Killer nel cuore dell'Afghanistan

 

In questo romanzo Ferdinando Giannone prende spunto dalla situazione politica internazionale che è stata, negli ultimi tempi, sconvolta dagli atti terroristici di Al Qaeda e nella sua narrazione si inoltra fino ad una pericolosa e sanguinosa ricerca di Ben Laden presumibilmente nascosto in terra afgana. Inutile soffermarsi sulle reali intenzioni dell'Autore e sull'identità effettiva dei protagonisti dell'avvincente spy story che racchiude già in sé il fatale epilogo.

Nel susseguirsi incessante degli eventi si assiste ad una girandola di colpi di scena, degni d'un vulcano letterario in continua eruzione, che tengono avvinto il lettore fino all'ultima pagina: un gioco mortale intricato e infido, sempre in sospeso tra un evento imprevisto, una serie di uccisioni cruente, doppigiochi e insidie d'ogni genere alle quali è difficile sfuggire se non si è dei professionisti spietati e senza scrupoli.

Il protagonista Clooney Smooth, canadese, quarantasei anni ben portati, è un colonnello dello spionaggio americano ma per tutti è un killer senza anagrafe che lavora per il Presidente degli Stati Uniti, l'unica persona che conosce la vera identità di Clooney.

La fiducia in lui è totale e Clooney ha innestato sotto la pelle un micro chip con funzioni di telefono satellitare per mettersi direttamente in contatto con il Presidente in caso di necessità. Interpellato quando si presentano missioni ad alto rischio: Clooney è capace di tutto, falsifica documenti, instaura contatti, coltiva amicizie, connivenze e coperture. In poche parole ha carta bianca nonché la disponibilità di una ingente somma di denaro esigibile in ogni parte del mondo. Non deve lasciare tracce del suo passaggio, deve essere spietato nell'eliminare ogni testimone che lo possa riconoscere o intuire la sua attività segreta. I morti che si lascia dietro le spalle non si contano ma una sola mossa falsa, un gesto di troppo, una dimenticanza o una disattenzione gli possono costare la vita: è un uomo che non può permettersi distrazioni.

Le persone che hanno a che fare o lavorano per lui o per caso incrociano la sua strada diventano vittime innocenti di un meccanismo perverso e pericoloso.

Ferdinando Giannone è abile nel calcare la mano sul protagonista e rendere avvincente ogni pur minimo gesto o situazione intricata. La sua mano narrativa è sempre solerte nel disegnare la scena e nell'enfatizzare le vicissitudini che si susseguono nel corso delle missioni: per il protagonista è sempre necessario individuare subito il pericolo per sfuggire alle trappole, è fondamentale creare nuovi contatti e ricevere il maggior numero di informazioni e la sua stessa vita dipende dall'acuto senso di osservazione, dalla capacità di fiutare una trappola a distanza, percepire in anticipo le situazioni di pericolo, muoversi con astuzia ed elaborare strategie vincenti in breve tempo.

Questa volta l'astuto Clooney accetta la pericolosa missione che ha come scopo la cattura di Ben Laden non tanto come killer professionista ma più che altro come "cacciatore di taglie" perché ha deciso di sistemarsi con il ricavato di quest'ultima operazione: oltre alla taglia che pende sulla testa del terrorista è prevista anche una villa a Central Park dove poter passare gli ultimi anni in tranquillità.

Si alternano vicende e colpi di scena descritti dall'Autore con puntuali e fedeli descrizioni d'un paesaggio della terra afgana e d'una situazione politica assai pericolosa: ogni mossa deve essere attentamente valutata ed è fondamentale muoversi con estrema cautela.

Clooney si ritrova infine nella città d'arte di Herat ad ovest dell'Afghanistan dove presumibilmente si nasconde Ben Laden: la caccia continua e urge un nuovo piano da studiare in ogni dettaglio. Ora la sua nuova identità è quella di un infermiere francese, Richard Bone, grazie alla quale nessuno può riconoscerlo perchè ha trasformato completamente il suo aspetto fisico con la capacità d'un camaleonte.

Clooney è capace di tutto e di assumere l'identità più impensabile. È un gioco da ragazzi presentarsi alla Croce Rossa come volontario, esperto in malattie infettive, e d'altronde ha già fatto pratica in ospedali in una missione in Libano come missionario: il suo motto è "Tutto è utile nella vita. Nulla va lasciato in mano al destino. E il maligno caso deve rimanere relegato in soffitta". Ma nonostante i suoi sforzi nessuna notizia su Ben Laden trapela dalla gente di quella terra che "non gli piace".

E poi la richiesta da parte di un importante uomo d'affari di uno strano trasporto in ospedale per un ferito che deve essere sicuramente una "persona importante" tenendo conto che la cifra in denaro offertagli è spropositata per il genere di operazione. Neanche a dirlo la missione si rivelerà un'autentica insidia e riserverà eventi imprevedibili e morti inaspettate.

Nell'intricata trama creata dall'Autore il protagonista Clooney, il killer senza anagrafe, si trova alle prese con individui spietati e assai scaltri e non è facile muoversi in ambienti ostili nonostante le sue indubbie doti, o setacciare gli ambienti, scovare gli indizi o i documenti che lo conducano sulle tracce di Ben Laden ma nonostante tutto riesce a scoprire documenti importanti relativi ad un futuro attentato terroristico nucleare nel centro di Londra.

La sua vita è costantemente in pericolo e tutto si gioca sul filo del rasoio: può essere ucciso solo perchè sospettato della morte di alcuni componenti di Al Qaeda o perchè ha ritrovato una piantina che riporta dettagliatamente il luogo dove si trova nascosto, in una grotta bunker, Ben Laden.

Ferdinando Giannone con acutezza plasma la figura del protagonista Clooney fino all'ultima pagina e dopo averlo disegnato come un uomo scaltro e diabolico, capace di muoversi con la massima circospezione e attento a non fidarsi di nessuno, ci presenta nella parte finale del romanzo un uomo che deve comunque sottostare alle leggi del destino che è sempre in agguato.

Sarà proprio il "falso amore" di Clooney per la bella Elijah, donna intelligente e temibile, capace di affrontare le situazioni più pericolose e quindi da non sottovalutare, a tradire il killer professionista: e l'epilogo inatteso sta lì a dimostrare che una donna che intende vendicarsi è più pericolosa di una missione segreta all'Inferno.

Massimo Barile

 

Killer nel cuore dell'Afghanistan  - brano

"È una trappola, quest'uomo non è sincero." disse a se stesso Clooney SMOOTH che aveva acuto senso di osservazione ed era astuto.

E subito esaminò alcune parti fisiche dell'afghano che gli stava di fronte, mani pesanti e ruvide ai pollici, evidentemente abituate a maneggiare armi per lungo tempo, barba scura e ricciotta, dai riflessi rossicci in superficie come di chi è avvezzo a scrutare spesso, in pieno sole, il cielo e l'orizzonte, vestiva una tunica di cotone pesante che gli arrivava ai piedi scalzi, con un turbante bianco annodato come un crotalo che mostra la coda; e, inoltre, possedeva occhi furbi con un sorriso sul viso placido come per tranquillizzare.

Contrastava con Clooney SMOOTH.

Canadese, magro, altezza semplice, pelle ombrata, pupille di un colore indefinito, capelli corti e castani; indossava una maglietta azzurrina, pantaloncini blu, tenuti da una cintura e calzava sandali da missionario.

Una cosa li accomunava.

Ridevano entrambi.

L'afghano, vedendolo così inoffensivo, quasi nudo di tutto, si tolse il fucile dalle spalle e la bomba a mano che teneva legata alla pancia, posando tutto sul terreno brullo.

Clooney SMOOTH approfittò di quel momento per guardare le montagne lontane e lo spazio tutt'intorno con almeno cinque miglia di vuoto assoluto.

L'auto di Clooney SMOOTH, una Mini Cooper verde scuro e, l'altra, dell'afghano, una jeep non militare, vegetavano ciascuna per suo conto.

L'uomo, lasciate le armi per terra, si avvicinò al canadese con la mano e il sorriso aperto come se quel gesto dovesse aprirgli ogni porta della vita.

SMOOTH, invece, da quel gesto, si convinse ancora di più che l'afghano non era affidabile; se uno non ha cattive intenzioni, non ha necessità di deporre le armi sul selciato per dimostrare d'essere un amico.

Il canadese sapeva di essere in pericolo, lo presentiva, come quando un essere umano, più sensibile degli altri, avverte l'odore umido della pioggia prima che arrivi.

Non poté formulare altri pensieri, percependo il sibilo lontano di un elicottero; lui era allenato a percepire il frastuono dei mezzi aerei con largo anticipo.

Così prevenne la mano dell'altro stringendogliela con la destra, con la sinistra estrasse la fibbia della cintura che era uno spadino corto ed affilato, micidiale per chi lo sapeva maneggiare, e gli affondò velocissimo un fendente sotto la sua pancia, sfiorando i genitali e squarciando l'inguine che sanguinò a schizzi.

Prontamente gli infilò l'arma nella bocca che urlava, fermando la punta sull'epiglottide.

"Non sei dalla mia parte! - chiese il canadese deciso - Confermami abbassando gli occhi se è vero!"

Negò l'afghano alzando gli occhi.

"Niente menzogne!" fece in uno stridio il canadese forandogli la membrana e facendo penetrare la punta nella glottide.

Poi la ritirò per un attimo, fermandola all'altezza delle labbra.

"No, no! Non sono dalla tua parte!" urlò l'afghano facendo schizzare il sangue dalla bocca sui vestiti di Clooney.

Il canadese, risoluto e in silenzio, gli spinse lo spadino in un orecchio, tenendo ferma la testa e lo lasciò crollare a terra, inerte.

L'elicottero era ormai a qualche centinaio di metri da lui, che fu pronto a riporre l'arma nella cintura e correre verso la sua auto, ficcandosi sotto.

Gli occupanti dell'elicottero volteggiarono per alcuni secondi, fermandosi a pochi metri dalla Mini Cooper con i fucili spianati, per scendere e attaccare.

Il canadese fu lesto a scivolare fuori.

Teneva in mano una pistola tipo lancia razzi munita di micro bomba, recuperata da sotto il telaio dell'auto, prese la mira senza alterare i suoi sensi e con calma spinse il grilletto; l'elicottero colpito esplose in un fuoco, spandendosi a pezzi tutt'intorno.

Clooney SMOOTH, osservando l'elicottero in fiamme, intuì d'essere ancora in pericolo e di non poter restare nel deserto, né viaggiare con gli abiti macchiati di sangue.

Capace di elaborare piani risolutivi in breve tempo, prese una sbarra dell'elicottero distrutto, infierendo sulla sua auto, ammaccandola in più parti e rompendo un faro.

Poi si sporcò di polvere, stracciò un lembo del vestito di cotone dell'afghano ucciso e si fasciò la mano come se fosse ferita.

Gli frugò anche attentamente le tasche, prelevando un suo documento con foto, sapendo che gli poteva servire.

Prima di arrivare in quel luogo, di sola sterpaglia e sabbia, Clooney aveva attraversato alcune case oltre le montagne, a circa venti miglia, dove aveva notato una bancarella con vestiti da uomo ed altre cianfrusaglie.

Lì si diresse, dopo aver simulato l'incidente per non dare spiegazioni sul sangue che aveva indosso.

Il ragazzo della bancarella, dal viso imbracato dal sole, rise nel notare l'auto ammaccata e i vestiti del canadese sporchi di rosso vermiglio, sangue ormai raggrumato.

Ridono sempre i ragazzi, quando vedono i segni di un incidente sui mezzi e sulle persone.

"Non ridere, «mon pote» - disse Clooney SMOOTH accigliato, ricalcando un francese mistificato - mi sono ribaltato e quasi ci restavo sotto! Su, piuttosto, «cheri», dammi un pantalone, una camicia e un paio di comode scarpe!"

Il ragazzo si mosse da dietro la bancarella alzando una stampella, mostrandosi con la gamba sinistra mozzata fino alla coscia.

Smise di ridere e il canadese non poté capire se fosse per la fatica che il ragazzo faceva nell'avviare i suoi passi o per il rimprovero che gli aveva rivolto prima.

Clooney si guardò attorno, non c'erano persone ed era normale per quella zona, probabilmente i pochi abitanti si trovavano in qualche fiera o poco distanti ad accudire bestie da soma o da cibo; così indossò gli indumenti nuovi, pagò in chiara moneta locale senza mercanteggiare, avviandosi con gli abiti sporchi in mano.

E il ragazzo ricominciò a ridere.

"Signore - disse alle spalle del suo acquirente - puoi lasciarli qui i vestiti smessi, se vuoi li butto io."

"No, ci sono affezionato e li farò lavare." disse il canadese, per non lasciare tracce del suo passaggio.

Clooney fece viaggiare l'auto per circa cento miglia, rallentando poi in prossimità di una stradina.

La percorse per circa mezzo miglio fino a trovarsi in uno spiazzo transennato.

Piano si diresse sul lato destro dove c'era un imbocco che a scivolo portava in un profondo crepaccio.

Scese dall'auto ancora accesa.

Puntò il pedale e il mezzo precipitò nell'abisso di rocce.

Camminò a piedi per un miglio, fermandosi infine sul ciglio della strada.

Conosceva quei posti.

Si trovava a quaranta miglia da Kabul.

E di lì a poco doveva passare un bus che già avvistò da lontano.

Sulla corriera ripercosse alcuni avvenimenti.

Clooney SMOOTH aveva quarantasei anni, portati con orgoglio; l'ossigeno e i buoni grassi della sua epidermide, impedivano alle rughe di farsi avanti e di vantare i suoi anni.

Con i gradi di colonnello dello spionaggio americano, dipendeva unicamente dal Presidente degli Stati Uniti d'America.

La fiducia del Presidente era tale, che un micro chip, ultima generazione, con funzioni di telefonino satellitare, era stato posto sotto la pelle di Clooney SMOOTH, all'altezza del polso.

L'idea era di un «telefonino rosso» a due.

Era sufficiente al canadese stirare l'indice, portare il polso sull'orecchio ed entrare in contatto col portatile del Presidente statunitense.

Nessuno, tranne quest'ultimo, conosceva il volto di Clooney SMOOTH.

Né si conoscevano i suoi precedenti di vita vissuta.

Egli aveva un'identità solo per il Presidente, che lo interpellava ogni qualvolta ci fosse una missione ad alto rischio da portare a termine.

Entrato in azione, SMOOTH, falsificava documenti personali, cercava amici ed impiegati di copertura che mai sapevano chi egli veramente fosse.

Gli ordini, i luoghi dove andare, le persone da contattare per il buon fine della missione, gli erano impartiti grazie a quel sofisticato sistema telefonico esclusivamente dal Presidente degli Stati Uniti.

In pratica, per voce del Presidente, Clooney SMOOTH aveva migliaia e migliaia di uomini, generali, CIA, F.B.I ai suoi ordini senza che nessuno sapesse della sua esistenza.

Anche il vice presidente, che un giorno sarebbe potuto diventare il capo della Casa Bianca era ai suoi ordini per interposta persona.

In quel momento la sua missione era Ben Laden.

La sua cattura.

Clooney, stavolta, aveva accettato quella pericolosa missione non come colonnello, ma da cacciatore di taglie.

Voleva dal Presidente, in caso di sicuro successo, i venticinquemila dollari che pendevano sul capo del terrorista di Al Qaeda e una villetta al Central Park nell'isola di Manhattan.

Il suo desiderio era di trascorrere tranquilli i suoi anni dopo quest'ultima partita.

Il Presidente aveva accettato pur sapendo che la differenza tra un suo uomo di fiducia e un cacciatore di taglie, stava nel fatto che il primo era ai suoi ordini perentori, e il secondo poteva anche agire di testa sua.

Era stato il Presidente a telefonare recentemente al canadese, informandolo che un uomo, l'afghano che stato costretto ad uccidere, sapeva molte cose su Ben Laden.

Il Presidente aggiunse che l'uomo, disposto a fare da guida, era già stato avvicinato dalla CIA e setacciato più volte, risultando attendibile.

Dalle parole di costui, poteva dipendere la cattura del terrorista Ben Laden, l'uomo più ricercato ed odiato dal mondo occidentale...

Clooney SMOOTH si mosse senza indugio, chiamando per telefono quattro volte l'afghano, ora ucciso, da una città distante da Kabul, saggiandone ogni capacità e affidabilità possibile.

Le rassicurazioni telefoniche dell'uomo che asseriva di avere precisi riferimenti su Ben Laden, anticipando postazioni che potevano sembrare reali, indussero il canadese ad accettare l'appuntamento.

E solo in pieno deserto, Clooney SMOOTH, si rese conto con chi aveva a che fare e costretto ad uccidere quell'uomo, doppio giochista.

L'afghano, lo aveva visto bene in viso e Clooney non lasciava vivere, in ogni caso, chi poteva individuarlo nella sua vita segreta.

Adesso gli sorgeva un altro problema; il suo ufficio di copertura d'import ed export a Kabul non aveva più ragione di esistere.

Non perché fosse stato scoperto, di questo era convinto, altrimenti lo avrebbero ucciso o perlomeno teso un agguato in città, ma solo perché, ad ogni appuntamento di spionaggio andato male, che era tra l'altro costata la perdita di più vite umane, lui, per maggiore precauzione, non lasciava tracce di sé.

Si era già liberato della macchina, ma c'era l'ufficio e i tre impiegati che lavoravano con lui.

E in più doveva parlare col Presidente degli Stati Uniti di questa faccenda che gli premeva l'anima.

Arrivò in città, mentre l'aria calda già imbruniva.

Le strade non erano molto frequentate.

Circolava qualche passante, per lo più maschio, con le punte dei fucili che brillavano per le frecciate di luce della luna.

Le donne se ne stavano tappate in casa e chiuse nei burqa di stoffa rasata dai molteplici e bellissimi colori; i soldati, di varie etnie ed estrazione, armati fino ai denti, sorvegliavano postazioni, di ministri, generali e gente di riguardo che andavano salvaguardati.

I consolati erano illuminati e le bandiere della propria nazionalità svettavano come abeti nell'apprestarsi del buio.

Clooney SMOOTH aprì con le chiavi la porta della villetta che si trovava di fronte all'ambasciata inglese.

L'edificio era stato da lui adibito per una parte ad ufficio, per metà a deposito per i tappeti orientali che commercializzava e l'ultima porzione ad abitazione con garage, posta nella parte finale della strada, con uscita secondaria.

Aveva tre dipendenti; un uomo e una donna fatti arrivare, tramite inserzione sui giornali, dalla Svizzera, la terza era una ex insegnante talebana disinibita, più europea che afghana, la quale si era facilmente adattata a commutarsi in impiegata.

Quest'ultima, Ida Chicken, era molto utile a Clooney SMOOTH, gli serviva da traduttrice, per ricevere i clienti, per apprendere frasi utili da utilizzare per cavarsela in un Paese straniero e per fargli compagnia spesso la notte.

Clooney, dopo aver ispezionato la villa per rilevare se ci fosse qualcosa di strano, si fece una doccia, mise un pigiama di seta a gamba corta, si profumò, sedendosi comodo in poltrona.

Poi attivò l'indice, avvertendo un leggero tremolio sotto pelle.

Il Presidente era già in linea.

"Pronto? - fece Clooney, portando il polso all'orecchio - parla l'occhialaio belga..."

"Bene." rispose senza inflessioni particolari il Presidente.

Erano le frasi prestabilite per aprire un discorso, anche se ormai l'uno conosceva perfettamente la voce dell'altro.

"Mi scusi per l'ora, signore. riprese Clooney più per una frase d'obbligo che per deferenza.

"Hai notizie del nostro ultimo pacco? chiese il Presidente sorvolando i preamboli.

"Sono stato costretto a spedirlo via mare, ed io ho deciso di fare un viaggio di riposo." rispose Clooney.

"Era necessario spedirlo via mare?"

"Sì, signore, se lo avessi spedito diversamente, la merce si sarebbe avariata."

"Capisco. D'altronde, tu sei libero di fare ciò che vuoi, ma quando arriverai nel tuo posto di vacanza, fammi sapere, t'invierò notizie dettagliate sul tuo prossimo trasferimento."

"Lo farò. C'è una cosa che volevo chiederle, con tutto rispetto; qualcuno oltre a lei, signore, conosce questo nostro numero telefonico?"

"Perché lo chiedi?"

"Per salvaguardare la mia vita, signore."

"Nessuno!"

"Grazie, signore. A presto."

Con questa conversazione Clooney aveva informato il Presidente degli Stati Uniti d'America che il contatto con l'afghano era fallito, che c'erano stati dei morti e che lui doveva scomparire per un po'.

A sua volta il Presidente gli aveva risposto che riponeva in lui fiducia illimitata, che poteva agire a qualunque titolo e che gli avrebbe comunicato in seguito quale sarebbe stata la sua prossima mossa in quella partita.

Dopo, con un telefono normale, chiamò Ida Chicken l'insegnante impiegata talebana che abitava a pochi passi, in un appartamento alle spalle dell'ambasciata inglese, dicendole di raggiungerlo.

Lei entrò con la chiave che possedeva.

Se Clooney SMOOTH si assentava, Ida Chicken si occupava di ogni cosa della villa.

"Hello!" salutò la donna con gli occhi neri che si imburrarono in un sorriso, entrando nella camera di Clooney che stava ad aspettarla.

Egli stava sdraiato a pancia in giù, nudo, con la testa ai piedi del letto.

"Bye!" fece lui a sua volta sorridente.

Lei si avvicinò, lo baciò sulla nuca, togliendosi all'istante l'abito di seta.

Fu repentina e i sui gesti veloci movimentarono l'aria attorno, creando un'aureola ai suoi capelli annodati in alto sul capo, scuri come fili nel buio senza luna.

"E la lingerie, cherie?" fece lui portando una mano nella mutandina, in basso.

"Mi piace che sono le tue mani a cercare fra le parti coperte una piccola grotta..." fece lei in un soffio e con fare dall'apparenza riservata.

"E questo...? Non vuoi che metta le mani qui?" disse lui, togliendole il reggiseno, facendo scivolare le dita sulla pelle.

Ida Chicken cominciò ad infiammarsi e ad ansimare.

E Clooney portò le sue labbra aperte e salivate sui capezzoli della donna, suggendo forte come fanno i cucciolotti alla ricerca di cibo.

Poi si abbassò sull'ombelico, baciandolo.

Con una mano entrò dall'alto della mutandina, come a scardinarla, ficcò più dita dentro la fessura della vulva umida della donna che si mise quasi a ridere dal godimento.

Fremeva, con la bocca aperta, come i pesci, quando boccheggiano.

E Clooney SMOOTH ficcò la sua lingua in quella bocca dilatata.

Le due bocche serrate non si staccarono finché lui, palpitante, col sangue che gli pulsava come ad infrangersi sulle pareti venose, tolse le mutandine dalle sue cosce e la penetrò, dando il cambio alle dita interamente bagnate .

"Lo rifacciamo?" chiese lei, sudata ed ancora ansimante, con la mano che indugiava sul suo scroto.

"Lo rifacciamo ma... con una variante..." disse Clooney, girandosi di scatto, spingendole un ginocchio fra le cosce e aprendole il labbro inferiore con un dito.

"No! Lì... no" disse lei, conoscendo le sue intenzioni, ma senza smettere di smaniare per il piacere già assaporato.

"Allora, lasciamo correre tutto..." disse Clooney staccandosi da lei per seguire un piano già prestabilito e che non doveva fallire.

Ida Chicken, nome non consueto per una talebana, probabilmente dovuto all'incrocio di un antico passato di colonialismo occidentale, era una donna moderna, e per questo, per difesa, non sempre disponibile a compiacere le esigenze e pretese di Clooney SMOOTH o di qualunque altro uomo.

Scura di carnagione come tutto il resto, fisico magro e lungo, spalle ad angoli retti, schiena dritta che man mano si assottigliava in basso, cosce che si aprivano leggermente in cima, lasciando spazio e bellezza ai fianchi sporgenti.

Dopo i bombardamenti degli americani e inglesi e la caduta del talebani, si era allontanata dalla famiglia, lasciato l'insegnamento e bruciato il burqa in un falò improvvisato.

In principio, aveva impiegato male la propria libertà, sbandando qua e là, cercando amicizie deludenti, congiungendosi con stranieri e soldataglia senza porsi problemi, forse per recuperare gli anni patiti sotto un regime pronto a tagliare la mano che si mostrava nuda ad un uomo che non fosse parente stretto.

Conosciuto poi Clooney SMOOTH, si era fermata convinta che fosse giusto, credendo che la felicità potesse galleggiare e ridere per sempre nei suoi occhi.

"Conosci quest'afghano?" chiese SMOOTH a Ida Chicken, dopo aver tratto dalla tasca dei pantaloni la carta di riconoscimento dell'uomo che aveva ucciso nel deserto.

"No. rispose lei dopo averlo osservato con attenzione, ancora stesa sul letto.

"Ne sei convinta?" insisté lui.

"È della mia città? Se è così, può darsi che l'abbia incontrato per la strada. Ci s'incontra tutti a Kabul, ma io non lo ricordo, né ci ho mai parlato."

Clooney SMOOTH osservò i battiti del cuore della donna dalla dilatazione del petto.

Non erano accelerati, né gli occhi mostravano paura, né la voce aveva tracciato nell'aria un ideogramma sonoro falso.

I sensi di Clooney SMOOTH erano allenati e capaci di cogliere le menzogne, distinguendo facilmente il vero dal falso da movimenti apparentemente semplici o insignificanti di un essere umano.

La donna che ancora nuda giaceva sul suo letto, non aveva colpe, era sincera; non sapeva che Clooney SMOOTH era l'uomo senza fisionomia del Presidente USA, una spia, uno che non esisteva in nessuna anagrafe del mondo, un cacciatore di taglie sulle tracce di Ben Laden.

Ma il dubbio nell'uomo rimane; l'uomo è sempre il dubbio del dubbio, è il dubbio anche di se stesso!

Clooney SMOOTH non poteva lasciare in giro dubbi o tracce della sua presenza.

Doveva bruciare e cancellare il suo passato di cinque mesi a Kabul.

Il suo segreto di colonnello del controspionaggio, di uomo del Presidente, di cacciatore del terrorista più ricercato di tutta la storia dell'umanità e capo di Al Qaeda, doveva restare in una tomba.

Il canadese ormai aveva un suo piano.

Ora se indagava, se scandagliava l'anima sincera di Ida Chicken, era solo per un suo studio personale sul comportamento psicologico delle persone di fronte alla verità, alla paura o alla menzogna.

"Vuoi davvero fare ancora l'amore?" - disse Clooney alla donna.

"Sì..." rispose Ida Chicken, abbassando continuamente la testa in un sorriso e un brillio negli occhi che fermò ogni altra luce nella stanza.

"Spostati leggermente... - disse Clooney SMOOTH avvicinandosi al letto - ora voglio sentire con le mie ginocchia l'impronta e il caldo buono che lasci sulle lenzuola..."

Poi lui s'inginocchiò di fronte a lei.

E iniziò a muovere la mano destra, sfiorandole con lenta dolcezza i peli del pube; infine fece un cerchio con un dito sopra il suo ombelico, poggiò le labbra alle sue labbra, le mise un braccio sinistro all'altezza del collo simile ad un doppio cappio che tiene immobile un capretto, e le spezzò con fermezza il collo senza troppo rumore né sofferenza.

Ida Chicken, rimase col sorriso sugli occhi.

Clooney le abbassò con calma le palpebre e poi si vestì.

Si assicurò che nella sua cintura dei pantaloni ci fosse ben riposto lo spadino con l'impugnatura a forma di fibbia.

Riempì una grossa borsa delle sue cose più importanti, avviandosi sul retro della villa, assicurandosi che non ci fossero curiosi intorno.

Passò anche dal garage.

Qui aprì il portabagagli della sua berlina verde scuro, riponendovi il bagaglio.

Inserì la chiavetta d'avviamento di mezzo giro senza mettere in moto; il disegnino della pompa di benzina segnava il pieno.

Soddisfatto lasciò la porta del garage con le serrature aperte, avvicinandosi al cancello che dava sulla strada e che aprì senza esitazioni.

Dopo si acquattò nel buio più fitto, dietro una fila di piante di rose che nascondevano la vista interna della villa.

Era tardi, ma qualche raro passante si notava ancora.

I primi uomini che avvistò erano in due, così vicini a lui che ne udì le voci, non portando a termine ciò che aveva in mente perché poteva risultare pericoloso con un'altra persona di mezzo.

Poi passò un altro afgano che lui considerò troppo basso e tarchiato rispetto al suo fisico.

Infine, ne avvistò uno più o meno della sua taglia e corporatura.

Prima che questi arrivasse al cancello, Clooney uscì come per caso, trovandoselo di fronte.

Già con lo spadino in mano, glielo affondò in gola senza che l'ignaro passante si accorgesse di nulla, caricandolo sulle spalle con una forza inaspettata.

In casa lo denudò, poi gli rasò la barba e gli accorciò i capelli, deponendolo accanto al cadavere freddo di Ida Chicken, anch'essa nuda e, infine, andò a buttarsi sul letto, avvertendo il bisogno di dormire.

L'indomani mattina presto Clooney SMOOTH era già in attesa che giungessero i due impiegati svizzeri.

Sapeva che il primo ad arrivare sarebbe stato l'uomo, con un'ora di anticipo rispetto alla donna che era solita fare la spesa prima del lavoro.

L'uomo, il signor Bert Kessler fu puntuale.

Entrò.

Clooney gli si parò davanti inaspettatamente per vedere la sua reazione.

"Buongiorno, signor Clooney!" disse questi senza cambiare di una sola virgola il suo comportamento abituale, senza minimamente alterare i suoi tratti.

Poi si mise dietro la scrivania, si tolse gli occhiali che pulì accuratamente, guardò il suo orologio svizzero, trasse fuori alcuni incartamenti e si sprofondò nel suo incarico.

Bert Kessler era d'origini alsaziane, di una piccola città francese ai confini con la Germania.

Si era sposato, con una donna di Basilea, divorziando solo dopo un mese.

E per sfuggire ai congrui alimenti da versare alla moglie, si era rifugiato in Afghanistan, accettando di buon grado l'impiego di Clooney SMOOTH.