UN PAPA GAY NELL'ANNO MILLE - racconto

 

Siamo in un giorno dell'anno Mille. 

L'era delle credenze.

I popoli sostenevano che fosse prossima l'Apocalisse o la fine del mondo, basate sulla frase evangelica di Cristo “Mille e non più di mille.” 

Gente credulona, pendeva dalla bocca di infidi ciarlatani, per lo più monaci fanatici e fastidiosi che predicavano l'assurdo, spingendo i più deboli al suicidio di massa, alle donazioni e ai gesti più insani e inverosimili.

Era anche il tempo dei papi  che si caratterizzavano per i loro vizi e stramberie, forieri di torture, intrighi, omicidi.

Qualcuno andava a cavallo, altri venivano sottoposti a processo per aver barato alla proclamazione di papa, amputando loro tre dita della mano che avevano alzato per giurare e benedire e, successivamente, uccisi da prezzolati sicari; altri ancora, linciati e strangolati dalla folla esasperata da soprusi e angherie.

Nella miriade di papi che venivano eletti con giri vertiginosi, non essendoci stabilità sulla loro candidatura a sedere sul trono pontificio, ci fu una Sua Santità che si distinse per il suo libertinaggio informale, con la piena consapevolezza dei suoi desideri nascosti che apriva solo nel chiuso delle sue stanze.

Nessuno sapeva, tranne coloro che nel passato avevano dormito nel suo medesimo letto.

In giovinezza, era diverso il suo modo di appoggiarsi ai gradini della vita.   

Bello.

Colto. 

Intelligente.

Capace oltre ogni limite di rendersi interessante agli occhi e al cuore di altri suoi simili.

Affascinante con i suoi capelli lunghi e biondi, ciglia lunghe sugli occhi scuri, mani affusolate e pelle chiara come se latte scorresse nelle sue vene. 

Gli uomini, guardavano a lui come ad un angelo privo di sesso e spesso e volentieri si ficcavano fra le sue lenzuola, come fosse naturale farlo. 

Poi divenne silenzioso e mistico, affermando di aver sognato Pietro, primo Papa della Chiesa cristiana, che gli indicava la strada del sacerdozio.

Sin dai primi approcci con la cristianità, s'affacciarono i primi dubbi sulla sua omosessualità che alla fine supero', non cambiando il suo modo di vivere.

A districarsi nelle sedi ecclesiastiche provvedette un suo cugino novantenne, già insignito di onorificenze prestigiose nonché cardinale e custode dei segreti di tre papi, essendo vissuto a stretto contatto con loro per le sue indubbie e naturali capacità organizzative.

 Nel procedere di carriera in carriera, sempre affiorava lo spettro della sua diversità che lui testardo teneva stretta a sé; in fondo c'erano altri uomini nelle sue stesse condizioni che circolavano liberamente in ogni chiesa che era solito abitare per motivi di trasferimenti.

Nella Curia Vescovile, essendo stato proclamato vescovo, i dubbi si fecero più forti.

Aveva paura, una paura devastante; pensava che con la sua carica importante potessero venire allo scoperto i desideri chiusi della sua anima.

Penso' al cugino che l'aveva raccomandato ed aiutato in tutte le fasi della sua ascesa, ai genitori che vantavano posti di prestigio nelle zone rurali di quel tempo.

Si attanaglio' al pensiero dello scandalo, tanto che per molto tempo, non cerco' l'amore degli uomini, dedicandosi, con tutte le vene del sangue, al suo apostolato.

Non resistette, cedendo ancora ai suoi particolari desideri.

Erano passato del tempo.

Il vescovo, dopo essere stato cardinale, era ora Papa.

In lui si concentro', prima ancora di baciare la croce di Cristo, il problema della sua omosessualità.

Era su con gli anni, ma ancora piacente.

Forse più interessante, poggiato nel pieno della sua maturità.

I capelli non erano più lunghi, le ciglia avevano abbassato i toni, ma gli occhi erano accesi come due fiammelle danzanti.

“Basta!” disse fra sé.

 Decise di troncare ogni relazione del passato, non ricevendo più i vecchi amici né i suoi amori né gli oggetti delle sue passate relazioni

“Non poteva - penso' ancora - essere Papa, tradire le leggi del Vangelo e dell'uomo, peccando.”

Lui, ora, era la Chiesa, capo assoluto dei cristiani, non poteva predicare bene e razzolare male.

Non doveva più peccare, tradire la fiducia di chi lo riveriva, gli baciava le mani e lo osannava, ascoltando la sue penetranti parole sull'indissolubilità del matrimonio fra uomo e donna o di procreazione come vuole la legge di Dio.

Preso dai suoi doveri, aveva l'assoluto obbligo di pensare e dedicarsi al suo impegno papale di primo uomo della Chiesa.

Riceveva  ambasciatori, nobili di isole lontane, di uomini di stato, principi, re, imperatori, correva voce  che fosse un papa virtuoso e incapace di ingiustizie.

Fra i suoi doveri c'era anche l'amministrazione di gente campagnola o di guerrieri; i germani in particolare, che in quel tempo cercavano espansione di terre, ottenute tra l'altro,  con sotterfugi, intrallazzi o con guerre sanguinarie; vinte, che permisero loro di abbattere foreste, bonificare terreni incolti e di prosciugare paludi malariche, portando nelle loro casse estensioni, privilegi e ricchezze.

Si vociferava anche che, se si fosse superato l'anno Mille indenni, ci sarebbero stati  anni di benessere, di rinascita, di cavalieri di particolare congettura, capaci di proteggere l'umanità.

Un mattino fu presentato al Papa, il suo nuovo segretario particolare, essendo deceduto il precedente.

“No.”  disse all'istante il Papa, adombrandosi.

“No, Santità? Perché? chiese con delicato cipiglio il vescovo che aveva presentato il nuovo segretario particolare.

“Non lo so... - fece il Papa, facendo affacciare un sorriso confuso - Sa, monsignor D'Ayral come é la mia natura, agisce d'istinto...”

“Padre Alain Montignac, é il migliore, tra i prescelti, degno di stare ai suoi servigi, Santità.”

Il Papa, prima di prendere una decisione osservo' attentamente il segretario.

Alto e muscoloso sotto l'abito di cerimonia, capelli scuri come se avessero un'ombra umida sull'ampio ciuffo ordinato, occhi penetranti che teneva abbassati e labbra tumide e rosse simili ad una grossa ciliegia chiara e divisa a metà.

Bellissimo.

Sembrava un scultura pregevole nella sontuosa stanza del Papa.

“Mi scusi, padre Alain – fece Sua Santità, cercando di essere naturale - le dispiace di accomodarsi nella stanza accanto? Devo conferire con monsignore prima di prendere una decisione.”

Uscito il prelato, il monsignore si rivolse al Papa che si era posto in silenzio, aggrottando le sopracciglia.

”Qualcosa non va, Santità?” fece il monsignore confuso.

“Non c'è una monaca in grado di stare al mio servizio?”  disse il Papa, portandosi alla finestra che dava sul giardino.

“No, Santità, abbiamo avuto esperienze nel passato, una 'donna' fra le stanze di sua Santità risulterebbe dannosa per la sua immagine, il popolo non gradisce, scalpita ed é meglio evitare condizioni che potrebbero esasperare.”

“Torni domani con padre Alain - disse il papa con un gesto di commiato - avrete la mia decisione.”

La notte il Papa prese sonno malamente, si girava e rigirava nel letto, svegliandosi di soprassalto.

Sognava padre Alain che stava in piedi a scrutarlo.

Poi, svegliandosi del tutto, il prelato svaniva. 

L'indomani, in prima udienza, il Papa ricevette il monsignore e padre Alain.

“Ho deciso.” disse Sua Santità senza tentennamenti.

“Si', Santità - fece di rimando monsignore, con  a lato padre Alain che stavolta teneva gli occhi ben aperti e diretti sul volto del Papa.

“Accetto questo bravo giovane.”

“Grazie, Santità.” fecero con orgoglio i due.

“Ha titoli onorifici?” riprese il Papa.

“Ha studiato Diritto Romano, ma é solo un prete.” rispose monsignore con una punta di sorriso.

“Al mio servizio, sarà Cappellano della Curia Vaticana , come si conviene ad un sacerdote che deve vivere affiancato al suo papa.”

Il nuovo Cappellano della Curia Vaticana, si mostro' zelante sin dai primi approcci personali con il Papa, dando sfoggio d'intelligenza e di conoscenza.

Stava riservato.

Non interveniva mai se non dietro richiesta del Papa.

Non curiosava.

Né poneva domande. 

Il Papa restava soddisfatto.

Un pomeriggio che intento a passeggiare per i corridoi, noto' Alain che per il caldo si era tolta la camiciola, restando a dorso nudo.

Il segretario stava di spalle.

Il papa si soffermo' alcuni attimi ad osservarne le forti braccia e l'ossatura possente al centro della schiena.

Non poté fare a meno di sospirare senza che il segretario avvertisse dalla stanza il leggero rumore emesso dal Papa.

Anche i suoi passi erano silenziosi, sapendo che nei dintorni stazionava padre Alain.

E più volte lo cercava senza motivo apparente, come se la figura del segretario gli fosse necessaria, non solo per dettargli una lettera o degli ordini, ma per sentirlo vicino per un indispensabile conforto.

Durante la dettatura di una lettera di richiamo per i monaci cluniacensi del convento situato nei pressi del Celio, che in quel periodo erano sulla voce del popolo per la loro maniera esosa di gestire le donazioni dei fedeli, il Papa mostro' segni evidenti di stanchezza.

“Qualcosa non va, Santità? Sta bene? fece premuroso il segretario. 

“Mi sto caricando di troppo lavoro - rispose Sua Santità con un breve sorriso – le superstizioni, i profitti,  le credenze sulla prossima fine del mondo, non mi fanno dormire, finiranno con l'esaurirmi.”

“Se mi é concesso, Santità - riprese il cappellano – dovrebbe concedersi alcuni giorni di riposo.”

“Come faccio, caro Alain, non sono uno  di campagna che se vuole riposa, mettendo da parte la zappa. Sono pressato, i miei doveri non mi danno tregua. Non che non lo faccia con devozione, ma tutto ciò che mi circonda in un tempo cosi' tristo, affatica il mio animo, facendomi affiorare spesso mal di schiena e febbre.”

“Chiamo il cerusico, Santità?”

“Per far che? I suoi decotti non mi fanno effetto.”

“Cosa posso fare per Sua santità?”

“Osservi il mio volto, é pallido?”

“Si', Santità.”

“Riprenderemo dopo la lettera di richiamo per i monaci peccatori che osano pensare che le leggi di Dio siano per gli altri, escludendo i loro doveri...”

“Come é preferenza di Sua Santità. Se vuole, mi ritiro...”

“Aspetti un attimo, mi  siedo con gli occhi chiusi sulla poltrona. Lei prenda una pezzuola di lino e la immerga in acqua fredda, servirà a lenire i miei affanni.”

Il segretario corse, ritornando subito dopo con quando richiesto da Sua Santità.

“Ecco, posso...” fece padre Alain, indicando la fronte.

Il Papa reclino' il capo e il segretario pose la pezza di lino sulla sua fronte.

Sua Santità , chiuse gli occhi come a dormire.

Padre Alain fece l'atto di spostarsi ma il Papa lo trattenne per un braccio.

“Aspetti, si sieda - disse - mi stia vicino, una persona umana, oltre al Santo Cristo che mi guarda dalla croce, non può che farmi bene.”

Il segretario stette vicino a Sua santità, finché questi non prese sonno.

Dopo si sedette alla scrivania elaborando da sé la lettera che il papa aveva lasciato in sospeso, ultimandola.

Passata un'ora il Papa si sveglio' di soprassalto.

“Alain...” chiamo'.

“Sono qui Santità, rispose pronto il segretario.

“Ho dormito?”

“Si' Santità.”

“Tu non ti sei mosso dalla stanza?”

“Mi son permesso di ultimare la lettera per i monaci,  Santità, ho inteso sgravarla un po', conoscendo già il suo stile e le frasi che avrebbe usato, non ho avuto difficoltà a terminarla.”

“Grazie, Alain, disse il Papa, sei insostituibile, non so se potrei resistere senza il tuo aiuto, senza di te accanto non ce la farei, probabilmente rinuncerei al papato.”

“Se mi permette di dirlo, Santità. Non si rinuncia alla Chiesa nemmeno se si é con un piede nella fossa. I papi rimangano nelle tombe della basilica di S. Pietro, anche se defunti.”

Risero.

Risero insieme.

Poi il Papa, gli si avvicino', poggio' una mano sulla sua spalla e lo strinse a sé.

Il segretario, non disse nulla.

Né fece un gesto.

Stette silenzioso, accogliendo l'abbraccio del Papa.

Nei giorni seguenti, gli sguardi fra i  due uomini furono più considerati, la ricerca dell'uno e dell'altro più pretesa e il desiderio di uno carezza o di un bacio più incauta e pregnante.

Nel privato erano Saverio, questo era il nome di battesimo di Sua Santità, e Alain, suo nome naturale.

Nelle cerimonie ufficiali erano il Papa e padre Alain: il primo dedito alla  conversione dei popoli e alla salvezza delle loro  anime e il secondo suo segretario particolare e  Cappellano della Curia Vaticana.

Decisero anche di mantenere un comportamento formale che non desse adito a pettegolezzi, mentre per godere d'intimità, di tenerezze e desideri comuni, non avrebbero speso più di un ora per i loro incontri, avvolti naturalmente nel  chiuso nella camera da letto che era comunicante con lo studio del Papa. 

Il loro appartarsi, sarebbero stati, agli occhi degli altri,  come se fossero intenti a scrivere una o due lettere, discutere di cose comuni o di affari di stato.

Un mattino di primavera, il Papa si stava recando in udienza, camminando per i corridoi vaticani, per istinto stette un attimo affacciato ad una delle sue finestre.

Sotto, nel chiostro, accanto al pozzo, stavano il suo Alain e monsignor D'Ayral, divenuto ora vescovo

Questi teneva con affetto le mani sulle spalle del suo segretario.

Fu preso, senza motivo apparente, da una stizza indiavolata.

Cambio' cammino, seguito da uno svolazzo di prelati, portandosi accanto ai due.

“Voi, qui, vescovo D'Ayral?” chiese il Papa, affrontandolo apertamente. 

“Buongiorno, Santità - fece Louis D'Ayral, togliendo le mani dalle spalle di padre Alain e baciando l'anello con un sontuoso topazio sul dito di Sua Santità - sono qui, per esplicare gli incartamenti sulla mia candidatura di cardinale e spero nella benevolenza del Papa.”

“So, della vostra candidatura - rispose Sua Santità, con un sorriso che non si intuiva  se di assenso o di beffardo volere - e se ci sono i requisiti, potrò' soddisfare ogni vostra pretesa, sapete bene che sulla quantità meritoria del cardinali, non transigo, se non sono validi non li voto.”

“Io non dispero, Santità, ho sempre goduto della vostra fiducia e stima”

“Fate bene, fate bene, vescovo D'Ayral...” fece i Papa di risposta, allontanandosi senza degnare di un sguardo il suo Alain.

Era di pomeriggio.

Il Papa e padre Alain stavano sdraiati nudi sopra le coperte del letto..

Nessuno dei due parlava.

Finché Alain non ruppe gli indugi.

“Saverio, cos'hai?”

“Tu e D'Ayral, c'è una tresca fra di voi? “ disse come punto da una tarantola, saltando fuori dal letto e ponendosi in piedi di fronte ad Alain.

“Ah... - rispose tranquillo, Alain -  abbiamo un Papa geloso...”

“Non é solo gelosia, tu, tu... sei stato portato da me da quel gaglioffo di D'Ayral per appoggiare i suoi interessi, per perorare la sua causa: vuole il cardinalizio, il messere, ma si sbaglia, piuttosto vado con i miei piedi su un rogo acceso!”

“Favore chiama favore,  Saverio... ma a me non interessa se tu farai cardinale Louis D'Ayral...”

“Sei cinico, vuoi dire che a te non interessa la volontà degli altri esseri umani, compresa la mia?”

“Degli altri no, la tua si'.” rispose Alain, sorridendo e facendo segno a Saverio di ristendersi sul letto.

Questi, quietato dalle parole sensate e accomodanti di Alain, fece un salto goffo sul letto, abbracciandolo. 

“Giurami - disse il Papa – che fra te e D'Ayral non c'è stato e c'è nulla...”

“Sarò sincero, non posso giurartelo.”

“Cosa?” fece Saverio, staccandosi dal suo abbraccio

“Tranquillo, tranquillo, amore... ora non c' più nulla, nel passato é successo un paio di volte, una piccola parentesi senza importanza.”

“L'avevo immaginato, é dei nostri?”

“Qualcosa di più...”

“Cosa?”

“E' un pedofilo.”

“E' una bestia, non sarà mai cardinale finché sarò io a comandare in Vaticano! Anzi, lo faro' espellere, lo scomunicherò, i bambini no, non si toccano!”

“Non puoi farlo, Saverio, lui sa di te, si é informato sulla tua vita privata del passato. E poi metterebbe anche in luce il mio lato particolare di amante del Papa.”

“Glielo hai detto tu, questo?”

“Figurati, l'aveva capito solo vedendoci vicini.”

“Quindi, non siamo abbastanza cauti?”

“Lo siamo, Saverio, ma ai pedofili e ai gay non sfuggono le tendenze particolari dei propri 'fratellini'.

“Mi sento morire se penso che tu ci hai dormito insieme...”

“E' stato da ragazzino, ti ricordo che é un pedofilo...”

“Eri consenziente?

“Si'.”

“E lui che ti ha avviato?”

“E' lui.”

“Comunque, amore, D'Ayral non sarà mai cardinale!”

“Farlo o non farlo é a tua discrezione, a me, ripeto, non interessa lui.”

“Cosa t'interessa?”

“Che tu imponga la mia carriera ecclesiastica accelerata di vescovo e poi di cardinale.”

“Un primo passo l'ho già fatto per mia volontà, fra pochi giorni  sarai insignito della prestigiosa onorificenza di 'Domestico' di Sua Santità, contento?”

“Si'. E il titolo di vescovo della Santa Sede?”

“Dopo, dopo Alain, vedremo, abitualmente viene da sé... dopo una prestigiosa onorificenza é più facile  passare allo stato vescovile.”

“Grazie, Saverio  - disse Alain – ma é passata un'ora e bisogna tornare ai nostri ipocriti doveri.”

“Non mi sbagliavo, sei cinico, ma stavolta il Papa transige e ha desiderio di darti  un ordine: staremo ancora dieci minuti nel caldo del nostro letto.

Alain lo  tiro' a sé, abbracciandolo.

Il Papa lo bacio' sulla bocca, con il viso che gli spasimava rosso di piacere.

Era passato del tempo, Alain pressava Sua Santità di ergerlo a vescovo.

Durante la dettatura di una lettera di scomunica per il monastero dei monaci cluniacensi che si erano macchiati dell'infame delitto di aver spinto un'intera famiglia al suicidio, inculcando in  loro la paura dell'imminente fine del mondo nell'approssimarsi dell'anno Mille, Alain replico' le sue richieste.

“Scusami, Saverio, se interrompo la tua dettatura, ma che fine ha fatto il mio passaggio a vescovo?”

“Scusami tu, Alain, é che sono accerchiato da circostanze che non lasciano respirare: guerre in ogni luogo di fede, fermenti nelle sedi episcopali, l'Oriente, imperatori e nobili che imperversano per spodestarmi o dimezzare i miei poteri, comprese l'assunzione e nomine di vescovi e cardinali che sono prerogative consolidate vaticane! Non trascuriamo, poi, le sette indiavolate, gli assassini, la resa dei conti con la scusa che la morte estingue ogni reato, maghi e fattucchiere! Tutto complotta contro il bene della Chiesa! I monaci cluniacensi sono fra i peggiori, si stanno arricchendo sull'ignoranza e la superstizione. Spingere a suicidarsi un'intera famiglia per appropriarsi delle loro terre è un comportamento da rogo!”

“Capisco, ma devi solo muovere un dito perché io sia elevato a vescovo...” 

 “Non ti sembra di giudicare il mio potere come fosse il più semplice di questa nostra terra che sta  attraversando un periodo infausto, con il Cielo attraversato  da ferite in cancrena! No, Alain, nulla é semplice di questi tempi, anche per un papa é difficile vivere ed emanare leggi...”

“Sei tu che mi hai promesso che dopo la mia ultima onorificenza sarebbe stata facile la mia candidatura a vescovo e non é che i tempi  oggi siano diversi! E' da decenni che stiamo con le mani nell'acqua gelida, tra incubi e cupe atmosfere. O non vuoi che diventi vescovo?”

“Perché dici questo?” 

“Perché ho l'impressione che tu voglia tenermi legato... se dovessi avere la carica di vescovo, dovrei forse prendere possesso di una diocesi, allontanarmi dal Vaticano e questo presumo non ti faccia piacere...”

 “Non mi farebbe piacere, ma avrei mille motivi per trattenerti...No, Alain la mia paura é più profonda...”

“Quale?”

“Che tu possa diventare troppo importante ed abbandonarmi, come accade spesso con l'attricetta di teatro da baraccone che, dopo essere diventata famosa, abbandona il suo pigmalione.”

“No, ti prometto che non ti abbandonerò mai, finché farà piacere a te che io resti.”

“Entro un mese avrai la tua carica. Soddisfatto? Dunque, ora riprendiamo l'annosa lettera. Scrivi: dispongo scomunica, processo e per i colpevoli il rogo...”

Erano passati mesi, i monaci responsabili dei reati loro ascritti furono condannati e portati sulla pubblica piazza a subire la morte per fuoco acceso.

La situazione comunque non si sbloccava.

Campeggiavano altri monaci e uomini del clero che si macchiavano di orrendi delitti, spingendo anche al suicidio o inculcando l'idea nell'animo delle madri che era meglio sopprimere con 'dolcezza' i loro figli prima dell'anno mille per non vederli soffrire nelle pene dell'inferno o dell'Apocalisse.

La peste, là dove si manifestava, mieteva vittime che giacevano a decine  sulle strade  come fossero mosche avvelenate. 

I mercenari che con le buone o con le cattive cacciavano dalle loro terre i più deboli. Gli assassini che spogliavano i cadaveri delle vesti e dei pochissimi averi che possedevano.

Gruppi di uomini si riunivano per stuprare le donne rimaste sole e prive di difese.

Questi bruti, se interrogati, affermavano che ogni desiderio doveva essere concesso in un mondo che marciva, aspettando il castigo di Dio. 

Altre poverelle,si strappavano i capelli, le unghie e i vestiti, lasciandosi morire  nude nell'idea di purificare il proprio corpo.

Restava visibile e immutato il silenzio di chi assisteva, non facendo nulla per sanare o migliorare la situazione. 

Vigeva la pazzia, un infiacchimento che portava al lassismo più convinto. 

L'apatia si toccava con mani e la debolezza dell'uomo restava impotente di fronte ad eventi giganteschi più forti di lui.

Ogni cosa si manifestava più scura.

Le nuvole incombenti e nere come gli occhi della notte, quando la notte fa paura. 

Le strade già sporche, ora nuotavano di escrementi e levitavano di odori asfissianti che nessuno pensava di rimuovere o pulire almeno in parte.

I muri degli edifici malandati non venivano più verniciati, né i tetti riparati.

La pioggia martellava l'interno delle misere case, bagnando i pochi mobili, l'animo e il corpo esasperato della gente che annichilita non osava reagire.

Era come se il tempo più cattivo si fosse presentato nella natura, per restarci.  

Inginocchiarsi era il credo di quegli anni.

E L'anima stagnava nel bigottismo più avanzato e nelle azioni più infamanti.

Era trascorso un mese, Alain era stato insignito della carica di vescovo.

“Festeggiamo...” disse Sua Santità rivolto al suo amante. 

“Stavo per proportelo - rispose raggiante Alain - e ringraziarti anche, sei stato divino nei miei confronti!”

“Le promesse vanno onorate.”

“Grazie, grazie ancora, amore... - si profuse pieno di gratitudine Alain - Mi hai concesso il dono più grande della mia vita!”

“Ed io sono felice della tua felicità, Alain.”

“Con che cosa festeggiamo, Saverio?” aggiunse il novello vescovo, chinandosi e baciando sulla bocca il Papa che stava seduto con il sorriso che fioriva nei suoi occhi.

”Un contadino mi ha regalato un nuovo vino che, a suo dire, é speciale: fa le bollicine, adatte per brindare.”

“Lo hai già provato?”

“Oh, si', costui, mi ha portato tutta la produzione del suo raccolto, raccomandandomi in cambio di pregare per lui. Ho provato tenerezza. I campagnoli, il poco che hanno lo stanno dando via per una preghiera e questo é triste.”

“E lo dici tu che sei Sua Santità, traendone benefici? Su, prendi due calici e dammi la bottiglia di vino che la sturo per brindare alla nostra salute e a quella del tuo tenero donatore.”

“Sei geloso?” fece il Papa, alzandosi.

“No, affatto... e di che poi?”

“Credevo ti interessassero i miei pensieri e desideri.”

“Tu pensi che non sono interessato a te?”

“Non ti sei mai dimostrato geloso.”

“No, la gelosia non fa parte dei miei difetti.” fini' col dire Alain sturando la bottiglia di vino che fece sentire un rumore di allegria.

Erano passati sei mesi,e già Alain spronava Sua Santità di proporlo per la porpora cardinalizia.

“Non toccare questo tasto, per favore, Alain – fece deciso il Papa – il tuo amico   Louis D'Ayral  scalpita nel considerarti vescovo in cosi' breve tempo. A lui ci son voluti vent'anni per arrivarci!”

“E' invidioso.” disse Alain.

“Non c'è dubbio, difatti mi sono arrivate alle orecchie alcune voci...”

“Che voci.”

“D'Ayral fa le battutine su di noi.”

“Non ti conviene cedere, concedergli lo stato di cardinale?”

“Mai!”

“Ti avverto é vendicativo, potrebbe nuocerti.”

“Lo so, ma ho rifiutato la sua candidatura per ben tre volte.”

“Aspettati di tutto, allora.”

“Lo stroncherò, sono il Papa! Lui non ha le mie forze e i miei appoggi.”

“Pero', come hai ben sentito, possiede la lingua...”

“Che io gli staccherò dalla bocca!”

Erano passati sei giorni.

Una lettera anonima arrivo' al Papa, consegnata direttamente in sue proprie mani.

Sua Santità sbianco', porgendo la missiva ad Alain.

“Leggi...” gli disse tremante.

Il segretario prese il foglio in mano e lesse: “Se il vescovo, Alain Montignac, rimarrà ancora a fianco di Sua Santità, spedirò una serie di lettere nelle sedi ecclesiastiche del  nostro impero, portando loro a conoscenza che il segretario particolare del papa, ha abusato di bambini, facendo riferimenti di creature rintracciabili per testimoniare.”

“Non crederai a queste assurde menzogne!“ scatto' paonazzo Alain.

“Sono menzogne?” fece con un fil di voce Sua Santità.

“Non rincoglionirti, ti prego, Saverio, cosa vuoi che siano.”

“Chi credi che abbia spedito la lettera?”

“D'Ayral, chi altri...”

“La pagherà...Tu, pero', devi essere sincero con me, hai mai abusato di un bambino?”

”Mai, te lo giuro su Dio!”

“Ah, Alain, lascia stare Dio nella nostra situazione...”

“Cosa vuoi che faccia per convincerti che sono tutte falsità?”

“Che tu mi dica la verità, guardandomi in faccia.”

“Ti giuro, non mi sono mai sognato di abusare di bambini.” disse deciso Alain, guardando fisso il volto del Santo Padre.

“Mi basta.” rispose il Papa.

Erano passati giorni, altre lettere anonime erano pervenute al Papa e una anche  a Alain Montignac con le medesime minacce.

“Sono esasperato – disse Sua Santità ad Alain – adesso sta esagerando D'Ayral, non posso perdere il mio prezioso tempo a correre appresso a questo tipo di lettere, faro' qualcosa di adeguato contro di lui, ma non so quando! Sono assillato dagli  impegni che si moltiplicano di ora in ora sulle mie spalle; tutto sembra precipitare in Vaticano e nel nostro modo di vivere. Su, Alain, non mi devo distrarre! Scrivi la prima delle quindici lettere che dobbiamo inviare agli imperatori d'Oriente e d'Occidente, ai Duchi,e ai grandi proprietari terrieri che estendono i loro preziosi possedimenti non distanti dalle mura pontificie!”

“Saverio... - fece Alain – svegliati, le missive che stai citando le ho già scritte.”

“Da solo?” disse il Papa, sobbalzando sulla sedia.

“Si', come faccio di solito, per sgravarti...”

“Hai ragione, scusa, non ci sto più con la testa...”

 “Non preoccuparti, ci sono io, amore, io mi prendo cura di te.”

“Bene - proruppe il Papa - passiamo ad altri compiti...”

Sua Santità fini' la frase, quando bussarono alla porta.

Il papa diede l'assenso di entrare e un vescovo,addetto all'ufficio dei bollettini stampa, si precipito' nella stanza.

“Santità  - disse concitato, bianco sul viso  e balbettando - é accaduto, é accaduto...”

“Cosa é accaduto?” s'intromise Alain, mentre il Papa stava in attesa della notizia. 

“Il vescovo, Louis D'Ayral é stato assassinato!”

“Da chi?” urlo' Sua Santità.

“Non si sa ancora.”

“Dove é accaduto?”

“Nella curia arcivescovile della sua diocesi,”

“C'è già un rapporto scritto sull'accaduto?” chiese Alain, mantenendo sangue freddo. 

”No - rispose senza entusiasmo il vescovo addetto ai bollettini stampa - non c'è stato ancora il tempo, la cosa certa é che é morto per mano violenta: gli hanno tagliato la gola, e nella sua bocca non aveva più la lingua.”

“E' orribile! - proruppe il Papa, prendendo in mano la situazione – Faccia tutto quello 

che é possibile: allarmi la Gendarmeria Pontificia, voglio un rapporto circostanziato! Mi renda edotto, indaghi e faccia indagare sull'accaduto e sul movente. Rimane  un fatto grave che un alto prelato della Chiesa venga ucciso, durante le sue funzioni vescovili. La prego, mi informi presto e di tutto!”

Sua Santità, uscito il vescovo dei bollettini stampa, affranto si butto' su una poltrona, mettendo le mani fra i capelli.

Alain gli si paro' davanti.

“Non sono stato io, Alain...” fece il Papa, alzando il capo.

“Ne sono certo, Saverio, tu non saresti capace di ammazzare, un insetto che  penetrasse fisso nelle tue carni. Lo so, non sei stato tu, pero'...hai detto che gli avresti strappato la lingua, cosa che é accaduta!”

“Non sono stato io, non sono stato io...” ripeté più volte il Papa.”

“Calmati, come dicevo non dubito di te, ma hai pronunciato quell'orribile frase... quindi..”

“Quindi?” fece il Papa.

“Qualcuno ha ascoltato e agito per nuocerti...”

“O per farmi un favore,tenuto conto che il D'Ayral, voleva ricattarmi.”

“E chi ti dice che altri non sappiano e vogliano approfittarne...”

“Che si facciano avanti! - scatto' Sua Santità, riprendendo le  sue forze - Li metterò a posto io!” 

Nel pomeriggio arrivo' sul tavolo il rapporto scritto sulle modalità e circostanze riguardanti la morte del vescovo Louis D'Ayral.

Tra le altre cose c'era evidenziato che il suo segretario particolare, Alain Montignac, il giorno dell'assassinio era stato a visitare il vescovo D'Ayral.

Il Papa, nonostante fosse scosso dalla notizia, non disse nulla ad Alain. 

Voleva indagare di persona e prese tempo per contestargli alcuni particolari, come ad esempio perché non gli aveva fatto presente che il giorno della morte del vescovo, lui era nella curia arcivescovile. 

Cosa ci faceva?

Perché nasconderlo? 

Il Papa rimase assillato da questa piega dei fatti, ma decise che doveva andare fino in fondo, saperne di più.

Passo' un mese, quando Sua Santità affronto' il suo amante.

Era greve in  viso e smagrito.

Evidentemente che nel tempo trascorso, era stato in compagnia della sofferenza. 

“Alain - disse deciso nell'affrontarlo - sei uno spergiuro!”

“Non capisco – rispose lui.

“Ho appreso da fonti sicure che tu durante una missione in Siria hai abusato di alcuni bambini,;...”

“Ma...”

“No, lasciami finire. E chissà di quanti altri bambini hai abusato nei luoghi in cui sei rimasto attivo o per tuo conto o per altre missioni. Tu mi hai mentito, hai approfittato dell'amore del tuo Papa...Il giorno dell'omicidio di D'Ayral, eri con lui, tu l'hai ucciso!”

“Non, no, te le giuro! Non sono stato io!”

“E i bambini?”

“E' tutto esagerato, posso spiegarti, come vogliono incastrare te, hanno incastrato me, non lo capisci, Saverio, amore mio?”

“Le notizie su di te se lontane mi sono arrivate in ritardo, ma le più vicine, mi hanno assalito e sconvolto! Tu in questi giorni, hai frequentato gli accoliti, o amici che siano, di D'Ayral? A che titolo lo hai fatto?”

“Cosi'... senza scopi reconditi, per cercare di scoprire qualcosa di marcio, su cosa stesse tramando D'Ayral.”

“No, Alain, a me risulta la tua sfrenata ambizione, che ti ha portato a tramare contro di me! Come D'Ayral, tu volevi diventare cardinale per poi prendere il mio posto, assurgere al soglio pontificio, al soglio che fu di Pietro ed ora é mio!”

Alain Montignac, si senti' mancare nell'ascoltare Sua Santità che metteva in mostra i suoi frenati desideri, le aspirazioni e i suoi misfatti; cosi', con la mente, percorse le  fasi più salienti della sua vita.

All'età di sette anni era fuggito di casa, affiancandosi ad altri giovani sbandati che non possedevano la sua furbizia e bellezza. Alcuni di essi, che si erano riuniti  a gruppo, una sera lo violentarono. 

Da quel momento Alain Montignac visse solo.

Vagabondando rubava qua e là, vivendo di espedienti e non disdegnando di prostituirsi occasionalmente. 

Finché non conobbe Louis D'Ayral, prete di una piccola parrocchia di villaggio che lo inizio' alla vita monastica, oltre che tenerselo stretto a letto per appagare i suoi sensi disturbati dalla pedofilia. 

Durante i suoi soggiorni in monasteri e nelle varie diocesi per fare apprendistato, Alain, dava sfogo ai suoi istinti di gay, non tralasciando le attenzioni degli adulti,  né di  pedofilo, approfittando di bimbi innocenti senza riguardo per nessuno.

Forse il trauma da lui subito, essendo stato violentato dai suoi stessi amici, il perdurare delle violenze del suo tutore nei suoi confronti, accettare di prostituirsi per trarne lucro e piacere, lo avevano abbattuto, indurito, forgiato male, facendogli assumere atteggiamenti fuorvianti, non consoni al vivere civile.

Alain Montignac, divenuto adulto, affascinante bello e colto, fu presentato al Papa,

allo scopo di trarne vantaggi per diventare a sua volta cardinale e poi pontefice.

Prima di farglielo conoscere, monsignor Louis disse, al suo pupillo che le bugie, una volta dette, vanno 'cautelate' anche giurando il falso e senza mai smentire il proprio credo in ogni caso, anche in punto di morte.

Alain si distolse dai suoi pensieri e ritorno alla realtà del momento, guardando  dritto nelle occhi Sua Santità.

“No!” fece con un urlo, mentendo spudoratamente come gli aveva indottrinato Louis D'Ayral.

“D'accordo, ma per adesso stammi distante, poi si vedrà! Lo Stato Pontificio indagherà su di te. Ti giuro, Alain,  che mi asterrò' dall'intervenire personalmente: io desidero conoscere solo la verità concreta! Al termine dell'azione giudiziaria, che sancirà la tua innocenza o colpevolezza,  prenderò le mie decisioni.”

Il papa di li a poco si ammalo' e chiese di Alain.

Questi, prima di entrare nella camera da letto del pontefice, si fece attendere.

Mi hai chiamato, Santità? - fece, assumendo un tono distaccato di fronte all'amante.

“Non sto bene, la febbre mi assale, avevo desiderio di vederti, puoi prendermi un panno bagnato, ti prego.” disse il papa, senza astio.

“E l'inchiesta che mi riguarda?” replico' Alain prima di obbedire.

“Sembra appianata, non é emesso nulla nei tuoi riguardi.”

“Te lo avevo detto che ero innocente!” urlo' Alain. 

“No, Alain, il tuo caso é stato chiuso troppo in fretta, troppo...Tu sei colpevole, lo sento... é che sei diventato forte, potente e ai potenti, a volte, le accuse non vengono mantenute, cadono come anime marcite dalla corruzione.”

“Ci sono stati dei testimoni, pero', che hanno giurato  di avermi incontrato distante dal delitto nell'ora in cui avveniva.”

“Come fai a sapere - scatto' il Papa  - che si sono fatti avanti dei testimoni, se il caso non é ancora chiuso e gli atti non depositati? Solo io e gli inquirenti ne sono a conoscenza!”

“Ti ricordo che sono il segretario particolare del Papa e non nascondo di avere qualche amico negli ambienti della gendarmeria, ma tu, Saverio, nonostante io sia stato scagionato, non mi credi ancora?”

“No, ma c'è anche una parte di me che ha voglia di crederti, voglia di sentire la tua voce, di guardare i tuoi occhi, di tenere le tue mani e questo mi rende felice e mi angustia nello stesso tempo.”

“Non so che farti, allora... o mi credi, o mi lasci perdere! E poi avevi giurato che in caso fossi stato prosciolto, non avresti aperto bocca.”

“Difatti, non ho mosso un dito né lo muoverò... preferisco crederti, non qui - disse, indicando la mente - ma  nel cuore.”

“Cuore o mente per me fa lo stesso.”

“Alain, ti prego, puoi prendermi il panno bagnato che ti avevo chiesto e anche la bevanda calda che il cerusico ha poggiato sul tavolo?”fece il Papa, in tono distensivo, volendo indicare che l'argomento era ormai chiuso.

Alain prese un panno di lino e lo immerse nell'acqua fresca e prese anche la bevanda tiepida, mettendosi di spalle al pontefice. 

Poi alzo' il bicchiere e v'introdusse un veleno che aveva già predisposto.

Avvicinatosi  a Sua Santità, gli mise il panno umido sulla fronte e gli porse la bevanda con gesti amabili, accompagnati da un sorriso adamantino.

“Grazie, Alain - disse il Papa - quando vuoi sai essere impeccabile.”

Il Papa, ingerita la sostanza, fu preso da uno strano torpore.

“Ho sonno.” disse con pacata semplicità.

“E' il sonno del dolce viaggio... di una dolce dipartita.. fece Alain sottovoce.” 

“Che vuoi dire?”

“Niente... sei stanco, malato, hai bisogno di un lunghissimo sonno, capisci?”

“Non mi sento più forze...”

“Fra poco, starai meglio...”

“Cosa mi hai fatto? Era amara, diversa la bevanda... mi hai avvelenato? E' come credevo tu fossi, spergiuro e assassino!”

“Tu sei un buon Papa a tuo modo, ma io mentirei, mettendo in gioco la mia anima e ucciderei anche mia madre o un esercito di cavalieri per avere il tuo soglio pontificio e lo avrò! In questo mio sogno, ho investito la mia 'carne', il mio orgoglio, il mio onore, avrò il posto che mi spetta di sacrosanto diritto!”

“Mi fai ridere, Alain, io muoio contento, mi hai fatto un favore...”

“Non potevo lasciarti in vita, Saverio, avresti potuto ostacolarmi...”

“E l'amore...non conta?”  fece il Papa indebolito.

“Il potere, Saverio... solo comandare é necessario all'uomo!”

“Vivere é importante - disse ancora il pontefice con tristezza – se uno é felice, ma io non ho più motivo di rimanere in questo nostro Secolo che é una peste immonda... dove un papa può essere il peggiore di tutti... ma tu, tu... non sarai mai Papa!Tu sei il demonio e il tuo viso caprino non può' specchiarsi in Pietro, capo supremo della Chiesa! Tu... non sei tagliato per essere Papa...sei improponibile...”

Detto questo il Papa spiro'.

Alain tolse il panno dalla fronte di Sua Santità e lo brucio' nel camino .

Lo stesso fece con il resto della bevanda avvelenata, la sparse sulla legna, facendola  asciugare fra le fiamme. 

Infine lavo' la coppa e v'introdusse del nuovo liquido preparato in abbondanza dal cerusico, in modo che scomparissero le tracce del veleno e del suo passaggio nella stanza del Papa nell'istante in cui periva.

Alain Montignac, Domestico di Sua Santità segretario particolare e vescovo della Santa Sede, si sentiva protetto, fortificato, sicuro di sé e di farla franca, come era accaduto per l'omicidio del suo amico Louis D'Ayral che non avrebbe pagato, essendo stato scagionato per i suoi ormai potenti appoggi e prezzolati testimoni.

Usci' dalla stanza con un libro di salmi in mano.

Passeggio' per i corridoi vaticani.

Si soffermo' nei giardini.

Saluto' conoscenti e amici e nell'istante in cui udi' le urla della gente che annunciavano la morte di Sua Santità, corse nella sua stanza per  onorare, piangendo davanti a tutti, l'uomo che aveva appena ucciso.

Lo scorrere della vita dell'anno Mille riservava sorprese; nulla era consueto, ma il mondo non periva, l'Apocalisse e la frase di Cristo “mille e non più di mille” restavano nel segreto più stretto dei libri, gli uomini nascevano ancora, le stagioni si risvegliavano o si assopivano, la campagna dava i raccolti, il mare i pesci, la pioggia rendeva gli animi più tristi e  forse il vescovo Alain Montignac, vizioso, spergiuro, ambizioso, pedofilo e più volte assassino, diventerà Papa, ma questo, se dovesse accadere, farà parte di un'altra storia. 

 

Ferdinando Giannone