Considerazioni dell'Autore

 

Sin dall’età di otto/dieci anni, mi fermavo a ponderare come fosse assurda la smania di rincorrere sogni e speranze che probabilmente non si sarebbero mai avverati.

Ho sempre preferito vivere il momento presente, senza troppe pretese magari né troppe illusioni.

Le mie radici gattopardesche ma soprattutto gli echi non ancora del tutto spenti del devastante secondo conflitto mondiale, popolavano la mia mente fanciullesca di bambino del sud, con una miriade  di ragnatele grigiastre sovrastate da ali incombenti di pipistrelli volteggianti.

Niente affatto rosee e distensive le mie immagini mentali di pre adolescente...

Complice forse il mio innato pessimismo  e i miei occhi perennemente malinconici che mi conducevano a sondare terreni impervi ma più fertili e rigogliosi.

Non mi aspettavo molto dal mio futuro nella vita reale e cosi’ mi ritrovavo spesso a vagare con la mia fantasia altalenante in una Catania assetata d’innovazione e di progresso ma ancora legata alle proprie tradizioni e tragedie.

E’ quindi abbastanza intuitivo come in me scaturisse il bisogno di identificarmi in personaggi e luoghi conosciuti ma idealizzati e trasformati in metamorfosi della verità.

Nascono fin da allora le mie considerazioni personali affidate alle pagine de “L’ingiuria” dramma teatrale in tre atti pubblicato dalla casa editrice Gastaldi.

Ma le mie osservazioni di adulto ormai consolidato, sulle piccole incongruenze di una vita bucolica, le incomprensioni, i tumulti dell’animo di giovane innamorato, magari riflesso negli occhi di una donna  amata, mi hanno riportato a rivivere con l’ansia della gioventù, i miei anni più felici e spensierati. 

Le mie poesie si snodano veloci sui rimpianti, sulle incomprensioni di parentela, sulla società in cui viviamo e sui bordelli attraverso l’occhio di una fanciulla che lascia vivere la sua vita attraverso le strade della prostituzione.

Molte poesie di queste serie, hanno acquisito una connotazione particolare attraverso la recitazione dell’attore Alessandro Castellucci che ha fatto vibrare ogni singola parola dei testi.