PREFAZIONE

Devo purtroppo ammettere che in questo secolo, dove vivere e correre è d’obbligo, non è facile la professione di critico, abilitato a convivere con testi che giocano al massacro, destinati al macero e che non lasceranno mai tracce nella storia della letteratura. Nonostante questo, io non rinuncio a naufragare in pazze e continue letture per cercare di trovare il ”canovaccio” che mi faccia ancora palpitare.

Ho in mano il CD con la splendida voce dell’attore Alessandro Castellucci e i fogli stampati, usciti dal computer di Ferdinando Giannone che racchiudono il volume “La possibilità e l’impossibilità d’amare” - cento poesie d’amore per una donna e  18 poesie della memoria.  

Cento poesie d’amore per una donna, leggo. 

Cento… ripeto nella mia mente. 

Saranno tutto “cuore”… penso. 

Poi leggo i primi versi…ti trovo tossica/ persa fra carne e anima/ con l’odore acre dell’aceto nella bocca/ libera d’amare più uomini nello stesso giorno/ libera di farti odiare/ con tutto l’odio che urla il mio amore…

“Oh, Dio!” esclamo. E m’immergo nell’ascolto del CD e nello studio dei fogli scritti da Ferdinando Giannone.

A distanza di giorni sono ancora qui con il volume in mano in entusiastica lettura con una feroce voglia di dare un mio formale giudizio. Ho piacere al momento di riportare alcuni brani  che racchiudono la sostanza delle diciotto poesie della memoria e che s’innestano alle cento d’amore per una donna…Se solo potessi parlarti/ restituirti gli anni/ se il tempo non fosse crudele come un’eternità di pioggia/ ti vorrei in vita, papà/ anche se pallido accanto alla morte…

Non solo questi brevi brani, ma tutta la raccolta segue  

lo stesso e splendido suono , indicando passo dopo passo il sentimento di Ferdinando Giannone, il suo abbandono lirico, la sua forza ciclonica, la sua voce di poeta che mi 

porta a meditare a lungo su di lui.

In un primo tempo ho pensato che le poesie fossero troppo intimistiche, biografiche come se l’autore avesse vissuto realmente l’amore, la passione, l’odio e lo sdegno che accompagnano le cento poesie per Camila, la donna raffigurata e idolatrata nel volume come fosse una  tela caravaggesca ricca di significati. Con curiosità, non mi vergogno ad ammetterlo, ho indagato sulla vita di Ferdinando Giannone. Cosi’ scopro che ha parecchi figli e che ha condotto una vita passionale particolarmente movimentata. Quindi, non è certo lui, l’innamorato testardo ed “eterno” di Camila, che ama e possiede per una sola notte ancora adolescente e già gravida di un altro uomo. 

Dopo la notte d’amore, lei lo abbandona. E da qui comincia il suo calvario… t’ho aspettato l’intera notte/ Dio guardandomi l’intera notte appeso alla parete/ rimasi solo/ con lo zucchero dolce di canna della domenica prima…

E poi, a distanza di anni la trova prostituta…ti ho rivista nelle strade dei bordelli/ gli occhi di nera pietra/ le mani stanche/ pesanti/ com’ali  d’uccello che viaggia lontano…

Cosi’, nella sostanza, inizia la sua inestinguibile passione per camila che non puo’ più possedere senza pagare…nella stanza che odorava  di melanzana marcita/  di deboli luci/ camila mi chiese/ Quanti soldi hai in tasca?/ Quanti ne vuoi? / risposi…

E nemmeno gratis la puo’ possedere, perché lui l’ama ma saperla che si prostituisce nelle strade di malaffare è più forte dell’amore…goditi i tuoi amori/ Camila/ ma/ 

non avrai il mio/ nemmeno se dovessi scordarmi il portafoglio/ e/ tu dire/ non fa nulla/ fai conto d’aver pagato…

E l’amore dell’uomo preso dalla passione prosegue, a volte tenero…io non lascio/ neanche un attimo/ morire 

l’amore…

A volte aspro…la coscienza di saperla puttana/ è tutta nel sapore della goccia più amara, nel veleno di un fiore inodore/ che nemmeno in acqua santa fiorisce…

A volte violento…pensai/ cattivo come fa lo sciacallo su un brandello di pelle e dissi/ girati/ ti odio puttana/ per strano che fosse/ tu/  ti girasti…

 Prosegue durante tutti gli anni che verranno…io/ ci sono/ ci sono come se le mie scarpe fossero infisse nella 

terra…

Lui rimane sempre a sorvegliare Camila, anche sotto le intemperie del tempo…sto a guardare i movimenti della tua casa/ la pioggia/ le strade cosi’ putrescenti/ che la mia mente s’annebbia e vede morire il Cielo…

Oppure fuori dalla porta…incontro / quasi a morire/ i “puttanieri”/ che sostano sulla tua porta/ rammaricandomi al mattino di non essere altrove…

Insistente… io pago quest’amore/ pago per non averti odiato prima di cominciare…

Senza mai avere il coraggio di una riconciliazione nella situazione ormai senza uscita in cui lei versa… dissi/ meglio morire/ che avere le tue labbra sporche d’altro amore…

Cosi’, fino alla vecchiaia, fino alla fine, Camila è amata...rimango fermo ad aspettare che invecchio/ e sono un fiammifero di paglia/ se solo mi guardi…

E’ chiaro che Giannone ha usato tutta la sua fantasia eroica per tracciare questa magnifica storia poetica, 

come facevano alcuni lirici dell’antichità che si sedevano a braccia conserte e guardavano avanti fantasticando 

icone e raffigurandosi immagini meravigliose.

E meravigliose sono le cento poesie d’amore per una donna e le diciotto poesie della memoria. Quest’ultime tracciano un profilo amaro e violento della vita familiare. Dice il figlio al padre…stasera/ prima della tua cena di compleanno/ ti ribadirò in faccia/ senza più preamboli/ che/ sei odioso fisicamente/ e/ odioso 

caratterialmente…

L’incontro con la matrigna…e/ dopo avermi lasciato gli occhi cattivi addosso/ mi disse/ io non sono tua madre…

Poi, ancora le litigate con la matrigna…quel giorno mangiavamo minestra fredda/ e mi guardava fitta fitta/ io avevo sei anni e lei non sopportava il mio odio/ disse/ mangia e abbassa “giù” gli occhi/ io li alzaia al soffitto/ cosi’ scatto’ col piatto di fagioli in mano/ e lo rovesciò sulla mia testa/ tu/ naturalmente/ non l’hai mai saputo…

Di scena, e qui sta una delle tante novità della poesia giannoniana, è l’intimità della famiglia dove in sostanza i personaggi delle 18 poesie della memoria sono tre, il figlio il padre e la matrigna. Nel suo interno i litigi si fanno a volte puerili, a volte aspri fra il figlio e la moglie del padre. I rancori inaspriscono gli animi, fino alla gelosia, all’indifferenza e poi, dopo la morte, lo scioglimento delle lacrime nella pietà del figlio per il padre, solo per il padre e nulla è concesso alla matrigna. In queste mature poesie del Giannone c’è la passione sanguigna del duello rusticano verbale e fisico del figlio con la matrigna e, di conseguenza, col padre. 

A me pare che le 18 intime poesie di Giannone parlino di attaccamento genetico, che per guanto la vita ci metta a confronto con i nostri genitori nella parte più infame, alla fine, con la morte, si rimpiange il proprio congiunto 

anche per quel poco o nulla che ci concedeva... e per te/ papà/ che eri l’ultimo mio sangue/ io soffro e ti rimpiango/ rimpiango /te lo giuro/  anche il tuo distacco 

dal mio profondo amore per te…

Le poesie tutte lasciano spazio all’insofferenza, al litigio, alle ristrettezze, all’egoismo e al disprezzo, ma anche all’amore, al brivido, alla consapevolezza che ci sarà o non ci sarà un domani per questi protagonisti che sono stati capaci di scelte non vantaggiose. E in cio’ sussiste la singolarità dei personaggi, tenuti per mano da Giannone, che s’immergono nelle meraviglie della vita ad occhi aperti  per meglio assaporarne i colori. E nella pienezza di questi colori fioriscono le immagini nella mente di chi assiste  e di chi racconta. Un connubio impeccabile, una sintesi perfetta tra narratore e lettore, dove  l’attore Castellucci, con la sua voce modulata, svela brillantemente la tonalità e i teneri sentimenti dell’autore.

Certo, non c’è amore che non si pianga. Di conseguenza, i giochi d’amore del protagonista per Camila, sono enormi rospi umidi da ingoiare. Eppure, egli non si sottrae. Anzi, vi sprofonda, come in un abisso surreale, abitato dalle contraddizioni, al quale, delirante d’amore, soggiace fino alla morte. 

Devo affermare convinto che ad un critico letterario è dato, nel caso succeda, di trovarsi in mano dei testi inediti creati con il turbinio dell’anima e la naturalezza del pensiero, una sola volta nella vita.

A me questo è accaduto.

 

AZEGLIO DEGLI ALFIERI