LA BESTIA ALLO SPECCHIO

Osservavo dritto negli occhi,

a distanza ravvicinata,

la bestia più malvagia che si possa raccontare.

Fronte protesa,

mascella gonfia,

movimenti goffi,

naso adunco,

pupille lucide e grigie su fondo bianco,

denti in fuori e cuore che pulsava dilatato:

forse voleva sbranarmi ed io mi sentivo debole.

Mi squadrava con i muscoli della sua forza,

fronteggiandomi con la minaccia della sua bocca,

con la bellezza del suo collo,

con le mani in avanti sullo specchio: era l’uomo, ero io.

 

SEGUIRE IL MIO TEMPO

C’è gente che m’osserva sotto sotto

come se l’appestato fossi io,

sarà il mio vestito spiegazzato,

la mia cravatta squinternata

o qualche chiazza di rosso vino negli occhi.

Mi guardano sotto sotto,

cos’hanno da guardare?

Forse intuiscono che so leggere la loro pestilenza,

la loro anima,

il loro fiato che sa di cipolle preistoriche,

di aglio ammuffito,

di coscia di pollo bollita più ore.

Seguitano le bestie ad osservarmi

come se l’appestato fossi io.

 

PRECISAZIONE

Ti voglio donna,

non con il “culo di cane”

ma con la coda d’un gatto,

con gli occhi puliti,

l’espressione di femmina che osserva e ama il suo uomo.

Ti voglio donna

con i capelli lunghi

la gonna stretta

labbra salivate

e

senza che di notte preghi Saffo di venirti in sogno.

 

L’ADDIO DAL FRONTE

Addio amore,

non voglio che m’aspetti, 

sono cosciente che tu hai bisogno di un rifugio,

come un fiore ha bisogno d’uno stelo di sostegno.

Tu sei il mio fiore

ed io lo stelo che non può sorreggerti.

Non sono più il ragazzo

che asciugava la lacrima

se un coniglio baciava la compagna.

Sono cambiato,

ora sono il cattivo esempio da seguire;

la mia divisa odora di sangue,

e la mia capacità di uccidere è alta,

anche se questo accade in guerra;

la mia medaglia sul petto

è un trofeo come in Africa la testa d’un leone,

e la speranza, mia cara,  non è più fisica qui,

è un’ombra chiusa nella mente della morte.

In queste condizioni preferisco saperti libera,

accanto ad un giovane 

che non sappia ancora cos’è uccidere.

 

IL LIMITE DELL’UOMO

Cosa credi? 

Andrò anch’io ad ammuffire la terra,

ad ingrassare la frutta del vicino orto,

a parlare con Dio,

se non mi caccerà dal suo giardino.

Cosa credi?

Sono anch’io Adamo,

una misura dimezzata dalla natura,

un uomo serrato dalla vita,

toccato dalle piaghe e dai livori,

sbranato più volte dai censori.

Cosa credi?

Anch’io di giorno apro l’ombrello,

di notte m’addormento

e nel tempo rimasto c’è il limite dei miei pensieri,

chiedendomi spesso… “Cosa farò domani?” 

 

LA PARTE FREDDA DEI RIMPIANTI

Ci sono ancora i ricordi, Elisabeth?

I brevi litigi,

le ombrose malinconie,

le parole “buone” 

che, per non dirle, scrivevi sui fogli.

Poi l’onore del distacco,

il silenzio e il vuoto della ragione,

e anche se la passione cerca l’affanno,

deciso diventa  il mio pensiero, 

che, come amore e amore fuso nella mente,

è desiderio della tua presenza,

nella mia parte fredda,

dove i rimpianti non hanno mai fine.

scusandosi poi per evitare il tuo disprezzo,

del cliente con l’alito da bove e il quiz da porco,

del fidanzato della tua amica,

del medico che ti sorride troppo,

dei tuoi corteggiatori sciocchi,

di tua madre che è cronica di zuccheri,

di tuo padre che non ti ha mai baciato,

di tuo fratello che è più egoista di te

ed io che sto ad ascoltare con i pensieri altrove.