lagnarsene.”

Il conte, che del suo difetto non si era mai accorto, vedendoselo rinfacciare arrossì visibilmente, ma, in quanto uomo di grandi avvedutezze, si riprese e disse: “Vi prego d’informare il vescovo che se fossero sempre cosi’ i regali che si fanno tutti gli uomini, sarebbero più ricchi di quanto non siano. E di tanta cortesia e liberalità vi prego ancora di ringraziarlo, assicurandogli che il mio difetto da ora in poi non sarà più tale.”

 

SUL MANGIARE

Con questastoria, è da credere che il vescovo con la sua ricca brigata, abbia potuto sottolineare un difetto tanto banale, quando invece noi vediamo in giro persone gonfiarsi le gote come se suonassero le trombe, sbrodolandosi nel mangiare come fossero in una porcilaia? E’ anche meno di questo, quando trangugiano invece di mangiare e imbrattano mani e gomiti, conciando i tovaglioli che utilizzano come fossero spazzatura? Questi, non si vergognano nemmeno di asciugarsi, con lo stesso fazzoletto, il sudore della fronte, del viso e del collo e anche il naso se ne hanno voglia. E in questi casi, non è certamente lecito sfregare il pane che si mangia. Quindi, siffatte persone, non solo non dovrebbero essere mai ricevute dal vescovo, ma dovrebbero essere bandite da tutta la gente per bene. Per questi motivi l’uomo educato non unge i tovaglioli pulendosi le mani, poiché, un tale fatto, è stomachevole a vedersi. E’ altrettanto vero che il personale di servizio e, i commensali, non devono nascondere le mani sotto i panni o dietro la schiena perché sporche, nè si devono grattare il capo o altre parti. Nondimeno, chi sta a tavola o maneggia piattelli e bicchieri, deve adottare la buona intelligenza: è obbligato a tenere le mani in ordine, astenendosi dal tossire, sputare, starnutire o fare altri rumori.

 

IL FIATO

Quando si parla con qualcuno non bisogna stargli vicino al viso, perché non è simpatico avvertire il fiato degli altri, specialmente se puzza.

 

VIZI

Tu devisapere che gli uomini aspirano a tante cose, percio’ alcuni si fanno prendere dall’ira, altri dalla gola, altri dall’avarizia e altri ancora dalla libidine; eppure, parlando fra loro, non ammetteranno mai di amare le cose anzidette, poiché ogni uomo ha paura che gli altri non lo apprezzino.

 

ALZARSI DAL LETTO

Se un uomo sta alzandosi dal letto tutto sudato e con la bava alla bocca, non deve rizzarsi di scatto, se ci sono persone, amici o parenti nella stanza, contorcendosi o sbadigliando o rivolgendosi ora all’uno, ora all’altro inopinatamente: cosi’ facendo, egli dimostra che chi dimora in quella casa non è del tutto apprezzato. Male fanno anche coloro che si mettono in mano una lettera per leggerla. O ancora, chi trae fuori le forbicine per tagliarsi le unghie, canticchia sommesso fra i denti o tamburella con le dita sugli oggetti e dimena le gambe. Oltre a questo, un uomo non si deve mostrare di spalle ad altre persone, nè alzare il piede o esporre qualunque parte nuda del proprio corpo. Tali comportamenti si possono scusare se fatti davanti a famigliari o amici meno importanti di lui, in quanto egli dimostrerebbe di non essere con la puzza sotto il naso, concedendo loro confidenza e benevolenza.

 

IL GOMITO

L’uomo in società deve stare composto, non puo’ egli

poggiarsi sulla spalla delle persone, nè chiacchierando punzecchiarli con il gomito, come molti fanno, dicendo: “Non ho detto io questo? Eh, voi? Eh, quel tizio?” non mancando di frugarvi con la punta del gomito.

 

VESTIRE

Ognuno deve andare ben vestito, secondo la sua condizione ed età per evitare il disprezzo suo e, in taluni casi, della gente che critica infastidita.

I residenti padovani avevano spesso l’abitudine di prendere in giro i cittadini di Venezia che usavano andare in giro trasandati o con un vestito troppo colorato o scollacciato. Non solo i panni devono essere costumati, ma si deve sforzare l’uomo di indossare abiti comodi che non escano dal consueto buon vivere. Egli si deve sforzare, inoltre, di adeguarsi al buon senso degli altri cittadini, al loro modo di vestire, evitando di offendere il buon gusto e il senso comune di bellezza. Infatti, se tutta la città porta i capelli in tondo, non puo’ egli non adeguarsi, tagliandoli a zazzera.

O nel caso lasciassero la barba lunga, non puo’ egli tagliarla per il piacere di contraddire gli altri. Questo si deve fare solo in caso di necessità, altrimenti, non adeguarsi ai propri simili, ci puo’ rendere oltremodo scostanti ed odiosi.

Non è dunque socievole non seguire il giusto buon gusto, l’adattabilità, poiché, se qualcuno indossa per le strade un vestito stravagante o indecoroso, è degno di critiche

impietose. Vestire controcorrente, farsi delle lunghe zazzere o rasarsi o accorciarsi la barba, portare la cuffia, certi berrettoni alla tedesca, significa saziare il proprio appetito, vantarsi chiaramente in pubblico, che in questo caso fa cerchio, come se avesse vinto un premio importante.

 

L’ABITO

L’abito èsignorilità.

Non indossarlo con sobrietà, anche se uno è nobile e ricco, significa essere sconcio in ogni caso, e privo di piacevolezza, causando sospetto nelle persone che presto finiranno di stimarlo.

 

ATAVOLA

Ci sonomaleducati che non si possono per nessun motivo scusare perché causano sconcio e disagio, trovandosi in compagnia. Questi non sono mai a loro agio con gli altri. E se si trovano a tavola cercano le scuse più insensate per creare problemi, specialmente se presi da nervosismo. Cosi’, anche se la tavola è già con le vivande e l’acqua apparecchiate, loro si fanno portare carta e penna per scrivere e il pitale per orinare. Non soddisfatti, dicono: “E’ presto, aspettiamo un po’ prima d’iniziare a mangiare.” tenendo tutti i commensali in sospeso. Oltre a questo, fermi nel loro stolto comportamento, pretendono vantaggi rispetto ad altri amici: chiedono i letti più comodi e nelle stanze migliori, essere serviti prima e difficilmente si accontentano di quello che si offre loro, storcendo in continuità il muso. Arrivano spesso in ritardo a tavola, al maneggio dei cavalli, ai giochi e ai sollazzi e non disdegnano di rimproverare la servitù a muso duro ad ogni occasione, e urlano anche: “M’hai svegliato tardi! La scarpa è ancora sporca! Non sei venuto con me in chiesa, bestia! Non so chi mi trattenga dal romperti il muso!” e cosi’ di seguito. Modi questi sconvenienti e irrispettosi che fanno parte di chi è superbo e non stima il proprio prossimo.

 

UGUAGLIANZA

Ora, come io feci presente in principio, ogni uomo vuole essere stimato, anche se non possiede merito alcuno.

Ci fu anticamente nella città di Roma, un valoroso uomo dotato d’acutissimo ingegno e di profonda scienza, di nome

Ubaldino Bandinelli.

Egli osservava che andando e venendo dal Palazzo del Vaticano, le vie erano sempre piene di nobili, cortigiani, prelati, di signori e di povera gente. Nonostante s’affaccendassero persone cosi’ dissimili l’uno dall’altro, amava considerare che fossero tutti simili a lui. E anche se egli era un grande umanista e scienziato, tuttavia, pensava che gli uomini non si dovessero pesare nei palazzi, ma sulla bilancia dell’orafo ed essere accettati per quello che valgono come si fa per le monete correnti.

 

GIUDIZIO

E non è possibile, quindi, giudicare le persone come più ci pare e piace, affidandoci al solo fatto che alcuni dimostrano più ricchezza che compagnia. Né si puo’ disprezzare, dileggiare, condannare e creare scandalo a chi non è a nostra perfetta immagine, come noi spesso pretendiamo che sia. Anzi, noi dobbiamo adoperarci affinché ogni nostro atto sia significativo e riverenziale verso i compagni che ci siedono accanto. Infatti, parlare dei famigliari di chi siede al desco in maniera villana, rimane biasimevole, sciocco e senza tatto alcuno. Anche esercitare un’intrusione nella vita di altri che non siano parenti e similari è villania, specialmente se ostentata di fronte agli amici, poiché non scorrerà più allegra la serata e si guasterà, senza ombra di dubbio, l’atmosfera a tavola.

 

I RITROSI

Ritrose sono le persone che vogliono ogni cosa al contrario degli altri, comportandosi con accentuata scontrosità. E non si capisce come la ritrosia negli uomini possa generare bene, se questi vogliono il contrario degli altri, negando loro anche il piacere. Cosi’, gli scontrosi, non schifando questo vizio, generano inquietudine e noia.

Se l’uomo usa i suoi piaceri senza portare danno e vergogna a nessuno, devono essere consacrati ed accettati, altrimenti non ci sarebbe differenza fra dolcezza ed asprezza o fra il mirto e il pungitopo.

Sappi che chi si comporta gradevolmente in compagnia e nei costumi, non sembrerà mai uno straniero in casa. Quindi, è necessario che in compagnia le persone si sforzino di essere

amabili ed affabili, dimostrando savoir faire e amicizia con tutti.

Ci sono persone che vogliono solo comportarsi in maniera non adatta alla società del proprio tempo, dimostrando di essere sgarbati e reticenti alle carezze o ai complimenti. Questi, tra l’altro, non sopportano di essere avvicinati facilmente, non rallegrandosi nè delle parole nè delle piacevolezze in genere. Difatti, avvengono dialoghi del tipo: “ Il tizio mi ha chiesto di salutarti da parte sua.” e questi risponde: “Che me ne faccio dei suoi saluti?” Oppure il tale mi ha domandato come stai?” ed egli risponde ironico e sgarbato “Venga e mi cerchi il posto in ospedale.”

 

IMALINCONICI

Ci sono persone che sono malinconiche ed astratte perché profondamente impegnati nell’arte di dipingere, nella letteratura e nelle scienze. Quindi, chi non ha questa tendenze, bene fa ad estraniarsi ed allontanarsi da loro.

 

IFRAGILI

Anche essere tenero e ipersensibile non è conveniente agli uomini, poiché frequentare tali persone è considerato una sottomissione: infatti, certuni sono cosi’ delicati che vivere con loro è come essere circondati da fragilissimi ninnoli in vetro che rischiano di frantumarsi ad ogni passo tanto da indurci a prestare la massima attenzione.

Queste persone si crucciano se non sono riverite e coccolate come chiunque altro reagirebbe ad un’ingiuria terribile. Perciò, se non li assecondate del tutto potrebbero nascere delle acredini mortali. Questi, sono talmente suscettibili da spezzare di punto in bianco ogni relazione, poiché, innamorati di se stessi, spingono, chi sta loro intorno a sentimenti d’adulazione e non di vera e profonda amicizia.

 

ICHIACCHIERONI

Nel chiacchierare si pecca in vari modi, a secondo della materia che uno espone, la quale non deve essere nè frivola nè vile, altrimenti il pubblico non vi segue, poiché, non prova piacere, nè apprezza l’argomento trattato. Anzi, la gente offende spesso il relatore lezioso e solenne, in quanto non è capito. E’necessario, per essere bene accolti, proporre argomenti chenon mettano a disagio chi ascolta, nè si deve accennare a qualunque bruttura anche se piacevole ad udirsi, poiché alle persone oneste e dignitose piace ascoltare argomenti scevri da leziosaggini e imposture. In particolare, parlando di santi e di Dio, non si devono usare fraseologie spiacevoli o blasfeme. Questi sono peccati che sovente metteva Giovanni Boccaccio nelle sue novelle. Ed è noto che parlare male di Dio, è un difetto tipico degli uomini empi e scellerati che non sono piacevoli ad udire.

 

MALATTIE

Atavola e nelle feste, non bisogna parlare di argomenti che rattristano. Né di putrescenti piaghe o di malattie e nè di morti o di altra materia che si ricordi dolorosa. Anzi, se altri amici dovessero proporre tali rimembranze, si deve, per corretta e gentile maniera, cambiare argomento.

 

IL PIANTO

Non dobbiamo provare piacere di rattristare le persone con cui discutiamo, principalmente nei centri dove si vive frequentemente.

E’ più ragionevole recare gioia e sollazzo piuttosto che pianto. Ora, anche se qualcuno ha in animo il desiderio di piangere, servirà a poco propinargli della mostarda o porlo in un luogo fumoso, è sufficiente fargli ascoltare la storia di Filostrato nel Decamerone che propone come tema le vicende di coloro i cui amori ebbero dolorosissima e infelice fine, invece di raccontare vicende allegre.

Conviene quindi fuggire dalla malinconia o piuttosto tacere, invece di trattare certi argomenti che rattristano.

Sbaglia, tra l’altro, chi cita ad ogni piè sospinto i propri bambini o la donna che li accudisce.

Difatti, qualcuno dice: “Il fanciullo mio mi fece tanto ridere.” E un altro: “Non c’è bambino più dolce di mio figlio.” Un altro ancora: “La donna mia è bella! Voi non potete credere quanto sia intelligente!” e cosi’ via.

E’ chiaro che nessuno è tanto pazzo da potersi interessare a simili sciocchezze che infastidirebbero anche le mosche già per natura asfissiante.

 

I SOGNI

Male fanno quegli uomini che parlano dei propri sogni apertamente e con impeto, tanto da causare stress a chi li ascolta. I sogni sono sciocchezze, raccontati anche dagli antichi saggi con molta eleganza, ma non è detto che noi dobbiamo farne realtà ed utilizzarli nei nostri ragionamenti. I sogni sono talmente incoerenti che rimane inutile ascoltarli, salvo quello del gentiluomo Flaminio Tomarozzo di Roma che non era nè idiota nè grossolano, ma scienziato di acuto ingegno, il quale, facendo un sonnellino, sognò di sedersi nella casa di un ricco farmacista suo vicino. Quest’ultimo si vantava che tutto cio’ che esponeva nella sua bottega, andava a ruba. Cosi’, chi prendeva un medicinale, chi un composto medicamentoso, tanto che in poco tempo il negozio si svuotava. In un angolo c’era un vaso di farmacia molto piccolo e pieno di liquore di colore chiaro, che tutti annusavano senza assaggiare o acquistare. Non passo’ molto tempo che il sognatore vide arrivare un uomo alto e vecchio, dall’aspetto fiero e nobile, il quale osservando il vasellame dello speziale vuoto, s’accosto’ a l’ampolla piena di liquore che prese in mano, bevendone il liquido tutto d’un fiato.

Poi uscì tranquillo al pari degli altri. Flaminio Tomarozzo si meravigliò di tale comportamento e rivolgendosi allo speziale gli disse: “Maestro, chi è quell’uomo che ha bevuto il liquore che gli altri avevano rifiutato?”

Il farmacista rispose:” E’ il signor Domeneddio e l’acqua da Lui bevuta, che gli altri hanno respinta e schifata, è il liquido della conoscenza che gli uomini non vogliono assaggiare per nessuna cosa al mondo!”

Questi sono i sogni che è bene raccontare, e che non sembrano discorsi di un addormentato, ma frutto di una mente sveglia e ricca di virtù.

Altri sogni, invece, senza forma nè senso, quali la maggior parte noi facciamo, si devono dimenticare al risveglio.

 

LE BUGIE

Ora, malgrado i sogni siano vani e futili, c’è una materia ancora più sciocca e inutile: le bugie.

Di quello che l’uomo ha constatato nei sogni che sono solo ombre, la bugia, invece, è concreta. Infatti, ascoltare le bugie di chi le dice, impaccia le orecchie di chi le ascolta. Le bugie, grosse come una casa, sono spesse volte credute verità. Ricordati che, lungo la tua strada, incontrerai una moltitudine di bugiardi, alcuni cattivi, altri che non si vergogneranno di mentire, essendo la bugia come il vino che piace essere bevuto non per sete ma per gola.

Molti si dichiarano ancora bugiardi per se stessi, millantandosi e vantandosi di essere dei sapientoni, di aver scoperto mondi meravigliosi. Usano anche mentire sulla loro

condizione sociale, viaggiando con arroganza e parlando con voce solenne, ponendosi a sedere nelle aule di tribunali e in posti privilegiati, come ad essere importanti senatori e pavoneggiandosi, il che è una pena mortale a vederli. Alcuni si trovano anche per le vie, addobbati di gioielli, fermagli in capo e nei vestiti in cosi’ gran numero da apparire più volgari che possidenti signori.

Le maniere dei bugiardi, piene solo di vana gloria e scempiaggini, precedute da superbia e vanità, devono essere evitate dalla gente per bene, essendo sconvenevoli ed odiose.

Sappi, anche, che non si dovrebbe ad un ricco signore permettere d’indossare abiti sontuosi rispetto a quelli della povera gente, poiché, chi è bisognoso si sente oltraggiato se altri, ostentano troppa ricchezza, fosse anche unicamente nell’abbigliamento. L’uomo deve usare i suoi atti

con garbata intelligenza e non comportarsi come un pavone, facendo come meglio gli pare e piace; e non è proprio il caso che cada in talune odiose e chiare meschinità: non deve, dei suoi alti e nobili natali, degli onori o dei suoi averi, e, ancor meno di senno, vantarsi e gloriare le sue prodezze o quelle dei suoi avi.

Cosi’ facendo, egli, sembra voler competere con chi gli sta intorno: riconoscendo in alcuni nobiltà ed agiatezza, manifestando in altri il suo disprezzo, qualora fossero di basso ceto.

 

LE ONOREFICENZE

L’uomo, peraltro, non deve nè avvilirsi nè esaltarsi. E’ meglio sottovalutarsi che cospargere di incenso le proprie parole.

E sappi che chi rifiuta le onorificenze che gli spettano di diritto, potrebbe essere considerato più superbo di coloro che usurpano i titoli.

Devi sapere che in tal senso, Giotto, mostrò tutta la sua arroganza, rifiutando l’appellativo di Sommo Maestro che gli era senz’altro dovuto per la sua singolarità d’artista.

Quindi, chi schifa il titolo o un merito che altri bramano, mette avanti la superbia, non mancando di disprezzare gli altri.

Rifiutare grandi onorificenze e onori senza motivo, è un gloriarsi, è un classico di chi vuole innalzarsi al di sopra di altri uomini. Nessuno con la mente pulita, rifiuta le cose che lo appetiscono, tranne coloro che credono, mostrandosi boriosi e superbi, di possedere meriti superiori a quanto gli viene concesso.

Dunque, non dobbiamo vantarci dei nostri beni, né farcene beffe o sparlare di chicchessia. Ognuno si deve sforzare di non parlare in modo plateale delle proprie qualità, ma, modestamente, come ho già indicato prima, altrimenti non potranno mai essere uomini savi.

 

LE CERIMONIE

Le cerimonie, secondo i miei dettami, poco si scostano dalle bugie e dai sogni per la loro vanità, cosicché bene le possiamo affiancare nel nostro trattato, poiché ci è offerta l’occasione di parlarne.

Il termine “cerimonia” fu coniato in origine per indicare l’esecuzione degli uffici ecclesiastici e sacri in genere ma, in un secondo tempo, fu traslato nel significato di gesto reverenziale profuso da uomini che lisciavano il signore di turno per ottenerne i favori e ai quali baciavano le mani come fossero prelati.

L’etimologia della parola deriva dall’antica città di Cere in Etruria:quindi è chiaramente a noi barbara e straniera.

Sono dunque le cerimonie manifestazioni vane di riverenza nei confronti di colui a cui sono rivolte. Infatti a volte, gli uomini, circondano di attenzioni personaggi che nemmeno godono della loro approvazione e simpatia, solo per non discostarci dalle pessime abitudini degli altri. A volte siamo avvezzi a dire loro: “Illustrissimo Signor Tale, Eccellentissimo Signor Cotale” E in altri casi ci dichiariamo devotissimi servitori, anche se noi preferiremmo evitarli piuttosto che servirli. Sarebbero, dunque, le cerimonie “incipriate,” non solo bugie ma anche scostumatezze e indegnità.

Infatti queste azioni hanno perso la loro importanza perché adoperate in continuità e, spesso, senza domandarcene prima il motivo.

 

ITITOLI

Ora, se incontri un amico d’infanzia che per lunghissimo tempo non ha mai più veduto, e cominci a discutere senza avere alcuna idea dei suoi meriti, tenti certo di esagerare nel considerarlo gentiluomo o signore, mentre potrebbe essere un ciabattino o un barbiere. Questo significa che i titoli sono pomposi solo in apparenza e vani di contenuto, ma non posiamo noi cambiare queste regole, tenuto conto che fanno parte della nostra attuale società.

Rimane in ogni caso indubbio che l’uomo deve mantenersi discreto, giudizioso e rispettoso, senza stravolgere in qualche maniera le consuetudini oneste dei propri costumi.

 

TITOLI NOBILIARI

Un tempo si solevamo avere titoli nobiliari concessi dal Papa o dall’Imperatore che dovevano restare attaccati al proprio casato e non potevano essere ceduti o venduti ad altri. Oggigiorno, invece, le onorificenze si usano più liberamente, ma resta indiscusso che il costume di alienare titoli, virtù e onorificenze è incoerente con la nostra intelligenza e realtà:bisogna cederli con tatto e moderazione, anche se ormai è uso comune devolverli a chiunque, persino a cani e porci.

 

ADULAZIONE

E’da evitare anche chi mette in mostra adulazione per utilità o per vanità.

Ogni bugia che si dice per propria utilità è oltremodo disonesta e fraudolenta, fermo restando che il mentire è in ogni caso un atto malvagio.

Gli adulatori commettono tale miserabile peccato, assecondando i desideri di coloro presi a mira solo per ingannarli e compiacerli ai fini di guadagno.

Un simile vizio è odioso e non conviene agli uomini che vivono di buone maniere.

 

USANZE

Mi resta di parlare delle cerimonie che si fanno per dovere e quelle per vanità.

Le prime sono buona cosa fare , perciò chi non adempie a tale compito è ritenuto ingiurioso e ha dovuto ricorrere spesso alla spada per difendersi. Per questo le usanze hanno facce diverse.

Difatti, se uno da del “Voi” ad un uomo non di infimo ceto, è giusto, poiché l’uso del “Tu” significherebbe fargli oltraggio, essendo questo un termine che spetta ai bifolchi.

Malgrado in altri paesi, e in tempi diversi, fossero in voga altri costumi, noi possediamo questi e non dobbiamo discuterne la validità o dirimere sull’efficienza dei nostri o di

quelli degli altri.

Siamo, infatti, ubbidenti alle leggi vigenti, anche se non le reputiamo positive, fino a che il podestà o il Comune non le modifica.

Occorre quindi apprendere attentamente gli atti e le parole d’uso generale tipiche della nostra città e che tutti i giorni siamo tenuti ad osservare.

Cosi’ daremo certo del “Voi” alle Maestà sia per lettera che verbalmente, malgrado Ruggero di Lauria si rivolgesse al re Pietro d’Aragona con il tu.

Per questo parlo di cerimonie lecite, imposte dalla consuetudine e dalle leggi, essendo convenevole ubbidire ai costumi non scellerati e che sono forieri di conservata virtù.

 

BACIAMANO E USANZE

Quantunque il bacio in segno di riverenza sia riservato alle reliquie santificate e a tutte le cose sacre, nondimeno, se ti capitasse di salutare la partenza di un potente devi attenerti alle abitudini della tua regione, accomiatandoti con un gentile baciamano, qualora fosse in uso.

Questo signore cosi’ potente, si potrebbe offendere se tu non rispettasi il suo ceto e gli dessi del tu, o lo chiamassi solo signore a casaccio. Queste cerimonie di deferenza col tempo si sono ammorbidite, peggiorando come a macerarsi nell’acqua, balzando nelle bocche degli uomini che non riescono a frenare le cattive modernità nella loro educazione. Peraltro, questa, rimane consuetudine solo di alcuni zotici che vorrebbero fraternizzare come facevano gli antichi romani e cio’ non è auspicabile poiché ritorneremmo a vivere di ghiande, nell’età della pietra.

Sono da osservare, inoltre, in queste cerimonie alcuni ammaestramenti affinché gli altri non salgano di superbia. Prima di tutto si deve avere riguardo di dove l’uomo vive, in quanto ogni usanza, non è buona in ogni paese. Forse quello che si usa per i napoletani, la città in cui abbondano baroni e uomini d’alto rango, non sarebbe adatta ai lucchesi o ai fiorentini, i quali per lo più sono mercanti o semplici gentiluomini, privi di titoli nobiliari. Sicché, i modi dei napoletani signorili e pomposi, trasferiti a Firenze sarebbero come i panni del grande, indossati dal piccolo, soprabbondanti e superflui, cosi’ come lo stile e i

modi dei fiorentini rispetto alla nobiltà dei napoletani, risulterebbero ristretti.

Anche i veneziani, si trattano cerimoniosamente a seguito delle loro importanti cariche ed elezioni.

Sarebbe bene che anche i governanti di Rovigo o quelli di Asolo, dimostrassero la stessa solennità, anche se queste contrade, non vorrei ancora sbagliarmi, eccedono parecchio in leziose maniere, avendole apprese da Venezia durante la loro Signoria.

Infatti, ciascuno volentieri imita gli esempi del suo Signore senza sapere perché. Oltre a cio’ bisogna avere riguardo per l’età, la condizione sociale di colui verso il quale prodighiamo la nostra cerimoniosità ed essere sbrigativi con le persone molto occupate, o perlomeno accorciare i tempi più che si puo’. Tutto questo i cortigiani di Roma lo sanno fare perfettamente, ma in altri luoghi, invece, le cerimonie sono di grande intralcio e noia per le leziosaggini e la retorica che si usa sbrigando le faccende.

Ad esempio, un giudice molto impegnato, di fronte ai vostri salamelecchi, cappello giù e cappello su, v’imporrà di coprirvi il capo; poi, notata la vostra riluttanza, vi richiamerà per non cincischiarvi oltre, ma voi imperterrito continuerete a tributargli gli onori che ritenete opportuni. Cosi’, mentre voi vi prodigate in inchini e riverenze, lui vi richiama ancora, facendo passare la mezza giornata. Questo, evidentemente, impedisce al giudice di assolvere i suoi incarichi nella sua interezza.

Ora, malgrado sia giusto onorare magistrati e altre

personalità, diventa noioso e improponibile, questo, qualora il tempo non lo consenta e scorra tediosamente a discapito di altri.

E’ bene anche considerare, come detto prima, la propria condizione sociale e l’età per affidarsi a taluni costumi: è chiaro che un uomo attempato e canuto, abbisogna di più premure e riverenze che non un giovane, mentre gli uomini di grandi virtù e intelligenza, non sono soliti farne, né amano riceverne. Inoltre, chi è di bassa condizione sociale, si deve astenere dall’ usare solenni cerimonie verso uomini importanti che non sanno apprezzarle, poiché, i nobili, spesso preferiscono ubbidienza piuttosto che riconoscenza.

Sbaglia per questo il servitore che esibisce il proprio servilismo al padrone in modo che quest’ultimo si offende e crede che il servo voglia mettere in dubbio la sua signoria, non sottostando alla sua autorità.

 

LUSINGHE

Ricordo di aver sentito parlare di un letterato greco che

affermava che chi sa lusingare le persone con poco si guadagna molto.

Ti consiglio, quindi, di fare come il sarto nel confezionare i vestiti: li taglia sempre un po’ più grandi del dovuto, non tanto pero’ da creare un mantello o un sacco qualora debba confezionare un pantalone.

Se tu userai una certa larghezza di vedute nei confronti di coloro che ti sono inferiori, allora sarai giudicato cortese. La stessa cosa succederà con i tuoi superiori che ti definiranno ben educato e gentile, ma chi è eccessivamente lusinghiero sarà biasimato e considerato fatuo o, peggio, verrà tacciato di ruffianeria. Ricordiamoci che le cerimonie non sono proprio indispensabili, anzi, si possono benissimo evitare.

 

IPOCRISIA

Devi anche sapere che io, non fidandomi delle mie conoscenze, per stilare questo trattato, ho dovuto affidarmi a più uomini di scienza e di lettere.

Posso citarti l’esempio del re Edipo che cacciato dalla sua terra si recò ad Atene da Teseo in cerca di scampo e dinnanzi a lui si mise ad accarezzare paternamente, quasi senza rendersene conto, la sua figliola Antigone.

Edipo, accortosi del suo gesto, si profuse in scuse verso il re Teseo il quale essendo buono e saggio sentenziò: “Non preoccuparti di cio’, Edipo, perché io non onoro la vita con l’ipocrisia, ma con le mie buone opere.”

Con questa sentenza Teseo riconosceva le carezze di Edipo del tutto naturali. Quindi, devi tenere in mente che gli uomini adulati con artificio, si indispettiscono e si annoiano scoprendo l’ipocrisia degli altri.

Poi, le lusinghe, come detto in altre pagine, hanno un altro difetto: chi adula e spenna un individuo grossolano e sciocco, è chiaramente spiacevole e malvagio.

 

ADULAZIONE

Maesistono anche altri tipi di persone cerimoniose che dell’adulazione ne fanno un’arte, traendone inconfutabili profitti.

Qualcuno, certo, offrirà un lieve sorriso o una smorfia più confidenziale, mentre il più lezioso si siederà al posto migliore, traendo enormi utili.

Tali usanze credo siano state trasferite in Italia dalla Spagna,

ma il nostro paese le ha recepite male, non separando le disdicevoli dalle virtuose, poiché non è dell’uomo giudicare chi è più nobile o chi meno.

 

VANITA’

Chiama le cerimonie fuori delle consuetudini, lo fa abitualmente per vanità.

Ora, poiché questi pessimi costumi sono facilmente adoperabili, gli uomini vi s’applicano per farne tesoro ed uso improprio. Questi, non riuscendo ad imparare altre cose più importanti, in quanto persone indegne e inconsistenti, pretendono che la conversazione versi sul futile e sull’apparenza, al pari di un frutto rivestito di splendida buccia, ma senza sugo e con una polpa ammuffita e stantia.

Sappi che troverai un numero altissimo di tali persone; e altri sovrabbonderanno in gesti e parole per sopperire alla meschinità dei loro difetti.

Perciò, ti renderai certo conto che per queste ragioni, i tanti che abbondano di cerimonie superflue annoiano gli uomini, impedendo loro di vivere in piena libertà.

 

MALIGNITA’

Nonsi deve parlare male delle proprietà altrui, sebbene sia evidente che le orecchie degli invidiosi si prestino spesso ad ascoltare le malignità sull’onore delle persone, anche se, alla fine, gli altri si rendono conto delle cattiverie e sfuggono i calunniatori.

E’ certo che, chi spettegola degli altri, lo stesso farà presto di noi.

 

CONTRARIARE

Alcuni amano litigare e contrastare, mostrando di conoscere male la natura di quegli uomini che non vogliono essere battuti sia nel parlare e sia sull’agire, senza contare che contrariare il prossimo è segnale di ostilità e non d’amicizia o famigliarità.

Quindi chi tiene all’amicizia e mostra piacere di conversare, non deve contraddire o farsi ragione a tutti i costi. Anzi si deve sforzare di essere aperto al dialogo. Infatti, ottenere la vittoria dietro un litigio, in certi casi può risultare un danno, poiché si potrebbe perdere un amico o diventare importuno

alla gente che non oserà più frequentarlo, dandogli l’appellativo di: “Il Signor Vinciguerra.”

Se invece accade che qualche invitato nuovo nella compagnia inizia a litigare, meglio lasciarlo sfogare per i fatti suoi, senza godere della vittoria. Conviene lasciare campo libero ai litigiosi, in modo che siano loro a trafelarsi come tanti orsi per far valere un’opinione sbagliata, poiché questi modi sconvenevoli non si addicono a uomini piacevoli e ben educati.

Bada bene, pero’: c’è gente che non considera l’opinione degli altri, e per mostrarsi sottili, intelligenti e saggi, si prodigano in consigli e dissertazioni a spada tratta, non accordandosi con nessun parere.

 

CONSIGLI

Elargire il proprio consiglio non richiesto ad amici ed estranei, sta quasi a significare di voler sembrare più saggio di coloro che tu consigli, quasi a rimproverare la loro ignoranza.

 

SAGGEZZA

Nelle pratiche quotidiane, l’uomo si deve astenere da dar consiglio e di intromettersi di forza nelle necessità altrui: in tale errore cadono in molti e spesso i meno sapienti.

Infatti, gli uomini grossolani hanno poche cose per la mente e non fanno fatica a parlare a vanvera, simili a quelli che hanno poche faccende da sbrigare.

Ad ogni modo, chi va propinando i propri consigli a destra e a manca, pensa di ragionare e che il senno da lui posseduto manchi agli altri.

Alcuni si compiacciono talmente della propria saggezza che finiscono in un perenne gioco di litigio con chi non segue o non accetta i loro suggerimenti.

Del resto, chi pretende l’ubbidienza degli altri, non ha peggior arroganza di non capirsi egli stesso.

Un simile peccato commettono anche coloro che si producono nel correggere i difetti degli uomini sputando la propria sentenza finale, dettando legge e cianciando alla seguente maniera: “La tal cosa non si deve fare” - “ Voi avete detto quella parola” “Non fate cosi’ e cosi…’” non cessando mai di consigliare.

Ora, lasciamo perdere che questi si occupano dell’erba del vicino, quando il loro campo è pieno di erbacce e di ortiche,

poiché è troppo seccante doverci badare. Parliamo, invece, di

quei pochi a cui è offerta l’opportunità d’ intrattenere continui rapporti col medico, col confessore o con il giudice di giustizia criminale:

nessuno si arrischia ad avere familiarità con loro, poiché ci privano della libertà che ciascuno ama.

Di conseguenza non è un costume gradevole l’essere cosi’ proteso ad istruire e a profondere pareri ad altri simili. Bisogna lasciar fare questo ai maestri o ai padri, anche se troppo spesso i discepoli ed i figli disertano casa e lezioni.

 

DERISIONI

Bisogna evitare di schernire una persona anche se nemica, perché è un gesto di disprezzo maggiore che l’ingiuria. In quanto le ingiurie si fanno o per stizza o per cupidigia e nessuno s’innervosisce per qualcosa che non puo’ avere o che interessa a qualcuno che lui disprezza.

E devi avere vergogna quando deridi una persona senza motivo. Di conseguenza, è usanza astenersi dallo schernire chicchessia con le parole come messer Forese Darabatta che si burlò di Giotto per le sue fattezze, trovandogli difetti paragonabili a chi usa imitare i balbuzienti, gli zoppi o i gobbi, i mal fatti, gli sparuti, i piccoli e i brutti, non tralasciando colui che si diletta delle sciocchezze altrui e che gode nel fare arrossire gli altri. Tra l’altro, quest’ultimi, sono modi irrispettosi, riprovevoli e odiati dalla gente al pari dei beffardi che si deliziano di burlare ogni uomo che gli s’avvicini.

Sappi anche che non c’è differenza tra schernire e beffare, se non fosse il fine e l’intenzione che sono diversi l’uno dall’altro.

Quindi, le beffe si fanno solo per divertimento e gli scherni per infastidire, anche se nel parlare comune si scambia un vocabolo per l’altro. Purtroppo, chi schernisce, si sente soddisfatto della vergogna causata ad altri. E chi beffa si compiace.

Eppure, chi mostra allegrezza degli errori altrui, dovrebbe vergognarsi e in ultima analisi ridere.

 

LE BEFFE

Io, malgrado non avessi per nulla approfondito i miei studi di latino da fanciullo, voglio ricordare Mizione che amava talmente Eschilo da meravigliarsene, ma nel contempo lo beffava, come quando disse a se stesso: “Io voglio fare una beffa ad Eschilo.”

Quindi è da considerare che una medesima cosa perpetrata dalla stessa persona, potrebbe essere contestualmente beffa e scherno.

D’altronde è vero che noi non possiamo trascorrere questa nostra vita mortale senza riposo o sollazzi.

Le beffe possono essere motivo di scampagnate e di riso, conseguentemente, di ricreazione, portandoci ad amare le persone, che sono burleschi ed avvezze agli scherzi.

E qui, è da dire, in tutta onestà, che a volte chi usa motteggiare e fare scherzi famigliarmente, è più ben visto ed amabile di coloro che non sanno divertirsi.

 

SPETTEGOLARE

Ci sono persone che per l’asprezza che mostrano, si debbono deridere, motteggiare o spettegolare, come meritava, ad esempio, Biondello, narrato dal Decamerone.

L’uomo, come afferma un proverbio comune, vuole dissimulare la malvagità scherzandoci sopra.

Ed è ancora nelle novelle del Boccaccio che Filippa Da Prato trovò giovamento e godimento dei suoi scherzi e della sua malvagità.

E non credo che Lupo degli Uberti, alleggerisse la sua vergogna, scusandosi per la viltà da lui dimostrata nel castello di Latterina, nel quale chiuso da ogni parte, dai nemici Ghibellini, si arrese, scherzando e senza opporre resistenza, adducendo che: “I lupi non potevano restare in gabbia”.

Ora, se non è bene ridere di tutto, è disdicevole anche lo spettegolare e cianciare.

 

LE PAROLE

Devi anche sapere che alcune parole mordono ed altre meno. Per questo, ti sia di ammaestramento un altro personaggio, Lauretta, che appare nel Decamerone: la bocca della donna afferma che le parole devono essere mordenti per chi le ascolta come la pecora e non come un animale della famiglia dei Canidi, perché, se mordesse come un cane, la frase in giudizio, non sarebbe battuta ma volgarità.

E’ indubbio che in quasi tutte le città, le leggi vogliono che chi pronuncia una cafonaggine sia punito gravemente. Quindi, forse, è conveniente disciplinare anche con lievi pene chi usa battute caustiche ad oltranza.

Oltre a cio’ la battuta che sia o no aspra, se non è leggiadra e sottile non diletta i presenti, bensì li annoia, facendoli, a volte, persino dormire o odiare chi le pronuncia.

Infatti, le scemenze, sono inganni e artifici dell’umanità e l’uomo sciocco si dovrebbe astenere dal porle in atto.

Per la qual cosa, gli uomini discreti, intelligenti e rapidi di pensiero, desistono dal dire sciocchezze.

Se farai attenzione ai modi della gente, ti renderai conto che sto dicendo la verità; cioè che non è buona cosa spettegolare a tutti i costi ma lo deve fare solo chi ne conosce appieno le regole.

 

FRIVOLEZZE

Se tu porrai mente alle voci degli altri, noterai alcuni modificare le lettere delle parole creando dei giochi frivoli e sciocchi; ed altri usare senza mezzi termini, motteggiamenti e frasi sottintese, utilizzando tra l’altro un frasario rude e plebeo molto simile a quello di Dioneo, uno dei personaggi chiave del Decamerone.

 

LA BELLEZZA

Mipiace precisare che al momento non desidero scrivere della bellezza, perché altri hanno compiuto un lavoro migliore del mio, vedi il “Cortigiano” di Baldassar Castiglione.

E ancora, poiché le battute sono testimoni della loro bellezza e della sgradevolezza, potrai sbagliare solo se tu sarai abbagliato da te stesso.

Quindi, se le tue facezie non saranno approvate dai presenti, ti dovrai trattenere dallo scherzare, non essendone capace.

Ne’ per far ridere e trastullare gli altri si devono utilizzare parole o azioni meschine e sconvenienti, da svilire la loro personalità. Infatti, tale è arte, non è di uomo valido ma di buffone e giocoliere.

Non bisogna, dunque, perseverare nei modi volgari e plebei di Dioneo che cantava nel Decamerone una canzone lubrica rivolta ad una donna, nè fingersi matto o sciocco per sciorinare corbellerie. E’ bene farsi intelligente e dire cose innovative e simpatiche che non vengano in mente a nessuno.

Sono questi segni d’intelletto fine e colto che testimoniano una destrezza d’animo e di costumi di colui che le proferisce, distinzioni, queste, che piacciono agli uomini, rendendoli amici.

 

L’ARTE DI PARLARE

Un altro modo di divertire è anche nel modo di porgere le parole: cioè, quando la piacevolezza non consiste in battute, che per lo più sono brevi, ma nel discutere con amabilità, garbatezza, toni ed azioni adatti all’uditore, sembra d’avere innanzi la realtà del racconto di chi espone.

Per questo, devi tenere bene in mente l’episodio o la vicenda che desideri narrare e le parole pronte sulla lingua in modo che tu non debba imbrigliarti, dicendo : “Quella cosa”, “Quel come si chiama”, “Quell’affare” neppure “Aiutatemi a dire”,etc.

Se poi tu vorrai citare un avvenimento , nel quale intervengano in molti, non devi dire: “Colui disse” e “Colui rispose” perché tutti possiamo essere “Colui” e chi ascolta puo’ sbagliare facilmente.

Conviene che chi racconta dica i nomi e non li scambi. Ed oltre a cio’ deve l’uomo guardarsi dal dire quelle cose che se taciute darebbero meno significato al racconto: “Il tale che fu figlio del tale che stava a casa nella via del Cocomero, non lo avete conosciuto? Che ebbe per moglie quella dei Gianfigliazzi, una certa magretta , che andava alla messa in San Lorenzo. Come no? Anzi, non conobbi altri” etc.ecc.

Se la disquisizione predetta accadesse in un discorso reale, non solo sarebbe tediosa, ma non avrebbe senso alcuno, come Dante che “indugia” narrando i seguenti brani del suo Inferno:

e li parenti miei furon lombardi, e mantovan per patria ambigui.”

Da questi versi niente dava a capire che la madre di lui fosse originaria di Gazzuolo o di Cremona.

 

INSEGNAMENTI

Leparole e i ragionamenti nelle discussioni, devono essere perfette e chiare in maniera che ciascuno dei presenti sia in grado di capirle, ma anche limpide al suono e significative in ogni sua definizione; quindi, tra “ventre” e “epa” sceglierai il primo e dove sarà possibile userai nel linguaggio “pancia” piuttosto che “ventre” o “corpo”. In modo da essere inteso e non frainteso.

Queste imperfezioni, il nostro sommo poeta Petrarca, per non schifare l’uditore ed essere cortese, cercava di evitarle, scrivendo i vocaboli più consoni alle sue liriche, ma, malgrado cio’, Dante, altro insigne poeta, non si preoccupò di tali insegnamenti ed anzi non si racconta gran bene di lui a questo proposito.

Infatti, non ti consiglierei di fare Dante tuo maestro per l’arte dell’essere cortese. Egli fu additato come presuntuoso in veste di filosofo, sapendo conversare adeguatamente solo con i non letterati.

Quindi, tornando alla nostra materia, ti confermo che le parole devono essere chiare, il che avverrà se tu saprai scegliere le più originali di casa tua. Queste, pero’, non devono essere rancide e vecchie come logori vestiti smessi. Oltre a questo se tu userai parole semplici e non di doppio significato, potrai ottenere un dialogare che non sia enigmatico che, in volgare, si chiama gergo, come il seguente brano che ti porto ad esempio:

Io vidi un che da sette passatoii fu da un canto all’altro trapassato.”

(Io ho visto uno che da sette proiettili fu da un punto all’altro trapassato).

Questo significa che le parole appropriate danno il giusto significato al tuo narrare. Cosi’ facendo, i tuoi racconti, saranno talmente veritieri che ti sembrerà di toccare le immagini con un dito, come ha fatto, ad esempio Dante, quando riusciva ad affermare nel Canto XXIII dell’Inferno: “Che li pesi fan cosi’ cigolar le sue bilance…” (I pesi fanno scricchiolare le bilance)

Il che significa che Dante scrive e rappresenta un concetto cosi’ appropriato da farti sentire il rumore della bilancia.

In altri casi, è più importante utilizzare come termine lo stupore, usando la parola febbre anziché freddo, o moncherini invece di braccia mozze e cosi' sia.

 

ATTESTAZIONI

S equalcuno che non mi conosce, leggesse questo mio volume, si farebbe beffe di me, attestando che io ti sto portando, con il mio gergo, a parlare non appropriatamente, poiché, i vocaboli che io uso, sono della mia regione e nessun altro puo’ scriverli o intenderli. Difatti, solo noi fiorentini, sappiamo cosa intende realmente Dante con i suoi versi. Nondimeno, secondo la mia ragione, se ci sono errori nei testi di Dante, non sono nel contenuto delle sue opere, ma solo in quanto uomo ritroso e malalingua, sempre pronto a sparlare di ognuno.

 

LINGUA STRANIERA

Ora, pero’, pur non essendo agevole discutere con chi non capisce il tuo linguaggio, non significa che, se un tedesco non sa la lingua latina, dobbiamo gioco forza, con lui, interrompere i nostri rapporti.

Oppure, come hanno l’abitudine alcuni, che si sforzano di usare una lingua non propria, fornendo significati zoppi o rovesciati.

Cosi’ succede che nelle lingue tutto è l’opposto dell’altro, facendo ridere di bocca chi ascolta.

E’ buona cosa chiacchierare con il linguaggio degli stranieri, solo se sarà necessario, anche se nella comune usanza parleremo la nostra lingua, pur non essendo l’una meno piacevole dell’altra. Difatti, ad esempio, un lombardo parlerà facilmente la sua lingua, malgrado sia più inelegante della Toscana che, tra l’altro, è più avanzata.

 

ATTENDIBILITA’

Nelcaso tu voglia usare vocaboli particolari e difficili a pronunciarsi, per gli altri, il discorso sarà meno piacevole e pesante.

In ogni caso, pero’, un gentiluomo non puo’ astenersi dal pronunciare frasi oneste che siano giuste e responsabili nel loro significato, altrimenti falserebbero il vero senso dell’attendibilità.

 

TERMINI

I l nostro gusto per le usanze regionali è il vino della nostra voce e non la muffa delle cose smesse. Qualora una parola fosse sconcia, non bisogna fare come Dante che adotta ogni termine nel suo suono originale, ripetendo ad esempio nella Divina Commedia in maniera brusca e licenziosa: “fiche”, “pertugio” “buco” in tutta la loro cruda interezza, facendo arrossire i più deboli e le giovani donne.

Devi sapere che anche se due parole vogliono dire la stessa cosa, l’una è sempre più onesta dell'altra. Il dire che ho “fatto sesso” invece che ho “fatto

l’amore” è più dolce e meno riprovevole da udire.
Più adeguatamente dirai “il vago della luna”

e non il “drudo” per indicare l’amante.

 

SCONVENIENZE

E’più conveniente parlare di “fanciulla o amica” piuttosto che di “concubina,” come è più corretto chiamare meretrici le “femmine di mondo.”

Ora, non solo ci dobbiamo guardare dalle parole pesanti e inique, ma anche dalle brutte e volgari, specialmente se stiamo parlando con nobiltà di sentimenti. Per questa ragione forse Beatrice dovrebbe essere biasimata, quando in un passo del Purgatorio utilizzò un vocabolo da taverna in un suo pensiero.

Parimenti è disdicevole, equiparare il sole a “la lucerna del mondo,” poiché sembrerebbe di sentire l’odore dell’olio e della cucina.

Dunque, nelle nobili discussioni, si devono avere tali considerazioni e apprenderai di più e facilmente dai giusti insegnamenti che non da quell’arte chiamata retorica.

Bisogna abituarti ad usare parole gentili e modeste che non siano brusche a sentirsi.

Potrai dirai “Io non seppi dire”piuttosto che “Voi non mi capite” oppure “Pensiamo un poco prima di parlare” invece di “Voi sbagliate” o “Non è vero!” perché è amabile usanza scusare gli altri, anche se non sarebbe il caso.

Anzi si dovrebbe far tesoro degli errori dell’amico e prima di biasimarlo o rimproverarlo e assumersene le responsabilità dicendo: “Noi non ci ricordammo di fare cosi’ ieri.” come se lo smemorato fosse solo testardo.

 

BUONA FEDE

N el Decamerone, il personaggio di Restagnone si espresse alla seguente maniera: “se le vostre parole non mentono.”

Questo sta a significare che non bisogna mettere in dubbio la buona fede del prossimo, anche se qualcuno ti ha fatto una promessa poi non mantenuta, poiché non è educato farglielo notare.

Voi non siete stato sincero” non bisogna dirlo, a meno che tu nei sei costretto per salvare il tuo onore. Se qualcuno ti avrà ingannato dirai: “Non vi siete ricordato la vostra promessa?” Oppure: “Vi siete dimenticato”, etc., poiché queste espressioni non devono essere troppo dure e pesanti nei confronti del prossimo.

Infatti coloro che usano parole aspre e pungenti sono reputati persone rudi e si sfugge spesso la loro compagnia come si evitano i rovi e le piante spinose.

 

GARBATEZZE

Poiché ho conosciuto persone che usano maniere poco

garbate, che sono vogliosi di dire qualcosa ma che non esprimono il concetto e gli corrono dietro a mo’ di cane da inseguimento, mi guarderò bene da dirti quello che potrebbe essere superfluo da ricordare come cosa troppo palese, e cioè che tu non devi mai discutere se prima non hai chiaro nel tuo animo quello che devi argomentare, perché solo cosi’ i tuoi ragionamenti saranno ben partoriti e non un aborto.

 

TORTURA

Se tu non mi deriderai per i miei insegnamenti, allora non ti capiterà mai di contraddirti, dicendo: “Ricordatemi il vostro nome.”

Né balbetterai o farfuglierai a lungo per trovare la definizione giusta: “Maestro Arrigo. No, Maestro Arabico o meglio Maestro Agabito.” Cosa, questa, che suona alle orecchie di chi ti ascolta come una tortura.

 

REGOLE

Per buona norma, la voce non dev’essere né aspra né roca, nè stridente o cigolante come quella delle carrucole, nè potrai parlare mentre un uomo sta sbadigliando. Non è bene utilizzare una lingua forbita né una voce possente a nostro piacimento.

Chi non è dotato di una voce sonora o è balbuziente non cerchi di essere sempre pronto a blaterare, ma s’accontenti di correggere il proprio difetto restando in silenzio, poiché, con un po’ di impegno, si puo’ ovviare a una carenza di natura.

Non sta bene alzare la voce come un banditore o parlare piano da non far sentire chi ascolta.

E se non sei stato sentito la prima volta, non devi sussurrare la seconda volta, ma nemmeno gridare a meno che tu non dimostri d’essere arrabbiato.

Le parole devono essere ordinate secondo l’usanza del parlare comune e non inserite alla rinfusa come fanno certuni per stolto vezzo. Il parlare di questi rassomiglia piuttosto a quello di un notaio che legga in volgare un contratto stilato in latino piuttosto che al linguaggio di un uomo ragionevole.

 

DIALOGARE

Guardati, dunque, dal parlare pomposo che i più scambiano per filosofia, come succede in tutti i trattati del nostro messer Giovanni Boccaccio, tranne forse nel “Corbaccio.”

Non voglio perciò che tu t’abitui a dialogare in modo basso come usa la feccia del popolino o come la lavandaia e la rivenditrice di cibarie, ma piuttosto come i veri e garbati gentiluomini. Ti ho già dimostrato in parte, come si deve fare. Cioè, non dovrai parlare né di materia frivola, né licenziosa, né abominevole, sapendo scegliere i termini più puri e più appropriati oltre quelli dal suono argentino e dal significato migliore.

Inoltre, devi evitare ogni discorso inutile, scurrile, laido o infimo.

Fai anche attenzione a non ammassare le cose a caso e di legarle con troppo lungo studio, nè parlerai troppo lentamente o svogliatamente, ma come deve fare un uomo mite, proferendo i vocaboli con una dolcezza convenevole e non come un maestro che insegni a leggere e a scrivere ai fanciulli.

Cosi’ facendo, non masticherai né strascicherai le parole una dietro l’altra.

Se terrai in mente tutti quest’ insegnamenti, il tuo dialogare sarà ascoltato volentieri dalle persone e manterrai il grado e la dignità che si conviene ad un gentiluomo bene educato e raffinato.

 

VELENI

Sono ancora molti che non sanno smettere di parlare e, come una nave spinta dallo slancio di partenza che non s’arresta per calare le vele, cosi’ costoro trasportati da un sincero impeto corrono, imperversando su cose già dette o parlando a vuoto, pur non avendo filo di ragionamento.

Ed alcuni altri sono cosi’ ingordi nel discutere che non lasciano spazio agli astanti, come vediamo sull’aia della fattoria un pollo che ruba di bocca all’altro pollo una spiga, cosi’ essi cavano i pensieri di bocca a colui che ha cominciato un dialogo. E sicuramente questi usurpatori stimolano negli altri il desiderio di azzuffarsi: perciò, se tu guardi bene, niente più di un diritto rubato inviperisce l’uomo. Ad esempio, quando apri la bocca per sbadigliare, c’è sempre qualcuno che te la chiude con la mano, o quando hai alzato il braccio per tirare la pietra, il bersaglio è subitamente fatto scudo da colui che ti sta dietro.

Cosi’, dunque, come questi modi, molti altri che tendono ad impedire la libertà altrui, vanno considerati spiacevoli e non degni di essere presi in considerazione. Al contrario, invece, chi inizia un discorso, per buona educazione, non va interrotto, affermando che tu conosci l’argomento. E se durante il delizioso racconto, qualcuno aggiunge qualche mera bugia, non bisogna torcere gli occhi o scrollare il capo come molti fanno, dando adito di non sopportare l’amarezza della bugia.

Naturalmente, questa, sarà una scusa inutile, anzi, è l’asprezza, l’acredine della loro natura selvatica che li rende velenosi nei confronti di chi li circonda.

Interrompere le parole degli altri è un’abitudine noiosa e chedà fastidio come quando qualcuno è in corsa e viene trattenuto.

Inoltre, è scorretto, quando qualcuno parla, che sia abbandonato dagli ascoltatori che non mostrano alcuna pazienza e rivolgono la loro attenzione altrove.

Non sta bene neppure che qualcuno mandi via una persona non invitata.

Si dovrebbe anche prestare attenzione alla persona che sta relazionando, in modo da non proferire in continuità: “Eh?” “Come?” “Cosa ha detto?”

Questo vizio sono soliti avere in molti.

E non è minor fastidio a chi dialoga bloccarlo o incepparlo.

Se qualcuno sarà pigro nel parlare non bisogna scavalcarlo, né lo si anticiperà o gli si suggeriranno le parole, come se noi fossimo intelligenti e gli altri stupidi.

Molti, infatti, potrebbero reagire male specie se si ritengono ottimi oratori, perciò crederanno che tu non li stimi per quello che reputano di valere.

Sappi che tutti credono di essere dei maestri, anche se non lo ammettono.

 

ASTENZIONI

Unuomo educato si astenga dal parlare troppo, specialmente se difetta di cultura, non solo perché è giusto che uno parli senza commette troppi errori, ma anche perchè il dialogante tende a sovrastare gli auditori come il maestro fa con i discepoli.

Dunque, non sta bene appropriarsi di tutta una platea, anche se non ci compete.

Non solo gli uomini ma anche molte nazioni cadono in questo tranello, risultando pettegole e tediose per le orecchie che ascoltano. Ed è fastidioso questo atteggiamento, cosi’ come il troppo tacere.

Zittirsi, laddove altri parlano o viceversa per darsi un tono, è stucchevole, poiché il dialogare è un aprire il proprio animo a chi ti ascolta, il tacere invece significa non mostrarsi, come a non esistere.

Come quei popoli che sono soliti bere molto durante le loro feste e una volata ebri cacciano via coloro che sono astemi.

I taciturni, di conseguenza, sono visti malvolentieri

nelle compagnie allegre e spensierate.

Piacevole è, quindi, dialogare ma anche stare in silenzio al momento opportuno.

 

IL MESTIERE DELL’ARTE

Inbase ad una cronaca molto antica, dalle parti della Morea, viveva uno scultore valente e di grande fama, tanto da essere soprannominato maestro Chiarissimo. Costui essendo già in là con gli anni, scrisse un suo trattato nel quale incluse tutti i suoi insegnamenti sull’arte scultoria, spiegando come si dovessero misurare le membra umane, le une in rapporto alle altre o prese singolarmente in modo che fossero corrispondenti e simmetriche.

Titolò il suo volume “Il regolo,” volendo significare che in base alla sua opera si dovessero raddrizzare e regolare le proporzioni delle statue create da altri maestri. Cosi’, da quel momento in poi, pure le travi e le pietre e le mura andavano ormai misurati con il regolo.

Ora, poiché la teoria è molto più semplice della pratica e la maggior parte degli uomini ( per lo più stolti) hanno gli istinti più appetitosi dell’intelletto, meglio apprendono gli esempi banali che i ragionamenti deduttivi, l’abile artista si sentì obbligato a fornire un esempio più specifico della sua teoria: prese del marmo e con grande finezza formò una statua precisa e perfetta nelle sue fattezze e misure, in base al suo trattato. Egli, avendo dato al suo libro il nome di “Regolo”, cosi’ chiamò la statua.

Ora, possa piacere a Dio, io spero di essere all’altezza del nobile maestro Chiarissimo, portando a termine una delle sue due regole: l’arte delle buone maniere. Ma, l’altra, l’arte della creazione, dovendo io osservare e tenere nei miei costumi le misure e le composizioni della sua opera,

non potrei in alcun modo farlo. Infatti, non posso io fare tutto quello che appartiene agli uomini, non è sufficiente possedere la scienza e la regola, ma necessita anche lo studio, la genialità e la pratica, altrimenti non si puo’ acquisire l’arte nè in breve tempo nè in pochi anni. Ed io, come tu puoi ben vedere, sono avanti negli anni.

Non per questo tu devi prestare meno fede ai miei insegnamenti, poiché, attraverso lo studio, tu puoi camminare a testa alta.

Se nella mia fanciullezza, quando il mio animo era tenero e arrendevole, i miei istitutori avessero saputo piegare e forgiare la mia formazione, oggi sarei bene educato similmente all’istruzione che sto cercando di impartirti. Per questo mi devi essere grato come un figlio, poichè, anche se le forze della natura sono immense, nondimeno essa è spesso vinta e corretta dalle usanze, iniziando presto a far fronte ai dettami della vita e a saperli manipolare prima che ci sovrastino.

La maggior parte delle persone non lo fa, viene sviata, anteponendo l’istinto alla ragione. Cosi’, seguendo l’istinto, credono d’ubbidire alla natura, quasi che il raziocinio non sia naturale negli uomini. Infatti, il nostro senno, essendo maestro e guida, ha il potere di mutare i costumi corrotti e di sopperire là dove la natura sbaglia. Noi, spesso, preferiamo non ascoltare, restando simili alle bestie nelle quali ci identifichiamo.

Se cio’ non fosse, se un maestro non addomesticasse i cavalli, rendendoli quasi dotti e mansueti, questi resterebbero di natura brada. Difatti molti di essi

camminerebbero con un galoppo sfrenato, mentre, invece, se ammaestrati, portati per mano dal maestro, vanno ad andatura quieta, saltando o girando ad andatura naturale.

Ora se il cavallo, il cane, gli uccelli e molti altri animali più selvatici, si sottomettono alla ragione dell’uomo, e imparano cose che la loro natura sconosceva o che ripugnava, essi diventano quasi virtuosi e prudenti.

Quindi, se noi prestassimo più attenzione agli insegnamenti, diventeremmo anche noi migliori e bene educati. Purtroppo, pero’, i sensi amano e appetiscono il piacere, avendo anche in odio la noia che facilmente allontanano, schifando la ragione.

Perciò l’intelletto richiede non sempre il piacere che può essere nocivo, ma il bene, anche se è faticoso e amaro da raggiungere.

Dunque, noi viviamo secondo i sensi e non secondo la ragione, come un povero malato a cui ogni cibo sembra salato o agre, malgrado sia delicato e gustoso, lamentandosi con la servitù che non ha colpa. Egli avverte anche la lingua oltremodo amara, senza possibilità alcuna di gustare il cibo.

Nello stesso modo la ragione che, per se stessa è dolce, a noi sembra amara o senza sapore. Difatti, noi, infantili e capricciosi, rifiutiamo l’assaggio, rispecchiano la nostra viltà, affermando anche che la natura è stolta e ingrata. E’ Evidente che se le bestie parlassero, non potrebbero affermare parola più sconcia.

 

LA RAGIONE

Noi ci classifichiamo fanciulli negli anni maturi, mentre nella vecchiaia vaneggiamo simili ai bambini. Ora, se la ragione non maturasse più degli anni, la nostra mente resterebbe inferma, in uno stato di cattività, spingendoci a comportarci male col nostro prossimo.

Quindi, non è vero che l’istinto acquista più forza e potere dell’intelletto.

Ed è cattiva osservanza superare i giusti limiti inerenti alla vita e ai costumi della nostra epoca.

Difatti, non è vero che l’uomo rispetto alla natura non ha freno né maestro, anzi ne ha due: la società e la ragione.

 

PARLARE PER PRIMO

Come ho già detto più volte, la natura non puo’ trasformare uno scostumato in beneducato senza il protrarsi dell’usanza nel tempo.

L’uomo che s’accosta alla natura, abituandosi ai suoi insegnamenti e affiancandosi ad essa come se fosse un suo famigliare, trova più piaceri ed ancora di più i conforti della vita.

Si racconta di un certo Teodoro, sommo maestro che pretendeva essere il primo attore a recitare sul palcoscenico perché affermava che gli spettatori si conquistano con le prime audizioni. Cosi’, innanzi a tutti, dovevano essere prima le sue parole.

Ora, giacché io non posso accordare il mestiere e l’opera con le parole, per le stesse ragioni che ti ho esposto prima, come lo scultore Chiarissimo fece egregiamente, mi sarà difficile mettere in pratica tutti i precetti che ti ho esposto nel trattato.

Il buio, tuttavia, si riconosce, quando c’è la luce. E s’impara il suono udendo il silenzio. Tu, essendo giovane, potrai apprendere abitudini leggiadre ed educate solo osservando modi gradevoli.

 

LE MANIERE

Ritorno a dirti che le maniere piacevoli sono quelle che

procurano serenità o almeno non la noia all’immaginazione dei sentimenti, né al gusto di coloro coi quali viviamo.

 

MISURA EQUILIBRIO E BELLEZZA

Tu devi sapere anche che gli uomini sono molto desiderosi della bellezza.

Al contrario detestano le mostruosità, gli inganni e le contraffazioni.

E questi sono privilegi di noi umani, poiché gli animali non sanno riconoscere il bello, il leggiadro e le proporzioni.

Quindi, noi dobbiamo apprezzare queste nostre qualità e tenercele care.

Ora, malgrado si possa difficilmente descrivere la bellezza, ad ogni modo, tu puoi avere qualche indizio sulla sua essenza. Voglio che tu sappia che la bellezza non è altro che una grazia proporzionata che nasce dall’armonia e nella misura delle cose. Posizione, questa, assunta da Bembo, nell’opera Asolani, scrivendo anche che dove c’è misura ed equilibrio, si trova la vera bellezza.

Oltre a questo, io ho inteso affermare da un altro scienziato e uomo dabbene che la bellezza è per pochi uomini, al contrario la bruttezza è per molti.

Come tu puoi ben constatare guardandoti attorno, le donne belle sembrano tutte uguali, mentre le brutte sono diverse l’una dall’altra. Cosi’, queste ultime, avendo gli occhi deformi e sporgenti, il naso piccolo, le guance paffute, la bocca piatta, il mento sporgente e la pelle brunastra, pare abbiano il viso composto dello squilibrio di molte donne, giacché, alcune membra di esse, se tenute nel contesto singolarmente, sono bellissime, ma se insieme sono sgradevoli a vedersi come se fossero prese, come ti dicevo, in prestito ora dall’una, ora dell’altra.

Voglio anche dirti che il sommo pittore Seusi ebbe a modelle una miriade di fanciulle calabresi. E solo ragionando e usando tutto il suo mestiere, le poté idealizzare, dipingendo le loro membra in maniera sublime come fossero nella bellezza di Venere. Quindi, la bellezza, non è solo nel corpo, ma anche nel sentimento, nel dialogare e nel porgersi con grazia al proprio prossimo.

 

PARAGONE

Ora, a questo punto, voglio farti un esempio di bellezza disarmonica che ha una sua connotazione: se tu vedessi una nobile donna, ornata di gioielli, mentre lava piatti e stoviglie nel lavatoio pubblico, anche se non t‘importasse di lei, ti dispiaceresti di classificarla povera, sporca e di bassa condizione. Né ti verrebbe voglia di lei per assaporarne presenza, parole, odori e sapori, classificandola nell’insieme fuori posto, discordante e sconveniente ad avvicinarla.

 

LODE

E’bene che tu guardi con grande impegno le sconvenienti e disordinate maniere che ti proporrà il destino, poiché ti sarà disagevole venire a conoscenza d’ogni cosa che sia adatta e conveniente a te, in quanto piace più sentire che capire.

Non di meno, puo’ spesso avvenire che quello che piace ai sensi non piace alla ragione, mostrandoti, come ho già detto in altre pagine, che l’uomo si deve vestire all’usanza degli altri, affinché non si mostri di volerli riprovare e correggerli. La quale cosa è fastidiosa per la maggior parte della gente che ama essere lodata, ma questo non piace agli uomini intelligenti, perché i panni che appartengono agli altri di un tempo passato, non si accordano con la gente che è del nostro secolo.

Sono anche spiacevoli le persone che si vestono dal rigattiere, indossando abiti dalle forme e dai colori discordanti fra di loro, tanto da apparire volgari.

Molte delle cose anzidette a buon diritto si ripetono, in quanto non ci sono misure osservate dagli uomini, delle quale al presente parliamo, né la buona educazione è di tutti o in accordo con la società in cui stiamo vivendo.

 

INTELLETTO

E’dadire che la mente dell’uomo è aggredita dal diletto e dal piacere, ma io ho voluto dividere i sensi e l’istinto dall’intelletto, affinché ciascuno li possa identificare più facilmente, collocandoli al giusto posto.

Infatti, sentire e gustare è cosa facile, ma capire non è da tutti, soprattutto per quando riguarda la bellezza, la leggiadria e l’avvenenza.

 

LE CONVENIENZE

L’uomo non si deve accontentare di fare bene le cose, ma deve anche applicarsi e farle nel migliore dei modi.

L’armonia non è altro che una luce risplendente della convenienza delle cose che sono perfettamente in ordine o separate le une dalle altre.

Senza tali considerazioni, infatti, il bene non sarà piacevole né la bellezza sarà gradevole.

E come i cibi sani e salutisti non piacerebbero agli invitati se fossero insipidi, o peggio di gusto cattivo, cosi’ similmente i costumi delle persone che, anche se non fossero di per sé nocivi, ma sciapi e aspri, non potrebbero essere considerati leggiadra dolcezza, grazia e raffinatezza.

Per questo motivo ogni vizio deve essere rifuggito poiché è sconcio e sconveniente.

Infatti, gli animi temperati e saggi avvertono l’indegnità di tali vizi .

Ora, si conviene a chi ama d’essere piacevole nella conversazione, allontanandosi dal malcostume, soprattutto se infimo come la lussuria, l’avarizia, la crudeltà e dagli altri, di cui alcuni sono vili come la golosità e l’ebbrezza, altri scellerati come uccidere.

 

COMPORTAMENTO

Poiché io ho voluto rappresentarti gli errori degli uomini, non devo preoccuparmi di esporre la natura delle debolezze e delle virtù umane, ma desidero solamente parlarti dei modi più o meno utili che noi dovremmo apprendere ed adattare.

Ti porto ad esempio il nobile Riccardo, che ti ho citato in altre pagine, i cui raffinati costumi stridevano con i suoi modi rozzi nel masticare.

Conviene, quindi, alle persone bene educate, avere riguardo per queste misure che ti ho detto, che concernono il comportamento, il vestire, lo star seduto, il camminare, lo stare composto in piedi, nelle parole, nel silenzio e nell’operare.

 

L’UOMO

L’uomo non si deve ornare, parlare o acconciare come una donna tanto che gli orpelli indossati ne modifichino le sue caratteristiche fisiche originali. Né deve fare come certuni che vedo con i capelli e barba arricciati col ferro caldo e con il volto e le mani trattare con modi e cure eccessive. Tali uomini, sarebbero disdicevoli persino per una meretrice che è solita

vendere la propria “mercanzia” in fretta, anche se svenduta. Né deve troppo profumare o emanare cattivo odore, affinché nessuno abbia l’impressione che sia un uomo da poco. Né, altresì, il profumo usato da una femmina, deve mischiarsi e paragonarsi a quello del maschio.

Io consiglio per la tua età certe acque distillate molto leggere e i tuoi abiti è giusto che siano adatti a quelli usati nel tuo tempo e in base alla tua condizione sociale, poiché, come ho detto prima, noi non possiamo modificare le consuetudini a nostro piacimento, ma solo il tempo e la società possono intervenire per trasformarle. Ad esempio, se tu hai le gambe molto lunghe, e i vestiti si usano corti, potrai cercare di adattare il tuo abbigliamento in modo che sia conforme il più possibile alla moda corrente.

E se qualcuno avesse le gambe molto sottili o molto grosse o addirittura storte è opportuno che non indossi calzoni troppo vistosi e colorati per non sottolineare questo suo difetto. Né il tuo vestito dev’essere troppo raffinato né arzigogolato e ricercato come quello di Ganimede, oppure, peggio indossare il corpetto stretto di Cupido.

Il tuo abbigliamento dovrà essere confacente alla tua persona, affinché non sembri che tu indossi i panni di qualcun altro. E soprattutto dovrà essere idonea alla tua condizione sociale, infatti, per meglio intenderci, il sacerdote non potrà vestirsi come il soldato e il soldato da giocoliere.

Devi sapere che Castruccio Castracane trovandosi a Roma in compagnia di Ludovico di Baviera, quest’ultimo duca di Lucca e di Pistoia, conte e senatore di Roma, per ostentazione del proprio prestigio si fece confezionare un abito di seta cremisi e si fece ricamare sul petto un motto a lettere d’oro: “Egli è come Dio vuole.” E di spalle altre lettere che dicevano: “E sarà come Dio vorrà”.

Questo vestito, mi pare chiaro, sarebbe stato più indicato per il trombettiere di Castruccio o per un suo porta bandiera. Ed anche se i re non devono sottostare ai dettami della comune società, devo tuttavia lodare il re Manfredi (figlio naturale di Federico II di Svevia) poiché si abbigliò sempre con tessuti verdi e gradevoli, senza mai uscire dai suoi modi raffinati. E’ bene ancora sottolineare che l’abito deve rispettare non solo il fisico ma anche lo stato sociale di chi lo indossa. Oltre a cio’, esso si deve adattare al quartiere dove noi abitiamo, poiché ogni contrada o paese possiede le proprie usanze e l’uomo deve attenervisi attentamente.

Le penne che i Napoletani o gli Spagnoli portano in testa, cosi’ come i ricami e gli sfarzi poco si addicono ai cittadini. Meno ancora le maglie metalliche della cotta o le armi, poiché, quello che va bene a Verona, non converrà a Venezia. Uomini cosi’ fregiati e ornati di penne non saranno a loro agio in una città pacifica e moderata, anzi, sembreranno ortiche e piante selvatiche, mischiati a erbe dolci e benefiche degli orti. Di conseguenza non sono ben accetti in altre compagnie, essendo cosi’ disuguali fra loro.

Oltre a cio’, un uomo nobile, non deve correre o affrettarsi per la strada, poiché questo conviene ad un palafreniere non ad un gentiluomo.

E non deve ansimare né sudare o camminare lento e sdegnoso come una sposa, e neppure dimenarsi nell’incedere, né terrà le mani penzoloni, né le protenderà e gesticolerà troppo come se stesse seminando i campi. Né, altresì, fisserà il viso degli altri come se ci vedesse delle meraviglie.

 

ARMONIE

Ci sono alcuni che nel camminare, sollevano i piedi in alto come cavalli spaventati e sembra che tirino fuori le gambe da un recipiente. Altri picchiano il piede per terra cosi’ forte che il rumore di carri è di poco superiore; c’è chi dimena o stiracchia le gambe ad ogni passo o si alza i calzoni e chi, invece, scuote il sedere a pavoneggiarsi.

Sono cose spiacevoli e poco affascinanti.

Infatti se il tuo destriero per caso mostra la lingua o la bocca aperta se ne terrebbe conto per il suo costo, anzi troveresti meno acquirenti non perché meno forte, ma perché meno leggiadro.

E se l’armonia s’apprezza negli animali, ed anche nelle cose che non hanno anima né sentimento, noi ci rendiamo conto che non tutto ha il medesimo prezzo, qualora l’uno abbia maniere gradevoli e l’altro sporche e sconvenienti.

Quindi, secondo te, queste armonie non si devono cercare e procacciare negli uomini?

 

DA NON FARE

Nonsta bene grattarsi sedendosi a tavola e l’uomo si deve trattenere anche dallo sputare o almeno lo deve fare in modo discreto. Ho sentito parlare di paesi dove non si sputa mai. Quindi, possiamo provare noi a trattenerci almeno in certe limitate circostanze.

A tavola, dobbiamo evitare di prendere grosse porzioni di cibo per poi divorarlo con ingordigia, procurandoci singhiozzo ed ansia o altra spiacevole conseguenza che disturberebbe la compagnia.

Non é corretto neppure asciugarsi i denti con il tovagliolo e meno ancora con le dita: sono gesti volgari e riprovevoli.

Né bisogna sciacquarsi la bocca e sputare il vino in pubblico o correre ad appartarsi per farlo.

Infastidisce, inoltre, chi si alza da tavola con lo stuzzicadenti tra le labbra come un uccello con la pagliuzza nel suo becco, o, peggio, sopra l’orecchio come fosse il gesto usuale di un barbiere.

E chi porta legato al collo lo stuzzicadenti sbaglia: perché oltre che essere uno strano oggetto addosso ad un gentiluomo, ci fa ricordare il maniscalco sopra una panca che mostra agli altri di essere equipaggiato per le necessità del suo mestiere. Non capisco perché questi signori, allora, non portino anche il cucchiaio legato al collo.

Non è conveniente neppure sdraiarsi sopra il tavolo, nè rimpinzarsi la bocca di cibo, cosi da gonfiare le guance. Né bisogna abusare di vino per non mostrare delle conseguenze poco gradevoli che sono degli ubriaconi.

Stimolare le persone a mangiare troppo non è convenevole, anche se qualcuno non lo trova ingrato, poiché anche se ti dimostri affabile e premuroso con i tuoi invitati, loro intendono che non li fai mangiare come più desiderano, in piena libertà.
E non sta bene dividere il cibo del proprio piatto con il vicino, tranne che non sia un nobile a proporlo, in modo che sia un onore per chi lo riceve, mentre per i simili di condizioni, se qualcuno dona all’atro, è solo per farsi più importante.

E talvolta il dono che si offre non è sempre ben accetto da chi lo riceve.

Senza togliere che il convitto dev’essere abbondante di portate, una pietanza non va servita se non è sufficiente per tutti i commensali.

Né si deve rifiutare quello che ti è portato, come si conviene alla buona educazione, altrimenti sembrerebbe disprezzare o rimproverare chi ti ospita.

Invitare a bere, facendo molti brindisi, è in se stesso biasimevole, poiché non è ancora entrato in uso nei nostri paesi. Quindi, non bisogna farlo. E se qualcuno t’inviterà a farlo, potrai tranquillamente non accettare l’invito, oppure assaggiare il vino per cortesia senza bere oltre.

Malgrado questo, il brindisi, secondo quello che ho sentito affermare da molti uomini letterati, sia un’antica usanza proveniente dalle parti della Grecia, in cui elogiano molto un esimio personaggio di nome Socrate che prese a bere per una notte intera, facendo a gara con un altro illustre comico dal nome Aristofane, il quale, la mattina successiva, verso l’alba, fece un difficile calcolo geometrico senza sbagliare, dimostrando che il vino non l’aveva disturbato affatto.

 

LA PESSIMA ABITUDINE DI BERE

Ora, malgrado alcuni affermino che gettarsi nei pericoli mortali fa l’uomo coraggioso e impavido, non si puo’ dire che essere avvezzo ai “pericoli” della cattiva educazione rende le persone temperate e di buon costume.

Bere una gran quantità di vino per gareggiare mette a dura prova le capacità del bevitore, e vuole essere prova e testimonianza della nostra forza di carattere per abituarci a resistere e vincere le grandi tentazioni, anche se io stimo che le dimostrazioni di questa gara, siano frivole e banali.

E trovo che gli uomini letterati, per scialo e sontuosità, parlano spesso di loro, lasciando vincere il torto e perdere la ragione.

Di conseguenza, pochi volevano, invece, scoprire il vizio del bere che era forte nella città di Atene, dove nessuno voleva ammettere che lo fosse, per timore di cadere nella sventura di Socrate: egli, per il suo modo di biasimare tutti, compresi i potenti, fu tacciato di eresia e di altri nefandi peccati, come corrompere i giovani, per cui fu condannato a morte ingiustamente.

Non meritò certo lode Socrate per aver bevuto tanto vino quella notte, più e più di quanto ne avrebbe tenuto una botte. E se non gli procurò nessun disturbo fu grazie al suo robusto cervello piuttosto che alla sua continenza di uomo bene educato.

Cosi’, checché ne dicano le antiche cronache, io ringrazio Dio che non ci sia pervenuta questa pessima abitudine d’oltralpe insieme ad altre

tragedie, poiché non ci si ubriaca solo per gioco, ma anche per lezioso snobismo. Né crederò mai che la moderazione e l’ indigenza che voleva dimostrare Socrate, si debba apprendere da un maestro qual è il vino e l’ebbrezza.

 

SMORFIE

Nonci si deve spogliare, né soprattutto togliere i calzoni in pubblico, poiché questo gesto potrebbe anche scoprire quelle parti del corpo che si coprono normalmente e sarebbe certo motivo di vergogna di fronte agli altri.

Non ci si dovrebbe neppure pettinare né lavare le mani tra le persone poiché sono cose da farsi in stanze chiuse e non in pubblico; salvo, per quanto riguarda il lavarsi le mani, prima di sedersi a tavola.

A questo punto conviene lavarsele apertamente, anche se non ce ne fosse bisogno, affinché chi intinge nel tuo piatto sia certo che tu sia pulito.

Non ci si deve mostrare con la cuffia in testa di notte, neppure allacciarsi i calzoni in presenza della gente. Ci sono alcuni che hanno per vizio di torcere la bocca o strabuzzare gli occhi o gonfiare le gote e sbuffare o di riprodurre smorfie sconce sul viso.

Conviene che costoro se ne astengano. Infatti, la dea Minerva, protettrice delle arti , un giorno, si dilettò a suonare la cornamusa a suo piacere sopra una fonte. Specchiatasi nell’acqua, si accorse delle strane smorfie che era necessario fare con il viso per suonare e se ne vergognò tanto che gettò via la cornamusa.

E fece davvero bene, perché non è strumento da femmine, anzi non conviene neppure ai maschi se non a quelli di bassa condizione che lo fanno per diletto e mestiere.

E quello che io affermo per il viso lo estendo anche

a tutte le membra: non sta bene mostrare la lingua, nè stuzzicarsi la barba come molti sono soliti fare,

neppure stropicciarsi le mani l’una con l’altra, ne sospirare ed emettere lamenti, né tremolare, né scuotersi, né stiracchiarsi gridando “Ohimé, Ohimé” come un bifolco che si sveglia in un pagliaio.

E chi fa rumore dalla bocca in segno di meraviglia e talora di disprezzo, si trasforma in cosa brutta come puoi vedere. E le cose contraffatte non sono troppo lontane da quelle vere.

Non si devono fare risa sciocche né grasse o fragorose, né ridere per abitudine, ma per naturalezza. Né dovrai ridere delle tue battute perché sarebbe un compiacerti di te stesso. Tocca ridere a chi ascolta non a chi parla.

Non voglio che tu sia portato a credere che siccome ciascuna di queste cose costituisce un piccolo errore, tutte insieme siano sempre un piccolo errore, al contrario, si tratta di un immenso errore.

E tanto minori sono, tanto più è necessario che le persone ci facciano caso, poiché non ce ne si rende conto facilmente, ma entrano nella consuetudine comune. E, come le spese minute consumano un capitale, se protratte in continuità, questi leggeri peccati guastano per numero e molteplicità la buona educazione.

Perciò è meglio non sottovalutare queste cose.

Bisogna anche considerare come l’uomo muove il corpo, soprattutto nel dialogare. infatti accade assai spesso che una persona è talmente attenta a quello che racconta da non interessarsi al prossimo; e sbaglia chi muove il capo e chi strabuzza gli occhi o leva un sopracciglio in alto sulla fronte e l’altro giù sul mento.

Un tale torce la bocca, un altro sputa addosso o sul viso a coloro con i quali discute. Si trovano anche coloro che agitano le mani, quasi volessero scacciare le mosche: tutti questi sono davvero maleducati e spiacevoli.

Ho già udito raccontare che un valente uomo di nome Pindaro, celebre poeta soleva dire che tutto quello che è raffinato e soave fu creato dalla Leggiadria e dalla Avvenenza.

 

FINALE

Oradovrei parlare di coloro che escono dal loro studio camminando fra la gente con la penna sull’orecchio ?O di chi porta il fazzoletto in bocca? O di chi mette le gambe sopra la tavola? E di chi sputa sulle dita o per terra? O d’altre innumerevoli sciocchezze?

Tutte queste cose non si potrebbero neppure raccogliere né io mi voglio in generale mettere alla prova; anzi, sicuramente molti altri affermeranno che questi miei dettami sono stati inutili e ridondanti.

 

 

 

GALATEO MODERNO

E

DELL'AMORE

 

SCRITTO DA

 Ferdinando Giannone Elisabeth Guggeri

 

PREMESSA

Vogliamo anche noi, punto!, ora condurvi per mano con amabile e sottile ironia, usando sorrisi e tenerezza, nel viaggio della vita, nell’amore, nel buon vivere e nelle belle maniere.

Elisabeth Guggeri & Ferdinando Giannone 

 

 

GESTI D’AMORE

Lamore è voluto primariamente dalla possessiva Eva nella Genesi, mentre porge il frutto ad Adamo.

Mangia, è buono...” impone sprezzante.

Gli uomini della pietra dipingevano sui muri delle caverne le loro gesta di cacciatori, forse anche quelle dell’amore.

Nel duecento i grandi poeti siciliani stornellavano l’amore fra i fiori rosati dei fichi d’india e i bianchi delicati gelsomini.

Altre storie ci arrivano dalla Provenza, con Orlando che impazzisce d’amore per Angelica, prima della battaglia di Roncisvalle, dove cade sanguinante e privo di vita.

Poi il dolce Stil Novo, poesia cavalleresca ed innovativa che “modernizza” l’amore per la donna. E ancora il sommo “cesare” Petrarca che idealizza Laura fra chiare e dolci acque, mentre Dante, oltre a mettere l’umanità tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, si esalta nel descrivere Beatrice come la donna che è cara, gentile, bella e garbata nel saluto.

Non da meno sono gli altri secoli, con Caravaggio capace di uccidere un uomo per una femmina di taverna, Casanova, incipriato e sicuro di sé, ama ogni donna che ha la fortuna d’incontrare e per amore fugge dai “Piombi”, Leopardi muore di solitudine non conoscendo l’amore non certo per sua colpa, ma per tutte le malattie che lo affliggevano, Foscolo che cercava donne maritate d’alto lignaggio e costretto ad essere eterno fuggiasco, Pascoli, forse infelice e incestuoso per aver amato la sorella, D’Annunzio che non poteva fare a meno di possedere una donna, o più donne per notte, e altri poeti che, amando o odiando, cantano la donna ancora oggi e che io educatamente saluto.

 

ELOGIO SULL’AMORE

L’amore bisogna imparare a conoscerlo, ad averlo in sé e dividerlo con gli altri.

Dire ad un uomo “Ti amo” non è la stessa cosa di dire “Ti voglio bene.” Le frasi dimezzate, o che sanno di sciocca e odiosa muffa, non si proferiscono nemmeno alle persone che si conoscono appena.

Chi non dice apertamente all’altro partner “Ti amo,” pensando che sia inutile o possessivo e usa, per sua convinzione o eccessiva timidezza o strafottenza, la frase “Ti voglio bene,” è un asino maldestro!

In amore il pensiero dev’essere libero, e libero il nostro corpo d’amare, e libero di essere profondo, libero di usare le parole che danno più significato all’amore.

Considerare il bene al pari dell’amore, significa non librarsi, non unirsi alle ali di un airone per non viaggiare in alto, nel rosa e nel vento della fantasia, fuori dalla materialità delle cose e dalla pesante pietrificazione dell’uomo.

 

LA VERGINITA’

E' sbagliato, in amore, affermare che l’uomo non bada più se la donna prescelta ha avuto una copiosa quantità di uomini. E le donne fanno male ad accettare questa pessima filosofia.

Anche se i tempi si sono evoluti, il maschio, distingue tuttora una donna vergine da una che ha avuto uomini che si possono contare sul palmo della mano o una serie infinita di maschi, non più ricordabili tanti sono stati.

L’uomo ha buona ricordanza in questo, sa contare come a ricordarsi di avere denaro fra le dita. Sapere che la donna con cui vive ha avuto un solo uomo lo fa soffrire. Venire a conoscenza che l’hanno posseduta decine di uomini, lo fa macerare nella gelosia. E non sempre l’uomo non lo rinfaccia, anzi, forse lo fa per tutta la vita, spesso con ammiccamenti o con cupi sottintesi, o, piuttosto, e non c’è da stupirsi, sta zitto a metà percorso, dove qui finisce la loro storia. Faccio un termine di paragone: se un uomo non ha mai avuto pendenze giudiziarie è visto magnificamente, a prescindere che possa essere anche una brutta bestia da soma. Se ha commesso un piccolo furto, chi lo avvicina storce il naso. Se ha perpetrato più crimini, mettiamo rapine ed altro, è allontanato come un appestato. Voglio dire che in ogni fine c’è un limite. E non sempre l’uomo perdona chi abusa del proprio sesso, considerandolo un comportamento non dignitoso.

 

RICATTI IN AMORE

Chi ama non fa ricatti di sesso.

L’amore è generoso.

Nessuno si puo’ permettere di pressare il partner ai seguenti modi: “Dammi la prova d’amore.” “Io ti sposo.” Se non lo fai non mi ami.” Dopo staremo insieme tutta la vita ed ecc. ecc.”

L’amore non fa cosi’. L’amore è verginità inviolata, è sacro. L’amore è paziente.

 

IL BACIO

Il bacio è “Umido fra le labbra, pesca odorosa, piacere di condurre il cuore nella bocca, smarrimenti e sensazioni, appagamenti e realtà delle molte verità d’amore che proviamo per l’altra carne.”

Chi nella vita non ha mai ricevuto un bacio? E le sensazioni sono sempre gradevoli come ho già detto prima?

Certo, il bacio ci fa sentire più sicuri, più dolci, più palpitanti e rimane inamovibile dal cuore, dai sensi e dalla bocca degli innamorati.

Bada bene, pero’, ci sono anche motivi d’igiene da rispettare. Unire le labbra o incuneare la lingua nella bocca del tuo amore, significa anche entrare in contatto con milioni di germi.

Rimane educato colui che si lava e si sciacqua la bocca per più minuti prima di concedere un bacio.

 

SBAGLIO IN AMORE

Ci sono modi di cominciare una storia d’amore che spesso sono sbagliate.

Una donna, ad esempio, che dice ad un ragazzo appena conosciuto: “Sono ancora vergine.” Anche se non lo è.

E il ragazzo ancora a vantarsi: “Ho avuto decine di donne.” Anche se non corrisponde alla realtà.

Questo, sta a significare la dubbia maturità delle due parti.

La verità, infatti, nell’amore, è come il seme nel solco, se c’è linfa cresce, altrimenti marcisce come la verità detta e mai rispettata.

 

L'ODIO

Ci sono due tipi di odio nell’umanità: l’odio delle dispute e delle battaglie, dove un uomo puo’ trarre anche godimento nello staccare la testa dal busto del nemico e l’odio d’amore che è sottile e spesso vendicativo fino all’inverosimile.

In altre circostanze, l’uomo è più vendicativo, ma nel gioco dell'amore, pero', la donna non ha rivali.

Costei, se inizia ad odiare, smette di essere gentile, appesantisce il suo spirito e studia sottili arti vendicative in base al torto subito: spesso litiga, si nega a letto, centellina i suoi baci, mette blocchi di sale nelle minestre, pur mangiandone anche lei, e via di seguito su questo tono, se non di peggio.

Sembra oltremodo assurdo, ma è cosi’: in questa nostra società individualista, la donna esplode nel carattere e si massifica nel vestire, nei comportamenti e nel raggiungere traguardi pietosamente egoistici e agonistici, nei quali c’è più odio di quanto si pensi.

L’odio è nella natura intrinseca del nostro globo: un fiore, se bistrattato e lacerato appassisce all’istante.

Una bestia, sbrana se prova odio verso qualcuno, compresi i cani che prima di attaccare ed azzannare alla gola mostrano negli occhi rossore e odio evidente.

Non da meno è l’uomo, che se odia, si vendica alla maniera più vicina al suo modo di ragionare, per lo più irrazionale e violento.

Mentre, in amore, l’odio della donna è estremo e viscerale, più forte d’ogni cosa o dell’amore stesso, poiché cerca rivalse e pretende l’ultima parola.

 

IL RIMPIANTO

Nell'istante in cui trapassiamo, di noi restano principalmente un tumulo di terra, il ricordo e il rimpianto.

Dell’amore provato per il partner che ci ha lasciati, spesso rimpiangiamo anche le parti che in vita ci sembravano violente, stucchevoli o poco serene.

Oppure, apparentemente odiate o non amate.

E’ certo che la morte, quando si ama con animo nobile e fiero, dovrebbe arrivare congiunta, mai da sola.

Se l’altra metà ci lascia, restiamo cosi’ dilaniati che quasi non sopravviviamo, sorridendo unicamente al ricordo e al rimpianto di una sua parola, magari detta fra i denti, o al ricordo di un bacio, o di un abbraccio più intenso, o del posto dove di solito si sedeva e ci guardava, stupendoci ora di trovare il vuoto. E il pianto è il solo conforto delle ore che ormai confermano la nostra solitudine.

In amore, ci sono i rimpianti che restano chiusi nella parte fredda per stupido orgoglio e quelli che si esternano con il calore del proprio sentimento. Ma, in ogni caso, anche se c’è stata serenità o pioggia, ombre o asprezze, i ricordi e i rimpianti rimangono sempre vivi, ci lasciano dolcezze e non hanno mai fine.

 

SCOPPIA LA COPPIA?

L'indifferenza, l’insofferenza, l’egoismo e il voler prevaricare l’altro in amore, fa brutti scherzi: non è affatto vero che la coppia normale che sta troppo insieme, troppo unita, troppo “incollata”, prima o poi scoppia, entra in crisi e noia.

E' insensato, pretestuoso, sciocco e non educato, affermare cio'come spesso molti fanno.

Semmai, è il contrario, se c’è vero amore, disponibilità e pulizia d’animo, non basta il tempo di una vita per stare sempre insieme. Purtroppo, in questo nostro secolo, dove tutti affermano di essere grandi geni capaci di dare consigli al genere umano, assistiamo anche a questi fenomeni: ognuno, vuole che gli altri si specchino in loro, anche se sono infelici o se stanno per naufragare o non essere più sicuri della propria dignità.

 

SIMPATIA E CONQUISTA

Non bisogna usare il solito “Hai da accendere?” Una ragazza per bene, oltre che le sigarette, anche se è inutile e dannoso fumare, ha sempre a portata di mano un accendino dalla forma particolare. Pensare che la sigaretta renda più macho o più femminile è una vera illusione, una catastrofe.

Non si conquista la simpatia e l’amore con una sigaretta.

Ci vuole ben altro e siamo certi di poterlo dimostrare nel proseguo del nostro cammino.

In ogni caso, non dev’essere la donna a chiedere ad un uomo, “Hai un fiammifero?” Semmai è l’uomo che chiede di accendere, facendosi porgere i cerini o l’accendino, per poi egli stesso chiudere la fiamma. Mai accendere la sigaretta ad un uomo per la strada o in una discoteca o locale pubblico, tranne che i due non siano in intimità o confidenza. Ricordatevi che in amore non c’è spazio né tempo, né luoghi, né cielo, né prati, né animali o altri esseri umani se non i due partner che s’incatenano e si serrano nel loro amore.

Amarsi è anche confrontarsi, cercarsi e trovarsi, poiché non esiste donna o uomo al mondo che non possano conquistarsi.

Nel Romanticismo, quando una damigella buttava per terra il fazzolettino o i guanti per attirare l’attenzione del maschio, non era sbagliato.

Oggi la donna è più “viva”moderna ed emancipata.

Quindi, puo’ benissimo ancora sfruttare questa tecnica, facendo magari rotolare alcune monetine con nonchalance dal suo porta monete.

Se l’uomo è palesemente interessato le raccoglie ed è fatta, altrimenti tira dritto.

 

IN DISCOTECA

In discoteca preparate le guance in modo che vi restino o per naturalezza o per rossetto rosseggiate.

Poi, simulate un’ingenua timidezza e via, invitatelo sfacciatamente a ballare!

Comunque, non disperate se non riuscite nel vostro intento.

L’amore vi farà soffrire, ma è indubbio che deve essere il vostro gusto a scegliere l’uomo che dovrà amarvi.

E non amareggiatevi se la serata è andata male, fumando una sigaretta dopo l’altra o bevendo alcolici o di peggio.

Né dovete entrare in macchina come a saltare sul cavallo ed andare a briglia sciolta.

Se è pericoloso fumare e bere, è ancora più micidiale andare a velocità folle o non rispettando i segnali stradali come se foste “solo voi” a circolare sulle strade.

Ricordatevi, soprattutto, che avete una vita sola e che va vissuta con intera dignità fino alla fine.

 

SICUREZZA

Sii sicura con te stessa e sincera con gli altri.

Porta stima alla tua figura in ogni caso, non addolorarti se il tuo naso non ti piace o la tua bocca è piccola, i tuoi occhi non azzurri e i capelli non biondi, poiché l’uomo non vede queste cose se la donna ha altre qualità legate alla sua personalità.

Rimane impossibile enumerarti quante altre qualità ha una donna oltre la bellezza della carne. Dovrei sfogliare il vocabolario e fermami in ogni pagina buona, ma sappi che più qualità tu metti in atto e più un uomo ti adorerà. Nella vita e nel buon vivere non c’è prezzo migliore di avere accanto una donna moderna, sicura delle sue doti, che sappia gestire e godere appieno del suo uomo e che sappia consolidare contestualmente del tutto la sua vita.

 

CORTEGGIAMENTO

In una festa,quando un ragazzo vi interessa, evitare di stargli appiccicato come un geco sul soffitto. Non è piacevole girargli sempre attorno o placcandolo spesso. Evitate anche di ossessionarlo con finte scene di gelosia, essendo troppo presto perchè si affacci questo sentimento. Osservatelo, senza pero’ lasciargli troppo gli occhi addosso e senza fargli dispetti, pensando di rendervi interessanti. La stupidità paga. Nel caso si dovesse incuriosire di voi, mandategli sorrisi incandescenti. Se egli, dopo un primo approccio, vi offre una bibita o una fetta di torta, o qualcosa d’equivalente, baciatelo subito sulle gote e, facendo finta di sbagliare, sfiorategli, solo sfiorategli, le labbra. Se dopo cio’, non vi manda un bigliettino, un chiaro messaggio con gli occhi o un’amica comune a dire che gli piacete, lasciate perdere.

E’ facile che quanto asserito nelle mie ultime poche righe, farà arricciare il naso a qualcuno, ma tenuto conto che molti partner, oggi, passano facilmente dalle “prime parole al letto”, meglio comportarsi con l’audacia di un bacio che non con l’esempio dalle “prime parole al letto” assolutamente da evitare.

 

FIGLI ARTIFICIALI

La donna che decide di concepire un figlio da sola, in provetta o “manipolato”, ribalta la natura, anche perché spesso afferma: “Preferisco avere un figlio che non un uomo e il suo amore.”

Dichiarare questo, staccandosi dall’uomo come fosse la presa di una lampada, significa odiare il naturale senso di concepimento e se stessi.

Alcune donne moderne, ricordano il mito di Ercole e della forza: vogliono emulare questi, costi quel che costi, andando in cerca di prove titaniche da superare.

Non è certo cosi’ che si costruisce la propria vita e il cammino di un figlio che, prima ancora di nascere, è condannato a pene ingrate.

L’uomo ha bisogno della famiglia che non puo’ che essere cosi’ composta: nonni, padre, madre, figli e amore. Se manca, anche un solo componente di questi, è un disastro, immaginiamoci se ne mancano più di uno.

P.S.

Farsi forza secondo il proprio giudizio, anche se errato, o ottenere un egoistico appagamento sulla pelle d’un bimbo, è mostruoso ed inaccettabile.”

 

IL TRADIMENTO

Il tradimento ha sfumature e diramazioni diverse. C’è il tradimento dell’amico, del fratello, dei famigliari o di se stesso agli altri.

Il più feroce, pero’, rimane in tempo di guerra, dove, per un tradimento, si viene fucilati anche sul campo, mentre il tradimento fra i partner è il più coinvolgente perché implica il sentimento d’amore. Nella coppia, ormai, capita spesso una “sbandata” o un coinvolgimento “pericoloso.” I costumi si sono abbassati o rilassati e non sempre chi tradisce si comporta con intelligenza e amorevole indulgenza: se è deciso, lo fa in ogni caso, incurante delle feroci conseguenze.

Ci sono donne che tradiscono l’intera vita e il marito non se n’accorge nemmeno, scappandoci spesso qualche figlio fuori dal tetto coniugale. Per l’uomo, invece, è più difficile farla franca, poiché la donna è più ricettiva, accorgendosi presto se il compagno prende la strada per un’altra “signora.”

Esposto questi preamboli, una donna sposata tradisce solo se lo vuole. E solo se lo vuole si lascia coinvolgere da banali corteggiamenti per un uomo appena conosciuto o da un amico di lunga data. Poi, è fatale, se prosegue accettando gli sguardi non “puliti”o concupiscenti dell’altro, o se indugia su argomenti che nulla hanno a che vedere con i suoi principi d’onestà, è già nel tradimento. Lasciarsi coinvolgere da tutto questo è come giocare a poker: se non è nella tua intenzione non giochi e sai per certo che non potrai bleffare con la vita degli altri.

Se poi ci sono figli di mezzo, una donna non dovrebbe affermare, con falso orgoglio: “Sono

indecisa se lasciare mio marito, penso ai miei bambini…” e poi fa lo stesso quello che sin dalla principio era nelle sue intenzioni: prepara le sue valigie e pianta il marito. O viceversa, è il marito

che abbandona lei e i figli.

Io capisco che la natura dell’uomo non è una linea retta, ma seghettata e insicura, principalmente nelle forti passioni. Se qualcuno, trovandosi nelle linee sfaccettate, intende perpetuare il tradimento per soddisfare i suoi istinti e non la ragione, lo faccia, ma con eleganza, con stile, senza mentire sin dal primo approccio con l’altro sesso, o peggio, ingannare chi gli sta alle spalle.

L’onestà e la prudenza in questo secolo, dovrebbero essere il nuovo pane del nostro vivere. Invece, c’è una paura tremenda in noi e preferiamo fare sesso continuo, cambiare partner, luoghi e tempi, piuttosto che amare l’uomo che ci sta accanto.

Questo non significa che non possono nascere nuovi amori nel lungo cammino della propria vita. Il punto è che in questi ultimi decenni abbiamo soffiato troppa aria nella nostra mente, restando terribilmente immaturi per assumere decisioni risolute e crudeli.

 

SCAPPATELLE

La debolezza è spesso fonte dei nostri guai. L’uomo che si comporta male, sa cosa rischia. E’ come chi va in guerra,sa che puo’ morire. Ed essere permissivi alle sue scappatelle, significa che prima o poi chi è stato tradito rende pan per focaccia, o perlomeno non dimentica, vivendo in un malessere continuo.

Sapere che il tuo uomo ha dormito con un’altra donna, odorato la sua pelle e l’ha baciata e penetrata, deve far riflettere una moglie o una fidanzata.

Il detto chi sbaglia deve pagare, è appropriato in questo caso: chi deroga da questa massima, lo deve fare con profonda deduzione e rarissimamente.

Fare scappatelle significa offendere colui o colei che si ama. E chi riceve l’offesa ne porta in ogni caso i segni per lungo tempo. Se ne deduce che: “Sbaglia di più è chi fa le scappatelle e non chi qualche volta le perdona.”

 

CHI AMA

Chi ama non sa mentire, o se qualche volta lo fa è solo per difendere il suo amore: quindi, non classificabile nella voce degli inganni.

Chi ama ha fitte deliziose nel suo petto, è come se una pallottola di miele gli penetrasse il cuore o come se lunghe fiamme di dolcezza lo divorassero interamente. E anche se qualche volta mette in mostra delle puerili bugie, che in fondo sono nella natura dell’uomo, non deve farsene eccessivo cruccio, l’importante è non ingannare e non mentire mai sulla natura sincera del suo amore.

 

CULTURA D’AMORE

L’amore è per tutti, ma se non lo sapete coltivare, diventa per pochi.

 

IL LITIGIO

Mai litigare e subito dopo, con il partner ancora esterrefatto di fronte a voi, telefonare agli amici con voce gentile. Né è possibile pretendere dal partner di sbrigare una faccenda in casa, principalmente in cucina, se non sa come muoversi; bisogna prima insegnargli con l’intelligenza del buon maestro come friggere almeno due uova al tegamino o come maneggiare la scopa. Ci sono convinzioni che non vogliono entrare nella nostra mente, convinciti: “L’amore è anche insegnare.”

 

DIFETTO DI UOMO

L’uomo è spesso maldestro con una donna e si lascia sfuggire delle sane e piacevoli occasioni, come baciarla, possederla o altro. Egli, per non sapere agire compostamente, con gentilezza e savoir faire, si lascia sfuggire spesso una donna che è quasi stesa nel suo letto, anche se lei vorrebbe ardentemente restare. E’ importante nell’uomo una frase dolce e sensata: a volte è sufficiente un gesto, un fiore al momento giusto ed è fatta. Al contrario, quando l’uomo diventa volgare, precipitoso e lagnoso e sussurra rosso in viso: “E dai, facciamolo, non lasciarti pregare, siamo moderni, vieni, che ti costa” volendo subito arrivare al sodo, sbaglia e perde preziose occasioni.

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DIFETTO DI DONNA

Anche la donna in certi casi ha le sue pecche: fraintende con facilità, avvampa per cose che possono essere tralasciate, ed equivoca insicura, chiudendosi spesso in mutismo ed orgoglio che non lascia speranza all’altro partner.

Una donna debole, che si fa vittima, non è bene accetta dall’uomo, nè dagli amici, nè nel lavoro e nè in società. Al contrario, se dimostra troppa durezza, non ottiene nulla.

La felicità sta nel sapersi contenere e nel pesare le proprie concessioni, non è consigliabile essere in perenne conflitto con se stessi e con il prossimo.

La vita non è solo una guerra, ma anche sacrificio.

Ogni donna dev’essere forte e dolce come l’acqua che beve e il pane che mangia, malleabile se necessario, ed agire solo quando è sicura dei suoi convincimenti. Non deve farsi trascinare nel vortice delle futilità, nelle illusioni, nell’ira o nello sconforto.

 

NELLA COPPIA

Quando il vostro partner rientra per il pranzo o per la cena, fategli trovare la tavola apparecchiata. Non c’è cosa che infastidisce di più, per chi rincasa trovare il desco vuoto.

L’amore è anche fatto di cibi caldi come i baci. E se l’uomo non sa cucinare, impari.

 

IINVITO A CENA

Un incontro d’amore si puo’ consolidare con una cena importante al ristorante, oppure in casa. In questo caso, per ottenere un ottimo risultato, è sufficiente usare molto charme, mettendo sulla tavola apparecchiata in maniera semplice ma ordinata, pane biondo e salame affettato a coltello sull’asse di legno, accompagnato da “frivolo” champagne francese, meglio se di gran marca.

 

L’AMORE DEFINITIVO

Non illudetevi. L’amore è per l’amore. Chi non possiede questo sentimento ed ha l’animo arido e un giardino senza fiori, non puo’ aspirare a questa tenera percezione.

L’uomo è meno pignolo della donna, ma, dopo la recente emancipazione sociale, anche lui si adatta e bada alle minime cose.

Quindi, se volete che sia definitivamente vostro, non mostratevi taciturna o ombrosa, non tenetegli il broncio per più di un minuto, siate disponibili, mostrate spesso per lui un piccolo sorriso. Non litigate per andare al cinema o in discoteca. Potete benissimo, senza per questo infiammarvi, scegliere una volta l’una e una volta l’altra. Non fategli mai la faragginosa battuta: “Forse è meglio far vacanze separate!”

Infine, la gelosia, dev’essere come il sale nella spaghettata, se strafate diventa troppo salina, mentre, al contrario, è risaputo che gli amici sono necessari, ma se voi gli dimostrate, magari senza farlo apposta, che preferite più libertà e stare di più con i compagni che con il vostro amore, non c’è futuro su questo.

 

PRIMO INCONTRO

Al primo incontro non andate all’appuntamento troppo scollacciate e “vivide” di trucco. l’uomo potrebbe fraintendere e prendersi delle licenze “anticipate”, o al minimo fare delle antipatiche allusioni. Vestitevi elegantemente sportive, senza chili di gioielli al collo e alle mani. E’ preferibile indossare pochi ninnoli d’oro bianco o d’argento.

Se vi conduce in un locale per bere qualcosa, ordinate un alcolico o leggermente alcolico, tranne che siate astemi, non certo un aperitivo tipo gazzosa, altrimenti potrebbe pensare che l’alcool vi da alla testa e non avete fiducia in lui.

Se vi porta al ristorante, apre lui la porta e d è lui che si rivolge al cameriere d’entrata. A tavola non abbuffatevi, ma preferite prendere, se paga l’uomo, o un primo o un secondo con dessert. Il vino lo ordina chi chiede il conto, anche se è possibile delegare l’ospite.

Durante la cena non fategli notare se si sporca la camicia, cosi’, qualora se ne accorge da sé, arrossisce lui e non voi.

Il comportamento a tavola puo’ essere allegro e non chiassoso.

L’uomo, se non lo fa il cameriere, deve spostare la sedia o il tavolino nel caso ce ne fosse bisogno.

E quando si comincia a mangiare non si dice buon appetito, non è fine.

Se poi, a cena ultimata, usciti dal ristorante il maschio tenta di baciarvi sulla bocca, rifiutate, non ci si bacia profondamente dopo aver mangiato.

 

AMORE IN VACANZA

Incontrare il bello di turno in vacanza non è difficile. I belli vanno apposta da soli al mare o in compagnia d’altri fusti, mai con donne.

Questo per contare più che sia possibile le conquiste d’estate, e qualche volta anche d’inverno sui campi da ski o nelle città d’arte.

Trovarsi di fronte un bel ragazzo muscoloso ed aitante, non significa che una ragazza gli debba buttare le braccia al collo, nè tanto meno baciarlo nella bocca o farci sesso. Ricordatevi che è pur sempre uno sconosciuto con cui s’è fatto amicizia da poco. E non è affatto vero che un bel ragazzo sia immune da malattie infettive o da pessima igiene più di quando non lo sia un ragazzo, diciamo “bruttino.” Ed è proprio sottovalutando l’aspetto malattie che nel sesso improvvisato, sono aumentati i casi di A.I.D.S o altro.

L’uomo infetto, rimane con l’animo lacerato, abitualmente ce l’ha con chi gli ha trasmesso il male o addirittura con il mondo intero. Quindi, non si fa scrupolo, anche se non sempre, di fare sesso senza avvisare del rischio il partner.

 

BREVI LITIGI

L’amore è fatto anche di piccole o grandi concessioni: non angosciate il partner con minime quisquiglie o al primo soffio di vento.

Litigare serve solo a riempire la stanza di strane urla e di parole inutili, lasciando l’animo a pezzi, la gola arsa e una parte di noi che se ne va già invecchiata e incattivita. Evitare il litigio, ci rasserena, ci rende ogni giorno più puliti, più vicini al nostro amore per l’altro amore. Non bisogna raccontare, più in là, nei sentieri della vecchiaia, il male che si è fatto, ma solo il bene che si è ricevuto e dato. I nostri figli ci osservano, la gente ci giudica e c’è una giustizia nelle mani della morte che ci perseguita come fossimo inutili in questa vita. Quindi, uomo, o uomo della vita e della morte, resta attaccato a questa nostra solida terra: è più valido piangere in silenzio che urlare nelle nostre stanze chiuse.

 

LA CAREZZA

Forse la carezza è più importante del bacio stesso e meno importante del fare sesso.

Non dev’essere molliccia e noiosa, ma insinuante, indugiante e serena.

Fai attenzione anche alle mani, vanno baciate e prese fra le tue e non lasciarle finchè lei non sfiora le tue dita con la bocca.

Scoprire l’arte della carezza è come vincere i pensieri di una donna. Né la carezza ha bisogno di parole, poiché è il sigillo di un lungo amore.

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BREVI PRELIMINARI

Non tralasciare di mordicchiare i suoi lobi e le sue labbra, odorare la sua nuca e la sua pelle, soffiare i canali dell’orecchia, sfiorare con le dita l’alluce di un piede o una ciocca di capelli, senza tralasciare nel contesto di sussurrarle frasi delicate e d’amore.

 

IL PUDORE

A ll’uomo piace il pudore degli altri. E la donna non deve allungarsi troppo su questo dono della natura, potrebbe passare per sciocca e insipida, mentre se lo mostra appena accennato, con i sorrisi sfumati e la parola al punto giusto non c’è uomo che possa resisterle.

 

LO SGUARDO

Lo sguardo, nè nella donna nè nell’uomo deve manifestarsi ambiguo.

L’ambiguità non è dei forti.

Usare uno sguardo non “tosto” per conquistare un partner, puo’ essere catastrofico.

Lo sguardo non è solo lo specchio dell’anima, ma anche il sale di un incontro, il pepe che infiamma un cuore.

Saperlo usare è fondamentale: molte donne, maestre di fascino e di seduzione lo sanno, ma altre farebbero bene ad imparare.

L’arte di poggiare l’iride su un uomo è come usare la parola t’amo.

Mai mostrare il vostro occhio appannato, facendovi vedere stanche.

Non importa se il vostro occhio e piccolo o troppo grande, quando esso è intenso, l’uomo non bada alle sue misure, ma al bagliore che emana se lo posate su di lui.

Non siate sfuggenti, ma nemmeno assillanti.

Ricordatevi sempre che gli occhi sono la bilancia naturale dell’amore.

 

SULLE PAROLE

In amore non voglio soffermarmi sul ben parlare, avendolo già fatto Monsignor Giovanni Della Casa con la sua migliore maestria, nella prima parte di questo libro.

Aggiungo semplicemente, tenuto conto delle modernità del nostro secolo, che nella coppia le parole non vanno urlate, ma dolcemente sussurrate. Né vanno nascoste come a non possedere anima, ma devono essere chiare e cristalline, nel caso fossero adoperate.

 

DOPO LA DELUSIONE

Alcune donne, a seguito di delusione d’amore, si irrigidiscono. Mostrano cinismo, vittimismo e forte insoddisfazione. Di questa situazione, a farne le spese è il primo ragazzo che vuole iniziare un nuovo “romanzo d’amore”. Difatti, di costui, accettano il corteggiamento con riserva, mantenendosi per lo più ombrose o stizzite. Si fanno, inoltre, desiderare agli appuntamenti o si staccano presto dal telefono. A volte si negano anche, facendo dire da un famigliare o da un’amica di non essere in casa. Pero’ accettano i regali volentieri come se un dono fosse il riparo del torto subito (anche se da parte di un altro) e se invitate ad un ristorante fanno i capricci: ordinano piatti costosi che a volte non mangiano, restando, tra l’altro, sdegnate per ogni quisquiglia.

Comportarsi cosi’, non solo non risolve i problemi del torto subito, ma causa danni alla propria personalità che s’inasprisce fino a disputare guerre pesanti con l’altro sesso.

Una donna, puo’ avere degli alti e bassi, restare ferità da un ideale che non si è manifestato tale, ma non puo’ farla pagare ad altri uomini più sinceri. Né deve, se vuole mantenersi neutrale e pulita dal nuovo corteggiamento, accettare doni e inviti a pranzo, dimostrandosi, poi, piena di rancori e di rivalse.

Un uomo possiede il pensiero, ed anche se accetta i capricci di una donna, o sopporta i mutismi e le sue ombrosità, perché preso da passione, si ricorderà sempre che sono state rifiutate le sue attenzioni verbali e fisiche, fermo restando che era la stessa donna ad incamerare i suoi doni e mangiare sprezzante i cibi da lui pagati. Questo porterà l’uomo ad esclamare spesso nel suo pensiero, se non con i suoi amici: “Insaziabile e incivile, si faceva pregare, ma ha trattenuto i miei regali e banchettato col mio denaro!”

E non pensiate che non lo faccia, quando nell’uomo fa capolino il risentimento non esita a farlo, anche se non è un comportamento da perfetto gentiluomo.

 

LA PASSIONE

La passione è la sorella sanguigna dell’amore.

Chi ama e non mostra passione diventa sciatto, balbetta e non riesce ad addomesticare frasi adatte alle circostanze d’amore.

Questo significa che passione e amore devono camminare unite, di pari passo, senza mai staccarsi l’una dall’altra, come si conviene a due sorelle che si vogliono realmente bene.

La passione non è cieca come spesso si afferma, ma lo diventa se si stacca dall’amore e si avvia bruciando per suo conto, come dicevo prima.

 

IL TORMENTO

Il tormento d’amore inizia nel momento in cui il partner ti fa un male profondo, trafiggendoti il cuore e la ragione.

Da quell’istante in poi, non dormi, mangi male e vivi la tua quotidianità macerandoti il cuore.

Non è bene lasciarsi vincere dalla sofferenza, poiché, abitualmente, chi ha portato il tuo animo nell’inferno del tormento, non ti ama o non ti ha mai amato. E quando un amore non è corrisposto, non vale la pena di tenerne il ricordo, il rimpianto o, peggio, il tormento dentro.

 

L’ESTASI

L’estasi non va vista solo attraverso un’immagine sacra o nel Cristo e la croce.

C’è anche la parte umana che va inquadrata in una sua posizione storica.

L’amore, ad esempio, per il proprio partner, deve essere estasi e non prevaricazione.

Ma presi come siamo dall’arrivismo e dall’egoismo, come possiamo pensare di stare in estasi davanti al nostro amante per l’intera vita, anche se alcuni vivono di quest’ intenso modo d’amare.

Forse dovremmo considerare nuovamente l’estasi d’amore, riprendere con coraggio e sana umiltà “vecchie” abitudini che la moda ci ha rubato, e qui la storia diventa lunga.

 

QUANDO SI AMA

Quando si ama veramente pensateci prima di litigare, di offendere, di dire non voglio più vederti, poiché un simile comportamento mette in moto oltre che la rabbia e il rancore anche l’orgoglio che difficilmente ci fa recedere dai nostri atti iniziali. Ora immaginiamoci com’è l’orgoglio. Non è una forma, ma si vede chiaramente dal nostro modo di parlare, di scattare, di gesticolare e soprattutto nei silenzi che sono cosi’ fitti da farci avvampare gli occhi. L’orgoglio è un sentimento dai connotati passionali, cieco anche, non sempre dalla parte della ragione. Quando è dalla parte della ragione, è perchè un’altra persona ti ha calpestato cosi’ duramente, da farti insorgere, tirare fuori le unghie e batterti. Questo non significa che una persona debba farne uso ogni giorno e litigare con il proprio partner per una parola interpretata male o se porta un granello di polvere sul pavimento entrando in casa.

Nessuno è perfetto e un difetto che attribuisci al compagno, probabilmente è anche in te, solo che i difetti preferiamo vederli negli altri piuttosto che in noi. Sarebbe bello se ammettessimo: “Oh, quel difetto che ha mio marito ce l’ho anch’io.”

Quando si ama, decidendo di vivere insieme, significa accettarsi, mostrarsi teneri e gentili, non presuntuosi o irosi, e i difetti, dell’uno e dell’altro, vanno dolcemente appianati non violentemente uccisi.

 

IN AMORE

In amore si fanno cosi’ tanti sbagli che per elencarli tutti non basterebbero le pagine già scritte in questo volume. Gli sbagli più insostenibili e che portano troppo spesso alla rottura di un amore, sono: la falsità, non possedere il coraggio delle proprie azioni e il rimprovero. Anche se i primi due sono essenziali per non fare ammalare l’amore, l’ultimo è decisivo. Il rimprovero aspro, continuo ed assillante, è la ghigliottina dell’amore.

Dopo, magari, ci pentiamo amaramente, facciamo le nostre considerazioni, i termini di paragoni con un altro nuovo amore. Pero’, in questo caso, se riusciamo a cambiare, ad essere più tolleranti, a non rifare gli stessi sbagli di prima, forse riusciremo ad amare per più tempo, se non per l’intera vita, assaporando i teneri piaceri di vivere insieme. Evitando, inoltre, di diventare insensibili e aridi come la sterpaglia d’estate.

 

SE UN AMORE TRABALLA

Se amate veramente e sorgono i primi veri litigi, chiudetevi una settimana in solitudine, chiedendo, stavolta per giusta ragione, una pausa di riflessione al vostro partner.

So che è un grosso sacrificio, ma necessario. Naturalmente il tempo è proporzionato al vostro lavoro e ad eventuali impegni. Comportatevi, pero’, come se doveste sostenere una tesi di laurea.

Leggete libri e riviste, facendo minuto per minuto l’esame della vostra personalità, cosi’ vi accorgerete di non essere tanto dolce come pensavate, o tanto giudiziosa e accomodante.

Vi accorgerete anche che la vostra personalità non è perfetta, che ci sono dei difetti, delle incongruenze fatali, anche se di piccola taglia.

Una volta sostenuto l’esame di questo allo specchio, come se fosse un docente giudicante che vi da il voto favorevole, passate alla seconda fase, presentatevi dal vostro amore con un nuovo look e un carattere addolcito e invitante, nel 98% dei casi vedrete i risultati a vostro vantaggio.

 

SOLITUDINE D’AMORE

Ai tempi delle marchette, in belle stanze riccamente colorate e donne piene di veli o scosciate, l’uomo sfogava e vantava la sua vanità di maschio. Andava insomma nelle cosi’ dette “Case Chiuse” per dimostrare d’essere virile o per stupido e ingenuo divertimento, come spesso accadeva ai giovani.

Le mogli, per lo più, allora, sapevano dei circoli particolari del marito e se ne vantavano con le amiche, terminando con l’affermare: “Cosa vuoi, mio marito è uomo.”

Ora le cose sono cambiate: la donna è più razionale e l’uomo è sempre più solo. Cosi’, cerca di dissetare la sua solitudine in qualche modo, anche con una prostituta raccattata per la strada o chiudendosi in una stanza tenendo in braccio una bottiglia di vino.

 

LIBERO AMORE

Noi abbiamo 2 tipi d’amore.

Il primo è di sapore ottocentesco, quando la donna amava anche per tutta la vita, o vivendo nel ricordo di quell’amore nel caso che l’amato fosse scomparso per qualche sciagurato motivo.

L’altro è l’eros moderno, opposto al primo, dove l’amore è come se fosse aritmetico, non certo uno solo, ma costruito di conteggi: più faccio aritmetica e più mi sento soddisfatta.

In questa pessima condizione di pensiero sfrenato, (non a caso, l’amore è stato ribattezzato “libero amore”) non poteva non apparire l’arte della confusione, specialmente nelle parti più deboli, dove qualcuno afferma: “Io l’amore lo uso e lo getto. Faccio l’amore come voglio e quando voglio. L’amore è sesso e non spiritualità ecc.”

Ora, se l’amore ci ha portato a centinaia di simili affermazioni, frequentemente messe in pratica, forse sarebbe meglio parlare nuovamente d’amore e non di “libero amore” quest’ultimo, tra l’altro, ha sapore biblico, coniugato da “libero arbitrio” e che non ha portato certo bene all’umanità.

L’uomo è troppo spesso copiativo, i suoi atti è la sua vita sono attinti interamente dalla Bibbia, sia in amore che in guerra. Tralasciamo la guerra pero’che non è il nostro argomento e proseguiamo a parlare fitti d’amore.

In amore non avere dei precisi riferimenti, ci rende indisponibili e aridi ad ogni prima delusione che ci spinge a cercare capri espiatori e non la causa della rottura con l’uomo amato. Subito si pensa alla vendetta, accompagnata da periodi di depressione e

ingiuriose parole, fino a che non decidiamo di avere un prossimo uomo per fargliela pagare, poi un secondo, un terzo e giù a decine come se l’amore fosse un’aspra gara di conteggi, un’aritmetica vantaggiosa, come già detto sopra, non riuscendo più a capire la differenza tra amore e sesso, facendo matematica confusione tra abnegazione ed egoismo, voluttà e ripiego d’amore appunto.

Ora è da chiedersi: una donna che sa di possedere la capacita d’amare o un uomo che puo’ amare e ricevere amore, devono accettare un “libero amore” cosi’ confusionario?

Concludo con un termine di paragone. “Se un uomo sa di perdere una gamba e sa anche di poterla salvare facendo solo un passo indietro, cosa fa? Non fa un passo indietro? Non la salva?”

 

 

LA VIOLENZA

La violenza è anche una malattia: pensiamo alla nevrosi e all’irascibilità. Ma c’è anche la violenza che è nella calma e che dipende solo dal sangue che va alla testa. Sapevate che ci sono persone che hanno il sangue più veloce di tanti altri? E che la loro ira a volte è incontrollabile, pur amando disperatamente il proprio partner?

In questi casi, rimane inutile che l’offeso diventi iroso e provocatorio, come di solito accade, o fare gesti che possono scatenare la reazione del violento, peggiorando la già brutta situazione.

La violenza è difficile da guarire, ma un partner che ama e vuole mitigare i danni, deve avere una pazienza biblica, vestirsi con un’armatura di riflessioni, non essere sarcastico, misurare col cucchiaino i suoi atteggiamenti e le parole, altrimenti, e forse è meglio, allontanarsi dal violento ai primi accenni di visibile ira.

 

FIDUCIA

Quando si ama, non si rimprovera il compagno chiedendo: “Dove sei stato oggi o dove sei stato stanotte.”

Se c’è amore è lui che vi racconta dove è stato o se ha subito un disagio, come spesso accade.

La fiducia è come l’acqua, dove scorre pulisce. Ed è bello avere questa sensazione di pulito, quando l’amore non nasconde nulla, basandosi sulla lealtà.

La fiducia non significa solo dire: “Abbi fiducia in me.”

La fiducia è una conquista, sostenuta da parole buone.

L’amore si racconta.

Due esseri che si amano si raccontano l’un l’altro la verità ogni giorno su quello che è accaduto il giorno prima, senza omettere nulla.

La fiducia si perde nel momento in cui uno dei due inizia a mentire.

E chi mente è come un magnete: attira altre bugie, spinge persino l’altro amante, invitandolo a sua volta a mentire per una questione d’emulazione.

 

INSENSIBILITA’

Ormai ascoltiamo spesso puerili parolai che tentano astrusi comportamenti cinici sull’amore.

L’ultimo, ma sembra destinato ad affossarsi, è che non bisogna mai dire al proprio partner nè “ti amo” nè “ti voglio bene.”

Ora, non dire ti amo per timidezza è un discorso, ma vantarsi di non aver mai detto al proprio partner una delle due frasi più sussurrate nella storia degli innamorati e dell’amore, nè di avere intenzione di farlo in seguito, è una forma di meschina mediocrità e di insensibilità come di orso non ammaestrato. L’amore dev’essere grandemente voluto, urlato,sussurrato, manifestato, agevolato, coccolato, accarezzato e mai disprezzato.

 

SESSO

Non è importante quante volte lo fai nell’arco di un anno, ma come lo fai e con chi lo fai.

Se un uomo, che piace ad una donna, non riesce a fare sesso come fossero tuffi in acqua tutti i giorni, è un uomo infelice? Niente affatto. L’importante è non affiancarsi ad una donna che abbia appetiti insaziabili. O viceversa, una donna che è più serena di quest’ultima, non parteggi per un uomo che tende solo a soddisfare il suo sesso.

I fiori s’accoppiano, si dissetano, crescono e profumano in rapporto alle loro specie.

Quindi, un uomo è una donna devono stare accorti a non “impollinare” chi non ha le stesse loro caratteristiche. Un uomo onesto e tranquillo non puo’ affiancarsi ad una bisbetica. Ed una donna dolce e serena, non deve dormire con un uomo “sanguigno.”

Il sesso, poi, anche se necessario nella coppia, non è cosi’ importante come ricevere dal partner dolci attenzioni in quieta continuità, tenero amore, baci rubati o imprevisti ed “incollati.”

L’amore non sono due linee opposte, ma un solo lungo abbraccio che il tempo non ferma se non con la fine della nostra vita.

 

MODERNO AMORE?

In amore ormai è “l’era della voce.”

Nel tempo della pietra, il litigio veniva concluso all’istante da un colpo di clava.

Oggi è di moda la voce, voce gracchiante, invadente, urlante, beffante e incapace a volte di trattenersi anche nelle persone più nobili e miti.

Questo litigioso modo di essere, è rimarcato di voci urlanti che echeggiano nelle stanze per devastare amori, unioni e matrimoni, sembra un feroce virus che si blocca nella nostra bocca e muove pericolosamente la nostra lingua. E si urla e si litiga, e si urla e si litiga, e si urla e si litiga fino alla rottura definitiva.

Forse, l’umanità, dovrebbe svegliarsi, usare di più la mente, magari stabilendo alcune modalità di litigi, tenuto conto che non se ne puo’ fare a meno, se davvero si tratta di un virus. Stabilendo anche che si puo’ litigare alcune ore del giorno e della notte senza pero’ lasciarsi, senza mai toccare o svilire l’amore che c’è in noi.

 

DIFFERENZA D’ETA’ IN AMORE

E’possibile: la società moderna lo permette.

L’importante è che sia amore dettato da nobili sentimenti e tenere sfumature, poiché spesso capita che si tratta di meschini egoismi, di possibili ricchezze o di sistemazioni matrimoniali.

Un uomo anziano non deve comprare una donna col suo denaro, magari sposandola.

Né una donna d’età ultra avanzata, deve sposare un “ragazzetto” dietro la promessa di fargli fare una vita d’agiatezze e lasciti eventuali dei suoi favolosi possedimenti.

In entrambi i casi è meschino e per lo più queste odiose unioni sono uno sfacelo. Specialmente se un uomo decide a settanta anni o più di avere un figlio con una giovane donna, non pensando che un bimbo in qualunque momento puo’ diventare orfano e non godere appieno della presenza del padre, necessaria per la sua “onorevole” crescita.

Come ho già detto in altre pagine, l’uomo spinge aria nella sua mente e crede che sia sostanza, intelligenza, capacità di condurre la propria vita in maniera perfetta.

Purtroppo questo è il nostro non piacevole tempo e nessuno ha intenzione di recedere di un passo di cio’ che crede di aver conquistato.

Cosa ha conquistato poi, mi chiedo, se di fronte alla morte è capace di promettere tutte le sue ricchezze in cambio di un solo attimo di vita?

 

LA SERENITA’

Si ottiene a volte anche guardando il cielo, una formichina, una coccinella, raccogliendo un filo d’erba o solo osservando la natura, ma rimane più pesante della felicità, meno facile da trattenere dentro di noi, poiché, c’è sempre in agguato, pronta a farci perdere le staffe, il suo contrario che è la nevrosi.

La nevrosi è il demonio del nostro vivere, dei nostri contatti,del nostro rapportarci agli altri.

Se solo potessimo affossare la nevrosi, piegarla, incuterle rispetto, avremo l’amore più sereno che possa esistere nell’universo.

 

LA FELICITA’

La felicità è facile afferrarla e rimane in noi più duratura della serenità, poichè la felicità è anche gustativa, la puoi ottenere mangiando un gelato o baciando l’oggetto amato.

Solo che l’umanità non si accontenta: resta volubile e rifugge spesso dalle cose semplici, come mangiare un gelato o baciare l’oggetto amato, per cercare affannosamente montagne tortuose, strade veloci, gare nell’acqua impetuosa, per cercare la felicità nei punti e gorghi più impervi della vita, dove la felicità non si trova certo a portata di mano.

 

L’INFELICITA’

E’l’insoddisfazione della vita. E’ quella che si ha più a buon mercato, che rimane più impressa e viva nei nostri sensi. Difatti, se noi abbiamo interi giorni di serenità o di particolare felicità è facile dimenticarli, mentre è sufficiente un attimo di dolore e d’infelicità e ce ne ricordiamo per sempre.

Questo significa che non c’è equità nella natura dell’uomo, la felicità e la serenità si dimenticano, passano veloci come se il vento li avesse cavalcati, mentre l’infelicità, anche di un solo attimo, rimane incisa nel nostro animo come fosse un tattoo, o peggio, come una profonda scarnificazione che sanguinerà per l’intera vita.

 

 

Il mio bon ton

 

Mi raccomando giovane imberbe, non leggere soltanto cio’ che della felicità tu vuoi capire…

Guggeri & Giannone

 

PRIMA REGOLA

Abitualmente, ma non è la regola, un galateo viene scritto, da una nobildonna o da uno snob.

Cosi’, quando si tratta di parlare del bon ton sulla tavola apparecchiata, di regola la tovaglia e i tovaglioli devono essere di lino, i bicchieri di cristallo, i piatti di porcellana, le forchette d’argento, se non d’oro, ed ecc.

Ora, poiché questo non è permesso a tutti, ma a pochissimi eletti che vivono nelle grandi casate, mi limito ad osservare che in linea generale una gradevole tovaglia bianca, anche dai colori sobri e tovaglioli in tinta, piatti a piacere, purché non disturbino il buon gusto, bicchieri di ottimo vetro e posate d’acciaio sono sufficienti.

E’ d’obbligo, pero’, che le stoviglie non siano spaiate, rigate, sbrecciate o scolorite.

Questo, sarebbe intollerabile, mancando della più elementare norma d’educazione, d’igiene e di fine buon gusto.

A tavola, sorge anche il problema dei posti.

Alcuni galatei, in parte superati, stabiliscono che gli ospitanti devono sedersi a capo tavola, con a loro fianco le persone più importanti. Ora, mettiamo che gli ospiti siano in otto, come è possibile scegliere persone importanti, visto che oggi si parla di parità e che tutti la pretendono. Quindi, tranne che non ci sia un re, un ambasciatore o altra personalità di massimo spicco, il che è un evento rarissimo e solo per pochi, i posti, vanno stabiliti dall’intelligenza e dal bon ton, non facendo pesare che se uno è più ricco degli altri, o è di facili e gustose parole, debba, necessariamente, sedersi accanto ai padroni di casa.

 

 

INTOLLERANZE

Rimane intollerante ficcarsi le dita nel naso, o stropicciarne alcune parti con la mano rovesciata o grattarsi con le unghie le punte, come fanno alcuni intrattenitori televisivi. Spesso moderni portatori di peste maleducata, dei quali per bon ton, non cito i nomi, calendari fissi e programmi. La parte più ingrata, utilizzando le dita in quest’organo olfattivo è che, se perpetrato in continuità da chi ne possiede il vizio e non ha grazia, tende a trasmetterlo agli altri. O, peggio, porta spesso l’uomo a schifarsi, a storcere la bocca e vomitare.

 

 

DISPREZZO

E’anche intollerante (fortunatamente non sono tutti) che un personaggio televisivo usi la sua posizione di celebre intrattenitore, per tacciare di morale bigotta altri esseri umani, parlando con accenti grevi da uno studio televisivo come fosse appena entrato nell’acqua santa.

Spesso egli inorridisce, s’arrabbia, sbuffa, indica con il dito chi secondo lui è degno di gogna, fa nomi, si batte il pugno sul petto e tuona come se lo studio televisivo fosse un pulpito d’antica ricordanza: “Questo non va bene. Quest’altro non va fatto. Adesso ci penso io. Ora mettiamo a posto questi signori.” ed ecc. Egli, cosi’ facendo, non s’accorge che ficca una pagliuzza non solo nel suo occhio, ma anche indelicatamente nella sua bocca e nel suo naso, poiché la morale che mette in onda la tivù non sempre è liquida e trasparente come appare ai nostri ingenui occhi.

 

 

CULTURA

Tra l’altro, è meglio invitare una scimmia ai programmi televisivi piuttosto che un famigliare che non ha talento.

Peggio ancora, se per favoritismo o nepotismo, dirige in pompa magna programmi di largo ascolto, canta e balla o si traveste da educatore, presentando in diretta, o in tivù amiche, i libri da lui scritti con magniloquenza e toni chiaramente pubblicitari.

Costui, cosi’ facendo, rubando spazio a chi ha più valore ma meno potere, non permette alla cultura di trionfare nella moderna società che ha già raggiunto livelli infinitesimali.

E’ indubbio che proseguendo su questi toni, l’uomo resterà indietro nella storia, affossando, anche, se non del tutto, l’arte e la letteratura.

 

 

LO SPEAKER

Che dire poi, dello speaker che si alza di scatto dal tavolino, si pone davanti alla macchina da presa, grida un nome e invia delle invettive personali ovunque il suo nemico si trovi, o il tizio che in diretta fomenta la sua acredine con un collega, o la signora che intervista un ospite e si attorciglia le punte del capelli con le dita, o, quell’altra, che annuncia in piena trasmissione che il suo bambino a casa “ha riso e fatto la pipì nel vaso per la prima volta”, o peggio ancora, altri che parlano di fatti privati, d’abbandoni e ripicche senza arrossire.

Tutto questo anche se piacevole a sentirsi, poiché il piccante e l’aglio spesso piace al palato e alla gola, è intollerante e non educativo.

 

 

SMORFIE STRANE

Male si sopporta chi fa smorfie strane, arricciando il naso e altre parti del viso, o gesticola con le mani troppo vicino al volto degli altri.

Un uomo intelligente e dabbene, trovandosi in presenza d’altri, non si pulisce le orecchie con le dita, o si stropiccia gli occhi o altre parti del corpo dove si annidano muco e altri residui di sporcizia. Bisogna ben considerare che a questi movimenti non palesemente simpatici, sono interessati le sue mani che non solo finiranno con emettere un cattivo odore, ma toccheranno le cose che gli stanno attorno, lasciando parecchie schifezze non facilmente visibili. Inoltre, non è da sottovalutare che questo non fine signore, nell’accomiatarsi, dovrà stringere la mano a tutti per apparire bene educato, mentre invece non lo è affatto.

 

 

ATAVOLA

Ogni volta che toccherò quest’argomento, non posso sottovalutare che Monsignor Della Casa ha scritto parecchio sulla tavola, con profondo garbo e intelligenza. Quindi, io mi limiterò a dare qualche consiglio, trovandoci in fase più evoluta.

Come già accennato all’inizio del mio bon ton, se chi acquista un galateo non inserisce il proprio apporto, dimostrando modestia, affabilità e buon gusto, il libro non serve a nulla, rimane solo un ingombro per attirare polvere e muffa sullo scaffale.

Faccio un semplice inciso di carattere morale ed etico: durante il pranzo o la cena, mai chiedere un’aggiunta a cio’ che avete appena mangiato, dimostrereste di esservi tenuti a digiuno per consumare allegramente a quel convivio, ed è anche peggio farsi donare gli avanzi per il cane o il gatto, anche se si tratta d’amici di vecchia data.

Ora passiamo ad alcuni consigli pratici: nei pranzi più semplici, sono sufficienti due bicchieri, acqua e vino, altrimenti fate viaggiare la vostra fantasia nel caso abbiate intenzione di usare più vini. I sotto bicchieri vanno eliminati, altrimenti potrebbe dare l’impressione che non vogliate sporcare la tovaglia per poi lavarla. I tovaglioli vanno posti alla sinistra del commensale. I fiori vanno tenuti nelle vicinanze del desco, sotto gli occhi di tutti, altrimenti, se messi al centro tavola, finirebbero per ingombrare anche se di fioritura bassa.

Semplificate l’uso di piatti e posate, pochi hanno la possibilità di avere a disposizione camerieri e maggiordomo:comunque, vanno poste a cominciare

da destra il cucchiaio , e di seguito in rientranza, coltello per la carne o il pesce: le forchette sempre a sinistra, mentre le piccole posate da dessert in alto, dopo il piatto, coltello in basso e forchetta sopra.

Ne caso ci fosse la frutta, vanno serviti coltello e forchetta puliti.

Se durante il pranzo fate una pausa, incrociate di punta le posate sul piatto, se invece siete alla fine vanno allineate affiancate, con il coltello a desta.

 

COLPI DI SONNO

Ai dibattiti, al cinema, al teatro o in altri posti pubblici, mai chiudere gli occhi facendo finta di pensare, come fa Berlusconi, nonostante si appisoli con molta simpatia.

 

 

LA SCARPETTA

Fare la scarpetta nel sugo o nell’olio fritto e similari, come usano molti onorevoli e signori dell’alta e bassa aristocrazia, ci dimostra che gli uomini non sempre sono educati.

 

 

DA NON IMITARE.

Risulta disdicevole che il padrone di casa o gli ospiti possano manipolare lo stecchino fra denti o, peggio, con le unghie, smuovere ed inghiottire lo “sfilaccino.”

 

 

AI MAGAZZINI

Non è fine chi chiama gli impiegati del negozio urlando, o indossa lingerie con l’intenzione di provarla, principalmente se si tratta d mutandine che la donna dimentica a volte di “togliere” con fare da piccola furfante.

 

 

COSE DISDICEVOLI

Dopo i cinquant’anni, non si portano i capelli lunghi alla Maddalena o tinti color carota intenso. Gonfiarsi le labbra, ingrandirsi il seno, ostentare camicette scollate, facendo vedere anche la pelle rossa ed aggrinzita, da piccione scorticato. Né in fondo è simpatico usare un abbigliamento da quindicenne tipo minigonna inguinale, maglietta aderente che lascia in evidenza l’ombelico, sdraiarsi sulla spiaggia in topless o perizoma, estendendo in lungo le braccia all’indietro in posizione “ginnica.” In questo caso, tale signora, evidenzia una pelle flaccida e decadente, come fosse una tela stesa sul cavalletto da pittore. Altresi’, non è di buon gusto indossare per strada pantaloni aderenti, se bianchi e trasparenti che lasciano intravedere il famoso “string.” Nè risulta opportuno presentarsi ad un appuntamento galante con lingerie di pizzo rosso fuoco che potrebbe indurre un uomo ad equivocare invece che tentarlo.

Non è certo congeniale farsi enormi tatuaggi.

E’già stigmatizzabile in una giovinetta, figuriamoci in una donna matura. Se non se ne puo’ proprio fare a meno, meglio tatuarli piccolissimi. O, meglio ancora, ed è più giustificato e sensato, non tatuarli per nulla.

Evitate al ristorante di circolare fra i tavoli ravvivandovi i capelli con le mani o con il pettine. Non fate tentativi di truccarvi in pubblico, o in auto e tanto meno in ufficio davanti ai colleghi. E’ inoltre rimarchevole che una donna ostenti il superfluo o tutto cio’ che nel nostro corpo non è più come una volta. Certo, è utile sentirsi giovanile, ma non copiare tutto quello che fanno o indossano i giovani.

Mi piacerebbe sapere, se ci fosse Dante Alighieri, in quale girone metterebbe questo tipo di donna che a volte copia anche il ridicolo.

 

 

GAMBE

Se una signora sta seduta, non accavalla le gambe in qualunque situazione si trova, ma le tiene unite con garbo e naturalezza.

Né scende dall’auto a gambe aperte. Prima le poggia sull’asfalto strettamente unite, e poi si proietta con tutto il corpo fuori, senza eccessiva fretta.

 

 

MANI

Una signora, seduta o in piedi, cerca di tenere le mani più composte possibili.

In compagnia di persone, non deve sembrare che stia in cucina a rovistare i piatti muovendo nervosa le mani.

Né martella poi le dita una sull’altra o le usa in continuità per ravvivarsi i capelli, o peggio per attorcigliarseli, e nemmeno si sfrega le unghie sovrapponendole.

 

 

LA LIBERTA’ FORZATA

Rimane intollerante, altresì, che una donna o una giovane o giovanissima si vesta, con libertà forzata, scavalcando tutti i canoni del buon gusto.

Parlo non dell’ombelico, che puo’ anche essere in qualche caso piacevole almeno d’estate a vederlo “passeggiare” per le strade, ma dei suoi “connessi”, delle vicine parti abbondantemente nude, corredate da vistose “maniglie dell’amore.” Peggio ancora, e diventa non condivisibile, quando la donna spinge i pantaloni troppo in giù, mostrando le mutandine e la “linea” bassa del sedere.

E’ oltremodo lecito ricordare che se è sindacabile vestire come detto prima, figuriamoci se una persona si puo’ presentare a cena o a pranzo da parenti e amici con indumenti che lasciano per metà il sedere nudo o altre parti che sono disdicevoli a vedersi.

Se il primo caso è da evitare, il secondo è proprio da non tenere in seria considerazione.

Questa storia è simile a quella di un incallito fumatore che non deve trarre vanto, come spesso accade, nel discorrere della sigaretta: “Faccio cio’ che voglio, sono libero di fumare come e quando voglio!” senza chiedersi, pero’, dove comincia e dove termina la libertà di un fumatore, se poi questa libertà si paga con una malattia spesso mortale.

 

 

ABITI

Chi è scostumato e volgare, indossa abiti senza possedere l’accortezza che non tutti i luoghi e l’ambiente sono adatti allo stesso vestito.

 

 

GRAVIDANZA

Se poi una donna è chiaramente incinta, deve vestire in maniera sobria e non far patire freddo al bimbo, lasciando troppo scoperto l’ombelico come fosse un trofeo da guardare. Già non è onorevole per una donna mostrare troppa “ciccia” in libertà, figuriamoci se è una mamma gravida a farlo. E se qualcuna è convinta che il pancione scoperto faccia nascere il bimbo più libero e più sano, e lei stessa di possedere più grazia e sicurezza, commette un grossolano errore.

 

COSTUMI

E’buona educazione, anche se i costumi sono diversi di come erano cinquant’anni fa, restare gentili e cerimoniosi, senza esagerare in questo, altrimenti si passa per stupidi.

 

TIMIDEZZA

L’ uomo ha una personalità doppia: o è troppo esuberante e parla, sbraita, sgomita se è maleducato e volgare, oppure, se ha una certa cultura, la fa valere.

Al contrario, chi è timido possiede eccessi di zelo: indugia se deve entrare in un ufficio per la prima volta, o addirittura aspetta che lo invitino più volte ad accomodarsi. Nelle file d’attesa è scavalcato per l’incertezza che dimostra, mentre al telefono riesce a malapena ad annunciare il suo nome o a salutare convenientemente. Di fronte ai suoi problemi, cerca di parlare veloce, col risultato d’impappinarsi, facendo spesso equivocare colui che sta dall’altra parte della cornetta che nel pensiero lo bolla per maleducato senza che questo sia reale. Infatti, il timido in famiglia e fra amici risulta essere persona educatissima ed essenziale. Il risultato è che chi è affetto da timidezza, rimane per gli sconosciuti con una personalità dimezzata, vivendo la sua vita come a fonogrammi rallentati, poiché egli fa e non fa, non decide correttamente, aspettando che siano gli altri a farlo per lui.

Il timido dovrebbe considerare quanto detto sopra e cercare di lenire tali “difetti” o vincerli addirittura del tutto, riscattando senza “equivoci” il suo buon carattere e la sua pacata e rispettosa educazione.

 

L’ASCENSORE

Se l’ascensore è capiente non esistono problemi di spazio per muoversi agevolmente, ma se è ristretto, come capita spesso in qualche albergo e nei condomini, bisogna allora, dopo aver salutato, fare entrare prima le signore o chiedere almeno a che piano scendono per agevolarne non solo l’entrata ma pure l’uscita, anche se qualche volta, il cavaliere si sente rispondere per diffidenza e poca sensibilità: “Chi io? Mi dica lei a che piano scende!” Questo significa che a volte la gentilezza non è compresa. Ed è perfettamente maleducato ed odioso, chi sente i passi svelti di qualcuno che deve prendere lo stesso ascensore e non aspetta, schiacciando il bottone di avvio a velocità supersonica, partendo un attimo prima che l’altro arrivi.

 

AZIONI SCURRILI

Alcune azioni sono fastidiosissime: come fare il gesto “dell’ombrello”, indicare le parti intime, sbattere la mano sul proprio sedere o indicare quello degli altri, aprire la bocca in segno volgare e tirare fuori la lingua, alzare il dito medio in segno inequivocabile, alzare il piede per indicare di volersi liberare di una persona.

 

IN COMPAGNIA

Sia uomini che donne, e ancor meno i giovanissimi, non dovrebbero ostentare la sigaretta in mano o trattenerla nella bocca come fosse un cimelio, nè bisogna urlare, schiamazzare se non è strettamente necessario, nè bere birra in pubblico, lasciando la schiuma sugli angoli della bocca o bere vino o caffé sporcandosi le labbra.

 

CREME E PROFUMI

Ci sono uomini che s’infastidiscono se si trovano accanto una donna troppo truccata, carica di profumi e di creme.

Una donna deve stare attenta ad usarne a profusione come fossero acqua fresca, non sempre fanno bene alla pelle o danno ad una donna più bellezza, giovinezza o simpatia.

Anche se in casa, una signora non dovrebbe mai presentarsi a fianco del compagno col viso coperto di crema o con un’orribile maschera di bellezza se l’uomo si trova a letto, o a tavola o, addirittura, sta ultimando un pranzo di ricorrenza, dove il convivio è particolarmente intimo e tenero.

Una tale improvvisata, cioè, trovarsi con l’ultimo boccone in bocca a fianco di una donna coperta di crema sul viso, potrebbe “scioccare” un uomo e irrigidirne i rapporti, se non a spingerlo a chiuderli psicologicamente o definitivamente.

 

STRADE E AUTOSTRADE

Non vorrei apparire stupido e retorico. E’ chiaro che per un’ educazione stradale, vige il codice della strada. Chiunque puo’ acquistarne uno e trarne insegnamento. Desidero solo scrivere un paio di consigli utili. Uno: “Rispettare il codice stradale che avete attentamente studiato.” Due: “Sulle strade e autostrade fate molta attenzione alle auto o camion che vi precedono, specialmente in fase di vostro sorpasso; se l’auto che vi sta innanzi supera la linea bianca della sua corsia, significa che il guidatore è inequivocabilmente distratto o sonnolento, altrimenti starebbe di più sulla sua parte destra: suonate, lampeggiate, avvertitelo prima di sorpassare, “comunicandogli” che non è in regola; e non come spesso accade che qualcuno, in pieno sorpasso, accelera, pensando: “Tanto ho ragione .” causando a volte gravissimi incidenti.

 

MEZZI PUBBLICI

In tram o in metro, anche se ormai prende più largo la forma egoistica di affermare: “ Ho pagato, sono in diritto di stare seduto!” non bisogna perdere il bon ton di cedere il posto prima ai disabili o a chi sta male, poi agli anziani, alle signore in stato di gravidanza e ai bambini

Inoltre, non schiamazzate e non sgomitate come foste ad una partita di calcio, nè è educato osservate con occhi strani chi ha la pelle diversa dalla vostra, poiché, se ancora non ne siete convinti, sono anche loro esseri umani.

 

IN TAXI

E’l’uomo che ferma il taxi e apre la portiera alla donna per farla sedere. Dopo, egli, senza fretta, fa il giro dell’auto dalla parte interiore e si va a sedere dall’altra parte.

Mai una signora si sposta in auto saltando da un posto all’altro come fosse un canguro.

 

IN TRENO

Chiedete prima di sedervi se il posto è libero. Non occupate tutto il vano porta bagagli, mettendo le vostre valigie alla rinfusa. Non sbracatevi, dormendo quasi sulla spalla del vostro vicino o stendendo le gambe in lungo. Non tirate fuori la borsa da pic nic per fare un pranzo o una cena. Un panino è sufficiente per i brevi viaggi e per i lunghi tragitti ci sono i ristoranti o ritrovi appositi. Gli eventuali animali al seguito, non devono essere lasciati in piena libertà come se foste in un prato. Questi, vanno tenuti nei contenitori appositi, se sono di taglia piccola, oppure, se mastodontici, legati fuori dallo scompartimento. Ricordarsi che il fatto di aver pagato il biglietto per sé e per ogni cosa appresso, non dà l’automatico diritto di essere maleducati o di far scorazzare i bambini nel corridoio.

 

STRISCE PEDONALI

Tutti conosciamo le regole civiche sulle strisce pedonali, soprattutto che l’auto deve, in assoluto, dare precedenza ai pedoni. Pero’, attenzione, sappiamo quanto siano indisciplinati i guidatori, ma anche il pedone dev’essere molto educato e fare la sua parte per il buon vivere in stretta comunanza. Quando il semaforo è rosso, il pedone non deve fermarsi sotto il marciapiede con amici e famigliari o parcheggiare la carrozzina con il bimbo. Prima di attraversare, attendere che il lampeggiatore giallo segni verde. Non dinoccolarsi o camminare adagio sulle strisce. Oppure, addirittura, parlare tranquillamente con altri. Se non ci sono indicazioni sufficienti o semaforo alcuno, mai immettersi di scatto sul punto di attraversamento, mai correre o avviarsi in diagonale. E’ necessario, in ogni caso, usare la figura a passo perpendicolare, camminando correttamente da buon cittadino.

 

NELLA NEBBIA

Vi è mai capitato un giorno o, peggio, una sera di nebbia? E vi è capitato di vedervi sfrecciare davanti automobilisti che sembrano correre a “Le Mans” o come se ci vedessero con mille fari al posto degli occhi? Ebbene, non vi sembra che queste persone siano strafottenti dal pensiero delinquenziale, poiché corrono sulle strade accerchiate dalla nebbia senza curarsi di quello che puo’ accadere?

E’ evidente che questi “signori” vogliono solo dimostrare di essere forti e superiori a coloro che vanno in auto con prudenza, esclamando magari: “Che lumaca. Che fifone. Seguimi che t’insegno a correre!”

Consiglio da non seguire, anzi bisogna rallentare e stare più accorti perché è possibile, purtroppo, che più avanti ci possa essere un incidente causato da uno di questi sciocchi signori spericolati.

 

AUTOSTOP

Qualcuno afferma che puo’ anche essere piacevole caricare un autostoppista, poiché diventa una compagnia lungo il tragitto.

Io non ne sono convinto, poiché è più pericoloso che allegro farsi affiancare in auto da uno sconosciuto, anche se si è presentato o stretto amicizia in autogrill.

Rimane impossibile inquadrare una persona in pochi minuti. E sbaglia il guidatore che afferma: “Ah, io ho l’occhio per capire all’istante...”

Oltre a questo, è bene ricordare che dal momento in cui fate salire una persona sulla vostra auto, siete voi responsabili di lui che è diventato un vostro passeggero.

Difatti, mettiamo (facendo le corna) che succeda un incidente, siete voi garanti con tutte le conseguenze del caso. Capito?

 

TATTOO E SCARNIFICAZIONI

L’uomo è testardo e duro come la pietra, cerca sempre l’occasione per affiancarsi ed accelerare la modernità. Il tatuaggio è uno di questi, che si è prestato ad andare avanti velocissimo, mantenendo ritmi impressionanti. Non voglio dilungarmi su un tema senza ritorno al momento. Bisogna aspettare almeno trent’anni per avere risultati di ripiego, quanto tutti si precipiteranno dal chirurgo plastico per toglierseli, perlomeno quelli più insidiosi e odiosi. Aggiungo solo che per la scarnificazione che viene praticata con una sofferenza infernale e deturpante, come quando i cadetti tedeschi del passato si facevano sfregiare appositamente la guancia per sentirsi più uomini, meglio rivolgersi prima allo psichiatra.

Sui tatuaggi, invece, sempre ché non se ne possa fare a meno, è di concepirli più piccoli possibili ed ostentarli raramente.

 

TELEFONINI

Bisognerebbe portarne appresso più di uno tanto sono utili, anche perché quanto prima potranno essere conservati nel taschino o nelle “saccocce” infinitesimali. Il problema è il suono, il parlare ad alta voce sia per le strade che nei luoghi pubblici. Evitate di mettere una musichetta dal frastuono inconcepibile o dal tono petulante. Abbassatene il volume più che sia possibile, scegliendo tra l’altro, altri mezzi di preavviso di chiamata, come il movimento tremolante o vibratorio. Non alzate la vostra voce parlando in qualunque luogo vi trovate. Vi assicuro che l’altro utente vi sentirà lo stesso, anche se fate la voce flebile.

 

VISITA AL MALATO

Non affannatevi a studiare un cibo o dei dolci adatti a lui prima di un intervento o dopo, nella maggioranza dei casi sbagliereste. Il malato è in mano ai medici e solo loro possono stabilire la dieta più appropriata durante il soggiorno in ospedale. Né portate fiori, potrebbe apparire come invito ad un prossimo funerale. Né riviste in gran quantità, una per volta è sufficiente: meglio, pero’, se regalate un libro. Nel caso che sconoscete i suoi gusti letterari, scegliete il best seller del momento.

Parlate piano di fronte a lui, ma in maniera naturale, non greve come spesso accade. Se poi siete più di uno, non appartatevi col gruppo parlando di sciocchezze, poiché tali sembreranno in quel momento al malato, anche se per voi sono argomenti di attualità o che fanno parte, ed è peggio, della vostra vita privata.

Evitate anche in assoluto di “aggredire” il malato, facendogli, appena arrivati, una persistente sequela di domande: “E’ passato il medico? Che cosa ti ha trovato? Ti hanno detto se ti operano subito? Hai già fatto gli esami? L’iniezione?” e cosi’ via.

Le domande vanno poste con calma, possibilmente diradandole con intelligenza e giudizio, ragionando con il malato e concedendogli il tempo di smarcarsi dal vostro assedio e di formulare in tempo debito le risposte.

 

L’INFERMIERA IN CORSIA

Dev’essere più educata e tranquilla possibile, lasciando a casa i suoi malumori per evitare di sfogarli, sul malato. Una cattiva infermiera, e capita anche ad un medico, a volte adopera il piede di elefante nel comunicare con il paziente.

Faccio un esempio che vale per tutto.

Una puerpera con il figlioletto a fianco, da poco concepito, sta per lasciare l’ospedale. E’ indaffarata e sorridente e sta per indossare l’abito che la porterà a casa, dove presto potrà mostrare il pargoletto a parenti ed amici, ma un’infermiera con un cipiglio degno di un cane arrabbiato, si rivolge alla donna: ”Dove va lei?” Non puo’ uscire oggi, dobbiamo fare ulteriori accertamenti a suo figlio che ha un “buco” nel cuore!” e se ne va impettita.

Si puo’ immaginare la costernazione della mamma che sente parlare in malo modo di un “buco” nel cuore del suo bimbo.

Invece, e da qui gli accertamenti di routine, si tratta di un semplice “soffio” al cuore che è usuale nei bimbi appena nati e che raramente lascia brutte conseguenze.

Sarebbe stato sufficiente spiegare questo con garbo, in maniera diversa, senza citare la parola “buco” nel cuore, per evitare che la donna entrasse nello smarrimento e in una crisi di pianto, se non di peggio.

Purtroppo, la razza umana è anche animale e spesso lo dimostra, come nel caso citato.

 

BAMBINI

Sono come un fiore fra le vostre mani: va curato con amore, con acqua e innesti al momento giusto. Trascurarlo significa fargli perdere colore e forza, crescere debole, oppure, ancora peggio, lo vedrete appassire.

Un bimbo va pianificato con amore e rispetto prima ancora che sia nel vostro grembo. Dovete poi voi entrare con il vostro spirito e la mente nel mondo dei bambini per farli crescere più educati possibile (non illudetevi la perfezione non esiste) fino a che non saranno adulti e sufficienti a se stessi.

Sin da piccoli, inculcategli che l’igiene è importante, insistendo molto di lavarsi i denti periodicamente. Il gesto di lavarsi i dentini da sé lo accompagnerà per tutta la vita, facendogli amare e rispettare l’igiene anche delle altre parti del corpo.

Fategli sentire protezione sin dai primi anni scolari, facendogli capire con semplicità e dolcezza che un comportamento giudizioso e bene educato non è solo degli adulti, ma anche dei bimbi.

I bambini capiscono più di quanto una mamma possa immaginare. Non siate apprensive se non volete che cresca nevrotico. Non lamentatevi di fronte al bimbo se il padre non fa come dite voi o i nonni qualche volta non rispettano le vostre direttive. I bambini assimilano i malumori degli altri famigliari e ne fanno poi cattivo uso. Non fategli passare troppi capricci, fategli capire l’importanza e il valore di un regalo che costa denaro guadagnato col sudore della fronte, anche se siete eredi di un “impero” o di cospicue fortune.

Siate ferme nell’educazione scolastica, poiché la scuola e la famiglia sono il sale che farà crescere vostro figlio.

 

IL PEDIATRA

Non mettevi in ansia se il vostro bimbo manifesta una febbricola, spesso dovuta alla sua vivacità che si manifesta durante i suoi giochi. Non fate voi la mamma - dottore con un libro pediatrico in mano e altre decine sugli scaffali. Questo non significa che non vi faccia bene leggere sull’argomento ed aggiornarvi. Significa che l’apprensione fa male al bambino e a voi.

Chiamate pure il pediatra quando volete, questo è concesso per l’eventuale salute di un bimbo, certo male non gli farà, ma non fatevi trovare addolorata e affranta. Dovete sapere che ci sono pediatri che entrando nella stanza del bambino, e nel momento in cui osservano i vostri occhi pietosi, gli viene spesso voglia di prescrivere “all’adulta,” e non al bimbo, le medicine.190

IL CANE

Una parte di discorso la merita una signora che entra dal parrucchiere con il cane e lascia cadere il cappotto e la borsa dove capita, se non addirittura sul pavimento per avere agio di sistemare la bestiola, poi, in seguito, con comodità raccoglie indumento e borsa. E’ evidente che questa signora vuole dimostrare non a se stessa, bensì agli altri di amare con forza gli animali.

Non è certo bene che una signora si comporti cosi’, poiché gli animali vanno rispettati, ma senza tralasciare di usare educazione e riguardo per i presenti in sala.

Baciare, poi, ripetutamente sul muso un cane, dimostra amore per gli animali, ma non certamente per l’igiene. C’è poi una conduttrice tivù che in aperta trasmissione, urla: “Meglio amare i cani che gli uomini!”

A parte che chi dimostra un animo arido verso i propri simili, non penso che sia meno arido con le altre cose della natura.

E oso sperare che, nella sua mente, costei non includa anche i bambini, poiché già non è encomiabile che si acclami un animale più di un essere umano, figuriamoci se quest’atteggiamento viene proiettato sui bimbi. In fondo di cosa ci lamentiamo se poi sulla cronaca appare la notizia di un cane che preso da raptus sbrana una bambina o di un giovane che per interessi uccide la madre, se siamo noi stessi, da adulti, a crearci uno strano e difforme modo di pensare e di vivere.

E non oso parlare, con tutto il rispetto che ho per gli animali, di chi detiene in casa scorpioni, serpenti tigri, leoni, coccodrilli ed altre e bestie ad altissima potenzialità di ferocia.

 

IL REGALO

Se è una persona anziana una grande scatola di cioccolatini o di marrons glacè.

Se è un bambino un giocattolo, dopo esservi informate con la massima discrezione delle sue preferenze.

Se è un letterato un libro.

Se è un presentatore tivù una dozzina di cravatte di buon gusto.

Se si tratta di uomini in genere, in gioielleria ci sono tanti oggettini fabbricati apposta per loro.

Se è una donna, sempre in gioielleria, un diamante se la ricorrenza è importante, oppure un oggetto d’argento in altri casi.

 

BACIAMANO.

Oggi non è più di moda, salvo rari casi, mai comunque per strada, in incontri occasionali o facendo la spesa ed in altri luoghi pubblici.

Né bisogna allungarsi in chilometrici inchini.

Il baciamano va fatto con la massima naturalezza, senza strafare nè sbavare il dorso della mano di una signora, poggiandovi le labbra.

Cosi’ la stretta di mano, quando salutate, non con la punta delle dita che sa di molliccia bava di lumaca, ma vigorosa e lesta.

 

DAI FAMIGLIARI LA PRIMA VOLTA

Vestito da visita importante, meglio se tallier alla moda per la donna, anche se alla famiglia di lui sembrerà tutto studiato.

Per l’uomo abito casual, anche se camicia e giacca sono d’obbligo sui pantaloni jeans per non apparire cafone.

Un fiore o dei cioccolatini, meglio se marrons glacè alla mamma è d’obbligo.

Non ciarlare, come una ciabatta, in loro compagnia, specie sull’intenzione di matrimonio, è risaputo che i genitori sono gelosi dei propri figli e ascoltare in modo petulante ed ossessivo che stanno per lasciarli, li imbarazza. Potrebbero presto creare dei fastidi che si ripercuoteranno per tutta la vita.

Siate cortesi e pazienti, non è vero che i tempi siano del tutto cambiati per alcuni sentimenti. Ad una signora, che potrebbe diventare presto nonna, fa piacere essere tranquillizzata di poter contare sull’amicizia e affetto della nuora e viceversa. Invece, succede spesso che durante la conoscenza si alza troppo spesso in entrambi il muso cagnesco, accompagnato da continui litigi, incomprensioni e spesso separazioni: e il figlio, infine, conteso dalle due parti.

In amore, l’unione è forza, serietà e palpitazioni, e, sposando l’uomo della propria vita, si devono accettare luoghi e persone in cui egli è vissuto, almeno per quanto riguarda la parte amorosa che ci segue anche al di fuori degli affetti passati.

Quindi, non dire mai: “Il famigliare di mio marito per me è un estraneo.” Neppure: “Ognuno per la sua casa.” O che il padre dei tuoi figli sia costretto a scegliere “Me o tua madre!” “Me o questo.” “Me o quest’altro.

E’brutto dire questo, mentre i suoceri devono accettare a loro volta, che la nuora è di una generazione nuova e diversa e ne devono rispettare le idee, purché queste non siano esagerate e fuori dal vivere comune, come purtroppo spesso accade.

 

LISTA NOZZE

Nella lista nozze non siate particolarmente esosi. Se cominciate bene anche da qui il vostro cammino in due, siete già sulla via della felicità. Siate accorti a non stilare la lista dei doni costosi, è da questo che vedrete la generosità dei vostri amici, se questi possiedono ricchezza e possibilità di moltiplicare la vostra richiesta. Cosi’, anche se non è nella vostra pretesa, è il miglior regalo che possiate ricevere: capire dal loro gesto generoso chi vi è amico.

 

SPESE DI MATRIMONIO

E’inutile fare previsioni questo lo faccio io o questo la fai tu, ci si comporta in maniera generosa, sensibile ed educata. Chi ha più possibilità faccia di più, senza farlo assolutamente pesare come capita in molti casi. Né lo sottintenda agli altri famigliari e amici: “Questo gliel’ho regalato io. Quest’altro non è bello? Sta bene questo qui, no? Visto che gioiello? Ed ecc.”

Il matrimonio dei figli va visto come un inno alla vita e alla gioia, non bisogna macchiarli con le meschinità e l’egoismo. E i figli a loro volta devono essere partecipanti senza pretendere nulla dai famigliari che sanno già come comportarsi.

 

PRANZO DI NOZZE

Il ristorante è importante, anche se non potete sbilanciarsi per prenotare costosi locali, ma, in ogni caso, dovete fare in modo che il ristorante sia caratteristico, pulito e di fiducia: meglio se lontano dalla città.

Il pranzo di nozze si ricorda, stranamente, più del si in chiesa. Se non ci fossero le foto a tenerci vivo il ricordo della cerimonia, forse col tempo lo cancelleremmo dalla nostra mente.

Il pranzo, invece, no, chissà perché lo abbiamo sempre vivo in noi.

Anche nel ricordo dei partecipanti è la stessa cosa. Ecco perché diventa importante che ci siano alcune sfumature particolari nella sala prenotata e nel menù scelto.

Per questo conviene affidarvi al gestore, sempre che sia di vostra fiducia, altrimenti fate intervenire il vostro buon gusto e personalità.

Nel pranzo di nozze sono concesse cose che in nessun altro convivio sono lecite. E’ permesso baciare la sposa, urlare, alzare il gomito, spostarsi da un punto all’altro per salutare fraternamente, ballare e chiacchierare ad alta voce. L’importante è non esagerare, altrimenti il banchetto diventa una pescheria di schiamazzi che potrebbero anche offendere molti presenti.

 

AUGURI

Oggi il computer si adopera più dei telefoni: non certo dei portatili, pero’, almeno per il momento.

In seguito avremo un allargamento di servizi telematici impressionante. Le nuove generazioni, useranno i computers anche per addormentarsi o per leggere veramente nel sonno.

Anche a Natale, e per altre ricorrenze significative, usiamo mandare via internet cartoline di auguri, messaggi o altro.

Questo non è sempre consigliabile, poichè gli auguri fatti per iscritto, per telefono o di persona, hanno un sapore e un calore che nessun computer puo’ sostituire.

Quindi, usare il computer è necessario ed è anche un bene, ma possedere l’educazione per scrivere, per telefonare o presentarsi di persona per fare gli auguri ha un significato diverso e più intimo.

 

RISERVATEZZA

Se un’ amica o un conoscente in un momento di “debolezza” vi racconta fatti della sua vita privata o di altre persone, siate riservati, non raccontatelo subito al vicino, ai famigliari o agli amici.

Avervi fatto il dono di confidare i fatti propri, anche se sarebbe stato meglio non farlo, non vi deve indurre a spifferarlo a destra e a manca. Una persona di forte carattere, che non è sciocco nè pettegolo, tiene i segreti per sé. Ed è riprovevole e da perfetti maleducati raccontarli agli altri e per giunta, talvolta, riderne.

 

LA SALUTE

Bisogna tenerla cara.

Un filosofo pessimista, forse anche perché ormai nel tramonto delle sue forze, affermava che la salute è più importante dell’amore, più importante del vivere stesso.

Ogni persona deve riguardarsi sin dalla nascita.

Da bambini bisogna fare taluni esami mirati per una corretta crescita.

Durante la pubertà vanno fatti altri accertamenti di carattere generalizzati. A venti anni devono già essere di routine.

Da trenta anni in poi vanno considerati i Pap test, palpazione del seno per la donna, esami di controllo per l’uomo.

A quaranta bisogna tenere sotto sorveglianza cuore, colesterolo e glicemia.

A cinquanta i dolori reumatici, le condizioni delle ossa, la tiroide e la circolazione del sangue.

A sessanta, tenere sotto stretta sorveglianza tutto il corpo, la propria maniera di vivere e di prevenire ogni minimo accenno di malattia.

 

CHATTARE

Chattare non è male, specialmente per i giovani, ma la ”cosa” deve rimanere nell’ambito dei rispettivi computers. C’è gente che si vende l’anima pur di fare del male a quella parte più debole e più sincera che digita parole sulla tastiera. E questi non deve abboccare al primo malintenzionato che fa proposte apparentemente normali, fingendosi anche grande uomo, personaggio di rilievo o giovane poeta, attingendo parole che sono su normali libri esteri o imbastendo le frasi a tavolino.

Se il tempo di chattare si protrae a lungo, è facile che nasca anche un’attrazione o una simpatia, allora in questo caso, chi ha piacere di un incontro, deve prima rendersi affidabile, non puo’ tergiversare con scuse sciocche ed inaccettabili, deve assolutamente concedere all’altra parte la possibilità di conoscere le sue intenzioni e la sua situazione famigliare senza che vi siano ombre di dubbio.

So che è pedante quanto sto per dire, ma è necessario per evitare sgradevoli sorprese: farsi inviare una sua foto recente, con relativo indirizzo anagrafico, data di nascita, se celibe o sposato o divorziato e con quanti figli vive (se ne avesse) in maniera che chi riceve queste notizie possa tranquillamente verificare che siano vere, altrimenti evitate d’incontrarlo per non subire danni.

 

IN CUCINA

Vi porto a conoscenza del segreto di Pulcinella.

Se avete ospiti, non stupite le persone con pranzi riccamente elaborati. Non serve a nulla.

Anzi, a volte i commensali si sentono infastiditi dalle salse “pasticciate, da ripieni “all’infinito” o da altri ingredienti carichi di grassi che finiscono col digerire male e che richiedono grandi sforzi per la preparazione e spazi non indifferenti.

Il segreto di una buona cucina e della sua riuscita sta nella semplicità di cio’ che preparate.

E’ sufficiente avere sotto mano: olio vergine d’oliva, aglio, sale, pepe, erbe aromatiche, pomodori freschi, aceto balsamico, alloro, alcuni insaccati e olive bianche e nere e potete preparare delle ottime pietanze a base di antipasti, primi piatti, di carne o di pesce a vostro piacere, guarniti di verdure, insalate e patate, quest’ultime se necessarie, l’importante è di usare o di cercare di accendere il lume della vostra fantasia e l’amore per la cucina.

Se volete cambiare gli antipasti con caviale, patè de foie gras, salmone selvaggio, ostriche di Belon, uova di quaglia e preziose tartine, fatelo pure, è una questione di possibilità finanziaria e non di bon ton.

 

CIBI

Al mercato o al negozio, non è difficile scegliere bene, al limite farete alcuni errori di valutazione all’inizio, poi, applicandovi, filerà tutto liscio, seguendo alcuni semplici consigli.

La bistecca deve avere la sottile cintura di grasso attorno di color avorio che indica allevamento al pascolo e non perfettamente bianco che denota un mangiare sempre uguale, nè dev’essere nerastra o in alcuni parti addirittura in necrosi ( tipo frollata), ma di colore rosso o rosa piacevole; il pesce lucente, l’occhio vivo, la coda intera e le squame turgide; la frutta e la verdura brillanti, principalmente pomodori, melanzane e peperoni, mentre le patate non devono presentarsi mollicci o avere accenni di ciuffi in fioritura.

Al limite sperimentate voi stessi alcuni accorgimenti per riconoscere i cibi crudi, oltre che saggiare le vostre capacità intuitive, sarà anche divertente.

 

COME RICEVERE GLI OSPITI

La padrona di casa indosserà un vestito sobrio, non appariscente né troppo scollacciato. Il trucco dovrà essere tenue, quasi invisibile, evitando soprattutto pesanti gioielli.

Aprirà lei personalmente la porta agli ospiti che accoglierà con un gradevole sorriso e una calorosa stretta di mano o un bacio sulle guance qualora ci fossero rapporti d’amicizia.

Li inviterà anche a sedersi, dopo essersi tolto il soprabito o il superfluo, sfoderando una cordialità non ostentata e non presserà nessuno, offrendo un aperitivo.

 

I DOLCI.

Se avete ospiti, vanno acquistati in pasticceria, tranne che abbiate una miriade di camerieri specializzati, il che ne dubito con la penuria che c’è di personale ad oc.

Le pasticcerie importanti, hanno raggiunto livelli difficilmente superabili da un qualsiasi privato, per ingredienti e visione artistica, mentre la classica nonna che sapeva fare i dolci dal “gusto divino” è difficilmente rintracciabile ormai.

 

LA FRUTTA

LA banana s’incide lungo la buccia col coltello tenendola ferma con la mano sinistra e si lascia sul piatto, mangiandola affettata con coltello e forchetta.

L’arancio e il mandarino si dividono prima in due parti orizzontali col coltello, infine a spicchi, staccandoli dalla buccia con coltello e forchetta, per poi mangiarli.

Cosi’ per pere e mele, con la sola variante che la buccia va tolta su una parte di frutto infilzato nella forchetta, togliendo il superfluo con il coltello in aria sulla mano destra.

I cachi e i kiwi e tutti i frutti molto maturi, vanno tagliati a metà e mangiati , asportandone la polpa col cucchiaio a piccole quantità.

La ciliegia, va mangiata con le mani, meglio se c’è il picciolo con il quale si maneggia, mentre il nocciolo va preso dalla bocca con la punta della forchetta e fatto scivolare sul piatto con garbo e naturalezza e non sputato, mettendo la mano davanti alla bocca, cosa che è orribile a vedersi e rumoroso a sentirsi.

Lo stesso vale per l’uva: i semi vanno presi dalla bocca con la forchetta.

L’oliva si mette in bocca con la forchetta e il nocciolo, come sopra, va espulso sul piatto.

Qualcuno scrive e promulga che i semi dell’uva e similari vanno fatti scivolare sul piatto, tenendo la mano sulla bocca, ma non sono d’accordo, reputandolo anche fastidioso e sciocco, poiché un qualsiasi seme non è dissimile da un nocciolo di frutta.

 

LE SCALE

In salita prima le donne e poi gli uomini per poterle sorreggere in caso di caduta.

Al rovescio, in discesa, prima gli uomini.

 

LE PORTE

Vanno sempre aperte dagli uomini che devono fare strada alle donne.

 

LE STRADE

Le donne abitualmente camminano alla destra degli uomini, ma se c’è un cornicione pericolante o un acciottolato non perfettamente asfaltato l’uomo deve far passare una donna dalla parte più sicura ed agevole, a prescindere che sia alla sua destra o alla sua sinistra.

 

GLI UOMINI E GLI ANIMALI

Perché gli uomini stanno di più con le bestie?

In questa nostra società fatta di velocità, di fughe, di forti egoismi, barbarismi sessuali e intolleranze, l’uomo si sente tradito da chi gli sta accanto, non ha più la sicurezza di una volta e impiega i suoi interessi dove puo’, si rivolge sempre più al mercato dell’omosessualità, lotta per i profitti, placa i suoi istinti “d’amore” pagando una prostituta o rivolge la sua affezione ad un animale, per lo più il cane che è docile e paziente, se non tira fuori le zanne.

 

LACRIME

Si dice che gli antichi eroi omerici piangessero prima della battaglia. Evidentemente era un pianto intimo, non di posa nè godibile da altri se non da se stessi o qualche stretto famigliare.

I nostri nonni, pero’, per quanto mi ricordo, erano restii a piangere. Anzi, dimostravano una certa forza in questo, sia gli uomini che le donne. Le nostre sorelle, invece, oggi, abbondano in pianto, con vistose uscite diluviali dagli occhi se hanno subito un torto d’amore o perdita di denaro o averi.

Quel che è peggio che anche gli uomini, grazie ad uno sbandieramento impressionante di parità, hanno capito l’importanza di piangere per farsi valere. Cosi’ piangono anche loro in abbondanza come fossero (si diceva una volta) delle donnicciole.

Ora non è possibile che un uomo dimostri tanta debolezza, piangendo lacrime a singhiozzo.

Per ottenere cosa poi?

Le donne, almeno in gran parte, non amano che i loro mariti o amanti siano dei frignoni. Quindi sarebbe bene, nel caso che gli uomini volessero continuare a piangere, di farlo in privato per buona educazione e per non tediare chi è costretto ad ascoltarli anche in televisione, visto che piangere è diventata una moda del nostro tempo.

 

LA SUPERBIA

L’uomo superbo non è persona a modo, colta e ben educata, anche se egli si crede tale.

Il superbo è facile da riconoscere: non fai in tempo ad accostarlo che già ti ha squadra dalla testa in giù senza vergognarsi di farlo, mostrando un viso serio, i gesti perentori e l’alterigia nelle parole.

Se poi riveste una carica importante, ha “la puzza sotto il naso” e non parla con chi non possiede denaro quanto ne ha lui, o che non possa trarre affari vantaggiosi nel momento in cui si degna di rivolgerti la parola.

Guai se poi capisce che sei un poveraccio, ti tratta come fossi un misero cane pulcioso, come se solo i superbi dovrebbero circolare sulla faccia della terra.

Questi signori sono tipi chiaramente da scartare, anche se a volte riescono a sorridere per ipocrisia e vestire con abiti costosi ed eleganti.

 

L’INVADENZA

L’invadenza è prerogativa di tutti i popoli, ma di più lo sono quei paesi cosiddetti nazionalisti, dove si possono annotare persone che imboccano le strade della loro città con un’imponenza ed un’arroganza che farebbe arrossire un imperatore, come succede spesso di vedere nel bel sud della Francia, nella città di Nizza per esempio.

Sono insopportabili, in ogni caso, gli individui, di qualunque bandiera essi siano, che non lesinano di urtare senza ritegno chi si pone per sbaglio sul loro cammino, senza ovviamente chiedere scusa. Anzi, a volte neppure si rendono conto di averlo spintonato presi come sono dal loro egocentrismo.

Per non citare, poi, quelli che muniti di faccia tosta sono capaci di superare una fila chilometrica all’ufficio postale o in altri enti pubblici, ponendosi ai primi posti e accampando diritti di priorità inesistenti, come se avessero un posto riservato e non cedibile! E non sono certo da imitate quei bei tipi che si sentono all’avanguardia in ogni circostanza e vi scavalcano in occasioni mondane o durante eventi particolari come conferenze e meetings, giudicandosi da se stessi grandi letterati, anche se privi di talento o di competenza. L’invadenza, infatti, non è una docile bestia e puo’ danneggiare e infastidire molto più di un calcio negli stinchi.

 

LA SOCIETA’

In un tempo antichissimo, tutto scorreva in modo terribile: si passava da un’era all’altra con estrema violenza, con l’estinzione di specie gigantesche o di microbi di cui oggi non abbiamo più traccia.

O se tracce ci sono, affidiamo la conoscenza del loro comportamento alla scienza e alla fantasia di noi uomini.

L’era moderna, invece, è diversa dalle altre, e ci trova impreparati a coglierne la naturale essenza delle sue fattezze.

Tutti, siamo cosi’ presi della tecnologia intelligente, da sentirci noi stessi super intelligenti, supremi, superiori a tutto cio’ che facciamo.

Siamo prigionieri di noi stessi, della nostra capacità che puo’ essere intelligente, ma non suprema nè superiore.

Se voi guardate nell’anima del vicino o del partner che vi sta accanto per la vita e per la morte, vi accorgerete di sentirvi più intelligente di loro, superiore a loro. E viceversa il partner o il vicino provano la stessa sensazione, avvertono una supremazia nei vostri confronti. Oggi anche i geni fanno fatica a stare a contatto con i propri simili, poiché anche loro vengono attaccati da un qualsiasi sciocco che per una questione di parità afferma di essere intelligente come un premio Nobel o di riuscire a scrivere una lettera come D’Annunzio.

Faccio un esempio: se ci sono dieci poeti in un gruppo, ognuno di essi affermerà convinto e per tutta la vita che la sua poesia è superiore, più densa, più ricca di significati della produzione che hanno in essere gli altri nove.

Tutto questo dimostra che la nostra società non è pronta ad affrontare la nostra era e da qui i dissidi, le incomprensioni, l’egoismo, le cattive abitudini, la maleducazione e lo sfacelo della quasi intera umanità.

Per indicare quanto ingiusto oggi è l’uomo, bisogna fare un termine di paragone fra Stato e società, che non sempre collimano nei giusti intenti: ad esempio, se l’uomo capisce che lo Stato emana una legge sbagliata, si lamenta, lo fa presente allo Stato, e in linea di massima questi promulga una nuova legge per sanare le carenze della precedente. Invece, se la società incespica o cammina su sentieri sbagliati, non c’è verso di fargli cambiare rotta. Questa in nome del progresso, della moda, della propria individuale libertà, prosegue con forte egoismo come se fosse in ogni caso dalla parte della ragione, anche se profondamente in errore.

Cio’ significa che lo Stato è in grado di correggersi, mentre la società e il progresso per niente affatto, poiché nell’uomo è il difetto.

 

ALLA FIN FINE

Saremmo grandemente felici se almeno le briciole di quanto scritto da Monsignore e da noi, restassero impresse nella memoria dei lettori.

In ogni caso, finchè il sole ci mostrerà il suo busto d’oro soffuso, ci vorranno altri miliardi di libri perché l’uomo impari in parte a vivere.

Monsignor Giovanni della casa

Elisabeth Guggeri & Ferdinando Giannone